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Risalgono i positivi in Slovenia. Ed è polemica sull’ipotesi app

In discussione l’obbligatorietà dell’uso, per chi è in quarantena, dello strumento per tracciare i contatti

LUBIANA Anche una app per il tracciamento dei contatti – già in partenza controversa e fonte di accesissime polemiche – oltre ai già introdotti più serrati controlli alle frontiere, alla quarantena per i soggetti a rischio e a nuove misure in cantiere. È questa una delle armi che pensa di adottare la vicina Slovenia per contenere i contagi da coronavirus e per farsi trovare pronta a una eventuale seconda ondata il prossimo autunno. È quanto sta emergendo in questi giorni a Lubiana, dove il tema coronavirus rimane caldo. Anche a causa del numero di contagi. Ieri sono stati 23 quelli confermati, in risalita rispetto ai 16 del giorno prima. Tra il 19 giugno e il 5 luglio in tutto sono stati 132, 25 importati dai vicini Balcani, 26 con una “fonte locale”, è stato specificato ieri.



Sono numeri che «rappresentano un avvertimento» e un invito a «fare tutto quello che possiamo per fermare il trend e stabilizzare la situazione», ha ammonito l’epidemiologo Mario Fafangel, dell’Istituto nazionale sloveno per la salute pubblica. Tutto, incluse nuove misure restrittive, come la possibile «limitazione a dieci persone degli assembramenti» e misure di protezione rafforzate per carceri, ospedali e case di riposo, ha suggerito il portavoce del governo, Jelko Kacin, che ha parlato di situazione epidemiologica in peggioramento. In programma, anche il potenziamento della capacità di test nel Paese, in vista dell’autunno.



Ma c’è di più. Infiammano infatti le discussioni sull’uso della tecnologia in chiave anti contagi, una strategia che non piace a molti. Strategia, ha illustrato l’agenzia di stampa slovena Sta, che contempla come pietra angolare da sdoganare nel prossimo imminente pacchetto delle misure anti Covid-19 proprio un’app – sul modello della Immuni italiana o della “Corona-Warn-App” tedesca – che dovrebbe consentire di «allertare le persone entrate in contatto con persone contagiate». Ma il nodo è l’obbligatorietà o meno dell’installazione.



Secondo il giudizio del governo sloveno, informa la Sta, il download della futura app dovrebbe essere facoltativo, ma obbligatorio per le persone a cui è stata ordinata la quarantena. Chi sgarrerà, potrebbe incorrere in multe non da poco, dai 200 fino ai 600 euro, ma quella sarebbe l’unica via da seguire, altrimenti il concetto «di una app per cellulari perderebbe molto del suo senso», ha definito la normativa in bozza ora sul tavolo del governo.



Bisogna procedere su questa strada per la «tutela della salute pubblica», ha ribadito anche il ministro del Lavoro, Janez Cigler Kraj. Non tutti apprezzano questa filosofia. Esperti e funzionari del ministero della Salute e del dicastero della Pubblica amministrazione a Lubiana hanno infatti espresso contrarietà verso l’obbligatorietà dell’uso della futura app per chi è in quarantena, ha precisato la stampa di Lubiana. Ancora più duro il commissario per l’Informazione, Mojca Prelesnik, che ha ricordato che le linee guida Ue per le app per il tracciamento parlano espressamente di «volontarietà e trasparenza». Costringere invece chi è in quarantena – e dunque non è ancora stato «conclamato come positivo» – è rischioso, perché ci sono serissimi dubbi sulla «proporzionalità» dell’eventuale imposizione, ha aggiunto Prelesnik.

Dalle opposizioni si sono alzate altre critiche, con deputati che hanno accusato l’esecutivo di «voler insediare una dittatura» con il pretesto della guerra alla pandemia.

Polemiche slovene che, per ora, non si rispecchiano nella vicina Croazia, dove un’app è ancora lontana, mentre la situazione epidemiologica rimane preoccupante, anche se in misura minore rispetto al resto dei Balcani. Croazia dove ieri si sono registrati 52 nuovi contagi, portando il numero degli attualmente positivi a 930, contro i soli 17 di un mese fa. Sono quasi 90 i pazienti ricoverati in ospedale, cinque in terapia intensiva. Nessun nuovo decesso a Zagabria, un dato – almeno questo – che fa ben sperare.

Ma anche in Croazia si stanno considerando misure drastiche, molto meno tech. Fra esse, la possibile chiusura dei confini con Serbia e Bosnia, dove la situazione contagi appare ancora grave. —


 

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