A Trieste altri due contagi “di rientro” dalla Serbia. Fedriga: sanzioni penali a chi non si isola

I casi ancora a Trieste: nessun legame con il focolaio registrato la scorsa settimana. Il prefetto Valenti: «Ora più controlli»

TRIESTE Quattro mesi fa si guardava la Cina, aspettando che il coronavirus arrivasse prima o poi in Italia dall’Oriente. Con le debite proporzioni, la stessa storia sembra vivere oggi Trieste con i Balcani: e mentre i casi di Covid-19 aumentano in tutta la ex Jugoslavia, ieri due cittadine serbe sono risultate positive e sintomatiche dopo essere arrivate in città alcuni giorni fa dal proprio Paese d’origine. In queste settimane la Serbia è stata colpita in modo severo dall’epidemia, tanto da spingere il presidente Fvg Massimiliano Fedriga a chiedere una stretta sull’isolamento da imporre a chi vi proviene. Tanto più dopo che altri tre casi (uno a Trieste e due in regione) sono stati attribuiti a contatti con i Balcani.

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Di ieri i due nuovi casi accertati a Trieste, come comunicato dal vicepresidente Riccardo Riccardi. Si tratta di due donne arrivate separatamente dalla Serbia, senza legami tra loro e senza alcuna relazione con il focolaio di otto casi scaturito nei giorni scorsi sempre a Trieste, secondo l’Azienda sanitaria a causa di contatti avuti dai dipendenti di una ditta di import-export con camionisti provenienti dai Balcani.

L'ira di Fedriga: "Inaccettabile che dopo gli sforzi fatti il virus arrivi in Fvg da altri Paesi"



Al ritorno dalla Serbia, le due donne non si sono sottoposte all’obbligo di quarantena previsto dall’ordinamento italiano, che impone l’isolamento fiduciario a chi arriva in Italia da un Paese extra Ue. Dopo aver cominciato a manifestare sintomi respiratori e febbre, si sono rivolte all’Azienda sanitaria, risultando positive al tampone. Come per il preoccupante episodio di qualche giorno fa, per circoscrivere il propagarsi di un nuovo possibile focolaio, il Dipartimento di prevenzione ha subito attivato i protocolli per i test e il tracciamento delle persone venute a contatto con le due donne.



Si tratta degli unici due casi di positività riscontrati ieri in Fvg, dove si contano in totale 113 ammalati, di cui 7 ricoverati in ospedale, 66 in isolamento domiciliare e 40 guariti in attesa di negativizzarsi. Anche ieri nessun decesso è stato riscontrato: le morti restano 345, mentre i totalmente guariti ammontano a 2.870.



Fedriga ha indicato nei giorni scorsi la Serbia come una preoccupante fonte di contagio per il Fvg e ora il presidente chiede al governo di «reinserire subito le sanzioni penali (oggi si paga un’ammenda, ndr) per chi non rispetta la quarantena o la situazione potrebbe sfuggire di mano. Abbiamo lottato contro il coronavirus avendo ottimi risultati, ma oggi purtroppo persone che arrivano in Fvg da Paesi balcanici come Serbia e Kosovo risultano positive. È inaccettabile, perché all’arrivo c’è l’obbligo di quarantena e di segnalarsi alle Aziende sanitarie. Il Fvg non riesce a controllare chiunque entri, ma è inaccettabile che il coronavirus ci venga importato dopo i sacrifici chiesti ai nostri cittadini». E ai cittadini Fedriga chiede apertamente di «segnalare chi non si segnala, se arrivato da un Paese extra Ue ad alto numero di contagi».



Il ministro della Salute Roberto Speranza evidenzia a sua volta che «la quarantena per chi viene da Paesi extra Ue è già prevista ed è confermata. Non possiamo permetterci di importare contagi dall’estero». Speranza annuncia il blocco dei voli con il Bangladesh, dopo che 21 viaggiatori provenienti da Dacca sono risultati positivi una volta atterrati a Roma. Sono diversi i focolai scoppiati in questi giorni in Italia fra cittadini bengalesi e Fedriga esprime «preoccupazione per quanto riguarda il Fvg», soprattutto in riferimento alla comunità di oltre duemila persone residenti a Monfalcone.



In riunione con il prefetto di Trieste Valerio Valenti, il questore Petronzi, il direttore generale di Asugi Antonio Poggiana e l’assessore comunale alle Politiche sociali Carlo Grilli, Riccardi ha fatto il punto della situazione. Le istituzioni non nascondono preoccupazione, tanto più che a Trieste la comunità serba conta quasi cinquemila residenti, cui si sommano cittadini provenienti da altre aree dei Balcani. «Pretendiamo – dice il vicepresidente – che chi arriva da Paesi per cui è previsto l’obbligo di quarantena (Serbia, Bosnia Erzegovina, Montenegro, ndr) deve rispettare le regole e isolarsi per 14 giorni, perché in quei luoghi c’è un’importante presenza del virus e bisogna comportarsi di conseguenza. Stiamo lavorando per prevenire l’insorgere di eventuali focolai alla luce dell’origine “esterna”, dall’area balcanica in particolare, degli ultimi casi registrati in Fvg. Questo è il punto, senza nessuna caccia all’untore e nel pieno rispetto di chi vive e lavora onestamente nella nostra regione».

I vertici della comunità serba hanno invitato i propri connazionali residenti a Trieste a non tornare in patria per le vacanze estive. Ulteriori forme di moral suasion verranno attuate nei prossimi giorni, attraverso incontri con le categorie economiche e il corpo consolare dei Paesi coinvolti, in considerazione della «significativa presenza di lavoratori residenti in regione provenienti da quelle aree», spiega Riccardi. Il prefetto Valenti sottolinea che «Slovenia e Croazia non hanno misure stringenti per chi transita da altri Paesi balcanici: intensificheremo i controlli di retrovalico e trasmetteremo elenchi di persone per capire chi rispetta l’obbligo di quarantena, ma chi torna da quei Paesi deve segnalarsi come prevedono le regole». —


 

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