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La Croazia sterza a destra: vittoria dei conservatori

Nella foto grande una delle tante file davanti ai seggi elettorali ieri a Zagabria dovuta alle norme di sicurezza da rispettare vista anche la recrudescenza dell’epidemia di Covid-19 nel Paese al voto. Nella foto in alto a destra pollice alzato del premier uscente Andrej Plenković vincitore anche di questa tornata elettorale. Nella foto in basso a destra l’esponente della Sdp Zlatko Komadina scuro in volto. jutarnji.hr

Secondo gli exit poll all’Hdz 62 seggi a Restart (centrosinistra) 43 e a Škoro 14. La prima volta dei Verdi al Sabor e primo partito a Zagabria. Confermato Radin 

ZAGABRIA. La Croazia svolta decisamente a destra, ma la sua spina dorsale, ossia l’Hdz del premier uscente Andrej Plenković e la formazione ultranazionalista che esalta i valori patriottici e cristiani del nuovo sovranismo europeo di Miroslav Škoro, esule dall’Accadizeta perché contrario alla svolta moderata ed europeista del suo presidente e attuale premier, rischiano di non riuscire a raggiungere un accordo per costruire il nuovo governo.

Secondo gli exit poll all’Hdz andranno 62 seggi (2 in più della precedente legislatura), alla coalizione di centrosinistra capitanata dal Partito socialdemocratico (Sdp) e denominata Restart 43 seggi, a Škoro 14, a Most 9, a Možemo (Possiamo) 8, 3 a partiti dell’area liberale, mentre lo storico Partito popolare attualmente partner della coalizione di governo porterebbe a casa un solo deputato.

Se lo spoglio delle schede dovesse confermare tale risultato vorrebbe dire anche la fine politica del sindaco di Zagabria Milan Bandić che, detentore di ben dieci seggi, risultati nella legislatura uscente molte volte decisivi per la tenuta del governo, non otterrebbe alcun seggio. Facce scure e musi lunghi al quartier generale di Restart dove qualcuno ha già iniziato a dire che il presidente della Sdp Davor Bernardić dovrebbe rassegnare le dimissioni dopo la pesante batosta elettorale.

Dalla parte opposta invece si festeggia e si guarda già al nuovo governo. E qui nascono grossi problemi con l’Hdz che rivendica il ruolo di premier con un Plenković due, ma con il partito di Škoro (partner quasi naturale di governo) che si ostina ad affermare, come ha fatto durante tutta la campagna elettorale, di non volere un rinnovo della carica di primo ministro al leader dell’Accadizeta.

Vista però la ottima prestazione elettorale dell'Hdz, sarà facile respingere questa condizione. Dato che il movimento di Skoro è nato solo pochi mesi fa ed è formato da partiti e personalità eterogenee, alcuni anche ex membri dell'Hdz, molti analisti non escludono che Plenković tenterà di attirare verso la coalizione di governo una manciata di deputati eletti ieri sera dalle file dei sovranisti.

L’altra grande sorpresa della serata elettorale è l'ottimo risultato che avrebbero conseguito i Verdi e la Sinistra radicale, che in una coalizione definita Možemo (Possiamo) otterrebbero otto deputati. Sarebbe la prima volta dall'indipendenza della Croazia, raggiunta nel 1991, che i Verdi entrano nel Parlamento. Il risultato è il doppio rispetto alle previsioni, grazie ai voti raccolti nella capitale Zagabria dove si sarebbero affermanti come primo partito cittadino, titolo che da trent'anni detenevano i socialdemocratici.

Altri nove deputati andrebbero a Most, che ha però escluso coalizioni dopo-voto, mentre tre sarebbero i futuri deputati del centro liberale. Ai 140 parlamentati vanno aggiunti i tre della diaspora croata e gli otto delle minoranze etniche, inclusa quella italiana per la quale è stato rieletto per la nona volta consecutiva Furio Radin, veterano del Parlamento croato dal 1992 e vice presidente uscente del Sabor. 

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