Le imprese portuali di Monfalcone non fanno concessioni: porta in faccia ai lavoratori e all’Authority

In difficoltà i 55 dipendenti della Alto Adriatico utilizzati come serbatoio di manodopera. Preferite maestranze di altri porti

MONFALCONE Le imprese portuali di Monfalcone chiudono la porta in faccia ai lavoratori dell’articolo 17, quelli dell’Alto Adriatico, che vengono utilizzati come serbatoio di manodopera quando arrivano le navi per le operazioni di sbarco e imbarco. Oltre 50 persone, che arrivano a stento a 800-1000 euro al mese tra indennità di mancato avviamento (le giornate in cui non lavorano e ricevono poco più di 40 euro lordi) e e una decina di giorni in cui riescono a lavorare. Una impresa in particolare che non applica nemmeno il contratto dei porti ha fatto sapere che non intende cambiare e nel caso di operazioni a Portorosega continuerà a portare da Porto Nogaro altro personale.

Si è chiusa malissimo la riunione ieri pomeriggio tra Autorità di sistema portuale, sindacati (c’era la Filt-Cgil soltanto) e le imprese portuali chiamate a trovare una soluzione per questi lavoratori a disposizione e che ora, anche a causa del calo dei traffici a Monfalcone, parliamo di un calo medio del 30%, non riescono nemmeno a dar da mangiare alle loro famiglie. A nulla sono valse le richieste del sindacato e il richiamo al senso di responsabilità da parte dell’Autorità di sistema. Il segretario generale, Mario Sommariva, che ha guidato l’incontro, ha anche messo sul tavolo aiuti e risorse economiche a cui si può attingere in questo momento di crisi come previsto dai decreti del governo. Ma da parte delle aziende, una in particolare he non accetta alcuna regola come accade in tutti gli altri porti italiani (forte del fatto che fino alla fine dell’anno varranno le regole della legge 12 del 2012 e non ancora quelle della legge sui porti), non c’è stata alcuna disponibilità.



«Non è andata affatto bene – conferma lo stesso Sommariva che non ha alcuna voglia di parlare – noi abbiamo avanzato delle proposte di alzare il numero delle giornate di impiego per la manodopera dell’articolo 17, abbiamo messo sul piatto alcuni aiuti come previsto dai decreti di crisi, ma non ci siamo trovati d’accordo, la questione è rimasta in sospeso». C’erano praticamente tutte le imprese portuali, a cominciare dalla Midolini, poi la Cetal che purtroppo soffre per il calo dell’80% del mercato dell’auto, MarterNeri, la Compagnia portuale, la Alto Adriatico dell’articolo 17.

La riunione si è chiusa in maniera secca senza soluzioni, non è stato fissato alcun nuovo incontro e l’Autorità di sistema con Sommariva che ha auspicato «un ripensamento» da parte delle imprese. Che comunque un ripensamento dovranno farlo visto che sono in scadenza le autorizzazioni della gran parte delle imprese e da fine anno, quando la gestione dell’Authority sarà totale non si potrà più sgarrare sulle regole e l’utilizzo dei lavoratori.

Sconfortato ancora di più Saša Čulev segretario della Filt-Cgil. «Il mio giudizio è pesantemente negativo – commenta anche lui con poca voglia di commentare – le imprese non vogliono capire. Abbiamo detto che siamo disponibili a collaborare, alcune imprese in realtà hanno avuto più sensibilità, altre nessuna. Non è possibile continuare a lavorare in questa maniera, le regole devono essere uguali per tutti. Invece c’è qualcuno, un’ impresa in particolare, che porta a lavorare a Monfalcone gente di altri porti con contratti che in uno scalo normale non sarebbero permessi. E il risultato è che l a Alto Adriatico dell’articolo 17 è la realtà più colpita di tutte. Noi comunque confermiamo lo sciopero». Non sarà il 17 di luglio come annunciato in un primo momento, per ragioni organizzative è stato spostato il 24 e l’astensione dal lavoro sarà di 24 ore per tutti i lavoratori del porto.

«Purtroppo a peggiorare la situazione è il poco lavoro a causa di una crisi epocale che non si vedeva da 100 anni a questa parte – aggiunge Sommariva – i lavoratori dell’articolo 17 lavorano meno di prima e guadagnano meno, fanno 9 giorni di lavoro e 15 di mancato avviamento, le imprese hanno la gente in cassa integrazione e utilizzano il personale mensilizzato e se poi riescono a farlo in maniera flessibile ancor meglio. Una situazione che sta alterando tutti gli equilibri. Una situazione di difficoltà che è ben chiara a tutti, stiamo lavorando per migliorare. Ora lo sciopero è controproducente». —

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