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Croazia, Plenković già vicino al nuovo governo. La destra estrema fuori dai giochi

All’Hdz del premier uscente 66 dei 151 seggi. L’affluenza si ferma al 46,9%, il dato più basso nella storia del Paese

ZAGABRIA Un trionfo inatteso per i conservatori al potere, che spiana la strada a una rapida formazione del nuovo governo escludendo la destra più estrema. E un flop per il centrosinistra, punito dagli elettori e da ieri orfano del suo leader. È lo scenario post-elettorale in Croazia, Paese andato alle urne domenica per le elezioni legislative che si sono concluse con la vittoria netta dell’Hdz del premier uscente Andrej Plenković. E che hanno visto l’affluenza (alle urne si è andati con severe regole anti-contagio) fermarsi al 46,9%, un -5,7% rispetto al 2016: la partecipazione elettorale più bassa nella storia del Paese, in parte attribuibile ai timori per l'emergenza sanitaria.



L’Hdz, come confermato ieri dai dati ufficiali – a spoglio quasi completato – ha ottenuto il 37,3% dei consensi e 66 seggi su 151 in Parlamento, solo dieci in meno della maggioranza assoluta e 5 in più sul 2016, uno dei migliori risultati dell’Hdz dal 1995. Plenković può guardare con fiducia alla velocissima formazione di un nuovo esecutivo. Marko Milić, il portavoce del governo, ieri via Twitter ha comunicato che dopo un primo giro di consultazioni l’Hdz ha già ricevuto un «chiaro sostegno» per una nuova maggioranza «guidata da Plenković» da parte dei liberal-democratici della Hrvatska narodna stranka (Hns) di Predrag Stromar, dei liberali della Narodna stranka – Riformisti – entrambi a un seggio e già partner di governo; ma soprattutto da «tutti i rappresentanti delle minoranze eletti» in Parlamento. La somma dei deputati della possibile futura maggioranza arriva così a 76, «un numero garantito», ha assicurato Plenković, ma «non è escluso che si uniscano anche altri deputati eletti in altre liste», ha suggerito la Tv pubblica croata Hrt.

Diventa così con alta probabilità una vittoria di Pirro quella del Movimento sovranista di Miroslav Škoro, prima del voto accreditato da esperti e sondaggi come possibile ago della bilancia della nuova maggioranza, forte dei 15 deputati sovranisti-nazionalisti eletti dal suo “listone” di destra. Ma gli uomini di Škoro non serviranno a Plenković, che non avrà bisogno neppure di cooptare i deputati di Most (destra populista), cui sono andati ben 8 seggi. Plenković ieri, dopo la vittoria di un partito da lui trasformato in forza conservatrice dai netti connotati europeisti e moderati, si è attribuito il merito del successo in virtù «della nostra esperienza e del moderno sovranismo europeo».

Ma non è solo tempo di festeggiamenti, in un Paese alle prese con una ripresa dei contagi e con una recessione che si prospetta durissima, in autunno. «Ci attendono sfide difficili per le quali siamo pronti ad assumerci la piena responsabilità», ha assicurato Plenković, che si è detto «obbligato» dall’alto numero di consensi a «lavorare per una migliore e più sicura Croazia». Non rimane invece che rassegnarsi a sedere ancora all’opposizione al Partito socialdemocratico (Sdp), anima dell’ampia coalizione di centrosinistra “Restart”, che ha ottenuto il 24,9% - uno dei peggiori risultati di sempre - e soli 41 seggi, quando i sondaggi alla vigilia indicavano l’Sdp addirittura in lieve vantaggio rispetto all’Hdz, in un testa a testa che non si è neppure lontanamente concretizzato. Ieri si è dimesso dalla guida dell’Sdp Davor Bernardić. «La direzione dei socialdemocratici è consapevole della propria responsabilità» e «lo sono anch’io», ha spiegato precisando che non correrà al prossimo congresso Sdp (il partito sarà retto per ora da Zlatko Komadina, presidente della Regione litoraneo-montana). Si festeggia invece nella coalizione della sinistra-ecologista Možemo (Possiamo), che a risultati semi-definitivi ha conquistato 7 seggi al Parlamento, entrandovi per la prima volta. —


 

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