Trieste, negozianti di corso Italia contro il cantiere “infinito”

Protesta dei commercianti, già reduci dal lungo stop alle attività per il lockdown: «Alla riapertura abbiamo trovato i lavori. Il Comune imponga un’accelerazione»

TRIESTE Prima, causa Covid, la chiusura forzata e la riapertura ritardata rispetto al lockdown. Poi i lavori per il rifacimento del marciapiede prolungati anche nel periodo estivo. Infine la beffa, perché invece dell’arenaria ci sarà il cemento. I commercianti di corso Italia, quelli del lato che coincide con il tratto tra via San Spiridione e via Dante, si sentono traditi dall’amministrazione comunale e auspicano un cambio di rotta quanto prima, per dare un senso ai disagi che stanno subendo.



«Durante il lockdown – racconta Martina Serli del negozio Rosi Serli – hanno completato i lavori negli isolati precedenti, da via Cassa di Risparmio a via San Spiridione. Noi siamo rimasti chiusi come tutti durante il lockdown e quando abbiamo potuto riaprire ci siamo trovati con il cantiere davanti. La cosa paradossale è che non verrà neanche messa l’arenaria come in altre zone del centro. Gli operai non li vediamo tutti i giorni, ma solamente ogni tanto. All’inizio non avevano neanche messo le passerelle. Mi sembra una gestione molto approssimativa di uno dei principali cantieri cittadini in una zona, peraltro, di pregio come corso Italia dove gli affitti hanno costi molto elevati».

A rincarare la dose è Lorenzo Fossi, titolare della camiceria Botteri: «È sorprendente perché ci si aspetta che un’amministrazione ascolti i commercianti e il territorio, rispettando le professionalità e le necessità di ognuno. Siamo rimasti chiusi più di 70 giorni a causa dell’emergenza Covid, un lasso di tempo enorme per un negozio. Appena riaperto abbiamo trovato il cantiere. Francamente è assurdo, alla luce del fatto che l’opera non sarà neanche definitiva. A questo punto valeva la pena aspettare e avere il budget per completare tutto con l’arenaria. In corso Italia e negli altri cantieri della ditta – è la denuncia – non ci sono neanche i cartelli previsti per legge con le indicazioni del nome della ditta stessa. Alcuni lavoratori – spiega Fossi – mi hanno confermato la chiusura dei lavori il 15 luglio. Quindi vanno avanti con estrema calma e vengono spostati alla bisogna nei quattro cantieri in cui stanno operando. Mi sarei aspettato dall’amministrazione un invito alla ditta a chiudere le zone commerciali prima».

I clienti di Simone Barich, contitolare della farmacia “Al corso”, hanno invece manifestato un certo disappunto vista la difficoltà di accedere alla struttura: «Siamo uno dei pochi riferimenti dov’è presente il Cup. Ho clienti in sedia a rotelle o con difficoltà a deambulare, questo cantiere è una seccatura. Vedo un ritmo nei lavori deprimente, capisco le necessità della città, serve però rispetto. A questo si aggiunge la difficoltà dei corrieri nel consegnare la merce con farmaci a temperatura controllata, medicine costose: prodotti che non possono essere scaricati in piazza Repubblica e poi portati qua. È una situazione francamente molto pesante visti i lavori che si sono susseguiti: prima l’hotel, poi le tubature Acegas e ora questo, con la beffa di un ulteriore futuro cantiere per mettere l’arenaria».

Al coro si aggiungono anche i titolari del negozio Ballarin all’angolo con via Dante e, infine, Alessandro Lucchetta, che dopo gli hotel Continentale e Palace Suite ha da poco inaugurato il Modernist: «In questo momento è chiuso, apriremo forse il 15 luglio e in queste condizioni non potrei fare diversamente viste le difficoltà nel far entrare i clienti. Un cantiere per così tanto tempo nel cuore della città è inaccettabile. Certamente la categoria degli albergatori oggi ha altre difficoltà, spiace però per i pochi turisti presenti». —


 

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