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Turismo in Slovenia e Croazia ai tempi del Covid, Fedriga: «Cautela, io resto in regione»

Tutte le regole da ricordare per i passaggi oltreconfine. Il consiglio del governatore: riscoprire il Friuli Venezia Giulia

TRIESTE La curva dei contagi sale in Slovenia (+24 ieri), anche se in maniera moderata; mentre la situazione rimane seria in Croazia (+53 casi), tanto da indurre il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga a consigliare «cautela» a quanti si apprestassero a partire per un weekend - o per un periodo di ferie - da trascorrere in quest’ultimo paese. Ché anzi l’invito del governatore ai corregionali è quello di «riscoprire» quest’estate «la bellissima terra del Friuli Venezia Giulia, dal mare alla montagna». Ma intanto il fine settimana si avvicina. E come si può andare al mare, in particolare in Croazia, con la giungla di regole e misure restrittive introdotte da ogni Paese?

Posto che di modifiche ai vari regimi ce ne possono essere in ogni momento, ecco la situazione a oggi. Andare in vacanza in Slovenia - o attraverso la Slovenia - è tornato a essere facile, per chi arriva dall’Italia, Paese che è stato inserito da Lubiana nella cosiddetta “lista verde” slovena delle nazioni con una situazione epidemiologica sicura. Lista che è stata aggiornata martedì scorso, facendovi rientrare la Francia – finita di recente sulla “lista gialla” che include i Paesi un po’ più a rischio, come appunto la Croazia - e parte della Cechia. Intanto resta verde il semaforo all’ingresso in Croazia per tutti i cittadini Ue e per le persone lì residenti, come ha deciso Zagabria già a partire dal primo luglio scorso. Viene tuttavia sempre consigliato di comunicare alle autorità croate l’intenzione di recarsi in Croazia prima della partenza per le proprie vacanze. Lo si può fare compilando rapidamente il modulo ad hoc, disponibile in più lingue (italiano incluso), pubblicato sul portale https://entercroatia.mup.hr. È lo strumento - ha ricordato la nostra ambasciata a Zagabria - pensato dalla Croazia per «velocizzare l’attraversamento del confine», dove comunque sono da mettere in conto code e tempi di attesa maggiori del normale, ma soprattutto «per agevolare il monitoraggio di un’eventuale diffusione dei contagi».

Per quanto riguarda invece gli italiani che rientrano dalla Croazia passando per la Slovenia, fonti diplomatiche hanno ribadito al Piccolo che non ci sono problemi di sorta, come d’altronde non ne sono emersi nemmeno nei tempi peggiori della pandemia. La Slovenia infatti consente il transito entro un lasso di dodici ore dall’ingresso nel Paese per gli italiani che facciano ritorno a casa. E dunque il passaggio dei turisti italiani provenienti dalla Croazia – ma anche da altri Paesi stranieri – è garantito, senza timore di essere costretti a quarantene. In generale, potrebbe comunque essere utile conservare qualche scontrino o fattura di ristoranti in Croazia, per poter comprovare di non essere stati in zone più a rischio a sud nei Balcani. Ma questo discorso vale in particolare per i residenti in Slovenia che fanno ritorno a casa. Lo ha specificato il vicedirettore della polizia slovena Tomaz Pecjak, citato dalla Tv pubblica di Lubiana, che ha precisato che è importante che i viaggiatori conservino «evidenze» di aver trascorso le ferie in Croazia – come la ricevuta di un hotel o documenti di proprietà di un immobile – provando di non aver viaggiato in altri Paesi più a rischio, quelli della “lista rossa” slovena che include ad esempio Bosnia, Serbia e Kosovo.

Proprio sugli arrivi da questi ultimi due Paesi, e sui contagi “di rientro” in Fvg, Fedriga già nei giorni scorsi ha puntato il dito. C’è una interlocuzione informale con Roma, aggiunge ora - ribadendo «preoccupazione» - il governatore, «e stiamo valutando la possibilità di chiedere» a Roma di «introdurre controlli selettivi, soprattutto per arriva da aree a rischio». Aree come quelle balcaniche, appunto, alle quali si devono in via «esclusiva» i nuovi contagi in regione. Perché «non tutti i Paesi hanno usato la cautela sanitaria che abbiamo usato noi, chiedendo grandi sacrifici ai cittadini laddove altri hanno reagito in modo diverso». Quanto al flusso turistico da e per Slovenia e Croazia, il governatore - interpellato sul punto - premettendo che quello dei confini è tema che spetta al governo nazionale, sottolinea che in Slovenia la situazione è sotto controllo, mentre invita chi si reca in Croazia a usare «cautela». Nessuno “sconsiglio”, ci mancherebbe. E però «in un periodo che vede oggettivamente la mobilità verso alcuni Paesi a rischio», «oltre che la Croazia» Fedriga invita «a tenere presente la nostra bellissima terra. Io quest’estate starò in Friuli Venezia Giulia». —

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