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Coronavirus nei Balcani, in Slovenia raffica di quarantene ordinate ai valichi: 1260 in tre giorni

Controlli di polizia alla frontiera

Deliberate fra sabato e ieri ai confini con Ungheria e Croazia per persone in arrivo dai Paesi considerati più a rischio. Per gli italiani rimane il via libera

LUBIANA Oltre mille ordini di quarantena, emessi direttamente ai posti di frontiera, nei confronti di persone in arrivo in Slovenia da Paesi finiti sulla cosiddetta “lista rossa”, quella delle nazioni più a rischio Covid-19. Fa sul serio, la vicina Slovenia, preoccupata dal deteriorarsi della situazione epidemiologica nei vicini Balcani.

Ieri il governo di Lubiana ha annunciato di aver distribuito solo da sabato in qua ben 1.260 «decisioni di quarantena» a «sei posti di frontiera» con l’Ungheria e in particolare a quelli con la Croazia. Delibere di quarantena, ha ricordato l’agenzia di stampa slovena Sta, che vengono emesse a partire dal 4 luglio direttamente alle frontiere sloveno-magiara e sloveno-croata, dopo che il governo ha modificato un decreto spostando «Croazia, Francia e Repubblica Ceca dalla lista verde» slovena dei Paesi sicuri in termini di contagi a quella gialla, che indica una situazione epidemiologica quanto meno instabile.

Gli ordini, ha precisato la Sta, sono stati emessi in questi giorni in gran parte verso residenti in Slovenia di ritorno dalla Bosnia-Erzegovina, uno dei Paesi più colpiti dalla ripresa dei contagi nelle ultime settimane. «Il numero delle decisioni prova che il governo ha agito correttamente», ha assicurato ieri il portavoce dell’esecutivo, Jelko Kacin. Kacin ha aggiunto che «la situazione nei Balcani sta drasticamente deteriorandosi» e ha puntato il dito accusatore sui Paesi che hanno deciso nelle scorse settimane – o si apprestano a farlo – a organizzare elezioni, come accaduto di recente in Serbia, l’altro ieri in Croazia e presto in Macedonia del Nord. Timori confermati dal dato dei contagi registrati ieri, ad esempio, a Zagabria, che ha individuato altri 69 positivi, una cifra tuttavia lontana dal più recente picco di 96 (il 3 luglio), ma fortunatamente nessun nuovo decesso.


La Slovenia, per affrontare l’emergenza nei Paesi balcanici, punta molto sulle rafforzate misure di controllo ai confini - quarantena in testa - che tuttavia continuano a causare malumori lasciando aperte domande e dubbi a viaggiatori e turisti di mezza Europa. Lo ha indirettamente ammesso anche la polizia slovena, che in questi giorni ha pubblicato sul proprio sito ufficiale https://www.policija.si/eng un’infografica e note dettagliate sull’applicazione di nuove delibere e regolamenti, cercando di far luce su una giungla di commi ed eccezioni varie.

Per meglio spiegare il nuovo sistema introdotto da sabato ai confini, le forze dell’ordine hanno usato un vero e proprio “semaforo” in un grafico intitolato «Quarantena o non quarantena?».

Il "semaforo" sul sito della polizia slovena che indica in quali casi è prevista la quarantena

Semaforo che è verde – ossia niente obbligo di quarantena né restrizioni di alcun tipo – per le persone che arrivano in Slovenia da «Paesi epidemiologicamente sicuri», tra i quali c’è l’Italia. Ed è via libera, ricordiamo, anche all’ingresso in Croazia per tutti i cittadini Ue - dunque ovviamente anche gli italiani; è soltanto consigliata - per evitare lunghe code - la compilazione del modulo sul sito https://entercroatia.mup.hr. Per gli italiani che rientrano dalla Croazia via Slovenia è consigliabile comunque conservare prenotazioni e qualche scontrino, da eventualmente esibire al confine sloveno. Il solo transito attraverso la Slovenia è in ogni caso permesso, ha ricordato la polizia di Lubiana, in un «lasso di tempo massimo di 12 ore», garantendo così il ritorno in patria ai turisti.



Assai più complicata è la situazione per chi in Slovenia arriva da Paesi sulla “lista gialla”, che dalla settimana scorsa include anche la Croazia, sottoposti teoricamente a una quarantena, evitabile però in base a una lunga serie di eccezioni o con certificato di negatività al Covid, rilasciato da non più di 36 ore. Ancora più complicato lo scenario per chi arriva dai Paesi sulla “lista rossa” che ora include Macedonia del Nord, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Kosovo e Albania.

Complicazioni e dubbi che stanno creando enormi mal di testa a tantissimi viaggiatori. Lo hanno indirettamente ammesso ieri pure le forze dell’ordine slovene, che via sito ufficiale hanno informato di avere problemi per l’enorme quantità di richieste di chiarimento arrivate in questi giorni al loro call center e all’indirizzo info.koronavirus@policija.si, dedicato a chiarire i dubbi sul regime di transito alle frontiere. «Ma la mole di richieste che riceviamo eccede le nostre capacità, vi chiediamo di essere pazienti», recita il messaggio pubblicato ieri sera. —


 

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