Croazia, controlli più serrati ai valichi in ingresso da Serbia e Bosnia

Le norme riguardano i cittadini di Paesi terzi extra Ue mentre il Paese registra il record di 140 nuovi contagiati

BELGRADO Non una chiusura ermetica a tutti gli effetti, tutt’altro, ma sicuramente una stretta agli ingressi, seppure con tantissime eccezioni. È quella decisa dalla Croazia, Paese che sta registrando da settimane un aumento dei nuovi casi di contagio da coronavirus: ieri si sono contati 140 nuovi positivi in più, il numero più alto di sempre; 124 i pazienti ospedalizzati, tre in terapia intensiva. E il paese osserva con preoccupazione un’altra situazione epidemiologica difficile, quella di due Paesi confinanti, la Serbia e la Bosnia-Erzegovina, dove i problemi risultano assai più marcati. Ecco dunque le «raccomandazioni e istruzioni» adottate dall’Istituto croato per la salute pubblica rese note ieri mattina sul portale governativo Koronavirus.hr, voce ufficiale delle autorità utilizzata per informare cittadini e ospiti stranieri in merito alle regole anti-epidemiche e alle norme per l’ingresso in Croazia. Così, se pochi giorni fa proprio il presidente della Regione Fvg Massimiliano Fedriga ha puntato il dito contro i contagi “di rientro” da Paesi balcanici come appunto la Serbia, la Croazia ha reso da ieri più difficile l’accesso al proprio territorio per tutti i cittadini di «Paesi terzi» extra Ue, inclusi dunque i vicini balcanici come Serbia e Bosnia appunto: lo conferma la decisione Nn74/20 dell’Istituto per la salute pubblica sul «divieto temporaneo di attraversamento dei confini della Repubblica di Croazia».

La decisione non riguarda «i cittadini Ue», e dunque non tocca gli italiani, così come non tocca i croati di Bosnia con doppia cittadinanza: il semaforo verde al loro ingresso arriverà «a prescindere dal loro luogo di residenza». I cittadini di Paesi extra Ue potranno invece entrare in Croazia, ma con molte nuove cautele. Ad esempio, chi possiede una proprietà in Croazia dovrà sottoporsi a isolamento di 14 giorni, che diminuiranno a 7 se si sottoporrà al tampone. Via libera invece a «personale medico, lavoratori transfrontalieri, trasportatori», e anche «passeggeri in transito»; chi viaggia «per turismo o altre ragioni d’affari o per interessi economici o di studio» potrà entrare senza sottostare all’isolamento se esibirà un test di negatività al Covid non più vecchio di 48 ore. O andare in isolamento per 7-14 giorni. Ma Zagabria ha imposto anche una serie di forti misure straordinarie per chi entra dai Paesi extra Ue, imponendo ad esempio agli stranieri entrati nel Paese di uscire il meno possibile dai propri alloggi, di evitare gli assembramenti e di usare il trasporto pubblico; nonché di misurarsi la febbre ogni mattina.


Per ridurre i contagi, la Croazia ha inoltre introdotto l’obbligo, che sarà in vigore da domani 13 luglio, dell’uso delle mascherine anche nei locali commerciali, e per camerieri e personale del comparto ricettivo. Zagabria lancerà poi a breve la propria app per il tracciamento dei contagi, il cui uso sarà però di carattere volontario.

Un’impennata di contagi è arrivata intanto anche in Slovenia. Secondo i dati ufficiali relativi alla giornata di venerdì, sono stati individuati 34 nuovi positivi al tampone nell’arco delle 24 ore, il doppio rispetto ai 17 del giorno precedente e il picco più alto registrato dalla metà di aprile. Numeri che hanno spinto il premier Janez Janša a fare appello agli sloveni, sia a quelli che rimarranno in patria sia a quelli in viaggio all’estero, a «rispettare le misure restrittive, le regole di quarantena e quelle igieniche», perché «siamo a un bivio» delicatissimo, ha scritto il premier su Twitter.

E il bivio fra sicurezza e nuova ondata è stato da tempo scavalcato in Serbia, dove la situazione rimane delicatissima: i nuovi dati resi pubblici ieri dal ministero della Salute di Belgrado parlano di altri 345 contagiati e 12 decessi, nonché di 139 persone in terapia intensiva. La Serbia ieri ha superato il record dei casi attualmente positivi, a 3.911 (precedente picco a 3.900, il 19 aprile).

Si continuano a battere record anche nel resto dei Balcani. Ieri l’Albania ha registrato 93 nuovi positivi, il massimo dall’inizio dell’epidemia; la Macedonia 198, il Kosovo 205, la Bosnia 317, la Romania 698. —


 

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