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La Colombin chiede il concordato e vende i terreni vicini alla fabbrica

Avviata la procedura per salvare l’azienda e l’occupazione. Sarà nominato un commissario giudiziale, 120 giorni per il piano industriale di risanamento

TRIESTE La scorsa settimana la nuova proprietà della Colombin ha presentato al Tribunale di Trieste (sezione specializzata in materia di impresa) istanza di concordato prenotativo, la variante procedurale che consente alla proprietà stessa di continuare a gestire l’azienda. Con alcune condizioni: la nomina di un commissario giudiziale e un periodo di 120 giorni per la presentazione di un piano industriale che contenga una proposta da sottoporre al ceto creditorio.



Un’ordinanza in data 8 giugno - firmata dal presidente Arturo Picciotto e dal giudice estensore Francesco Saverio Moscato - ha sollecitato la proprietà in questa direzione: il prossimo appuntamento è fissato alle ore 11 dell’11 settembre, 19° anniversario dell’attentato alle Torri gemelle, per verificare l’effettivo avvio della procedura concorsuale. L’ordinanza ha inoltre rigettato la richiesta di sequestro giudiziario di quote sociali, che era stata avanzata dal precedente controllante della Colombin, l’imprenditore marocchino Rahhal Boulgoute.



La Colombin ha accumulato un debito di circa 20 milioni di euro, che sarà affrontato attraverso la cessione dell’asset immobiliare costituito dai terreni ex Veneziani, confinanti con lo stabilimento di zona industriale e valutati circa 10 milioni, e mediante la dismissione delle partecipate in giro per il mondo.



Da rilevare che sull’ex Veneziani è in piedi un preliminare d’acquisto del valore di 10 milioni con il fondo inglese Gepro, a sua volta collegato con la nuova proprietà, preliminare in scadenza il 31 dicembre 2021. Una volta acquisita l’area, il fondo Gepro provvederà a collocare il bene sul mercato.

Il riassetto societario parte con l’affitto di ramo d’azienda che la “vecchia” Colombin spa compie a vantaggio della “nuova” Colombin 1894 srl, alla quale vengono conferiti il marchio, la fabbrica, i 75 dipendenti. La “vecchia” Colombin sarà messa in liquidazione, con l’indicazione di un professionista esterno, in occasione dell’assemblea che si terrà entro la fine di luglio. Ritoccato anche il quadro azionario, nel quale il socio di riferimento Ge.co. sale al 70%, Boulgoute scende attorno al 23%, la famiglia Verginella-Colombin si attesta al 7% circa. La nuova configurazione aziendale è stata illustrata l’altro giorno ai sindacati.

A Trieste, per seguire sul campo questi ultimi svolgimenti, si è dato convegno lo stato maggiore che ha preso in consegna l’azienda ai primi di gennaio: per l’azionista di maggioranza era presente Salvatore Tuttolomondo, il presidente Andrea Causin (senatore veneto di Forza Italia), l’amministratore delegato Roberto Bergamo.

Tuttolomondo ha così riassunto i termini della situazione in via di definizione: «Con la richiesta di concordato prenotativo, un atto di pubblica trasparenza, abbiamo voluto mettere in sicurezza l’azienda, il personale, il ceto creditorio. Il quadro finanziario della Colombin era compromesso già da anni, l’azienda di fatto insolvente dal 2014». «Adesso parte la fase del risanamento e del rilancio - aggiunge - sappiamo che ci sono esuberi occupazionali ma li affronteremo in un secondo tempo. Fondamentale recuperare il rapporto con i fornitori e con la clientela, perchè per noi la Colombin non è un impegno transitorio ma costituisce un investimento di lungo periodo. A cominciare dall’impiantistica».

A proposito di clienti, Causin ha ricordato che una partita di sughero qualitativamente scadente aveva compromesso un quarto delle bottiglie. Bergamo ha spiegato che ai dipendenti viene applicata la cosiddetta Cig Covid e che in questo momento lo stabilimento opera con 22-23 addetti. —


 

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