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Il Fvg nella morsa dei contagi Veneto-Est. E spunta un focolaio a Trieste: otto infetti

Il confine di Fernetti dalla Slovenia verso l’Italia in un’immagine d’archivio

I casi in una famiglia e in un ufficio di pratiche import-export che ha contatti con individui provenienti dall’ex Jugoslavia

TRIESTE Il pericolo dall’Est, ma anche quello dal Veneto, come da dure parole e annunci di “strette” di Luca Zaia. Il Friuli Venezia Giulia si ritrova nella morsa del contagio nel giorno in cui scopre in casa, a Trieste, un nuovo focolaio, che - a quanto è dato presumere - ha origine proprio dall’ex Jugoslavia. Massimiliano Fedriga, non a caso, ricorda di avere lanciato un avvertimento già da giorni e non può non guardare «con preoccupazione» al bollettino che arriva per l’appunto dall’Est, con un’attenzione particolare alla confinante Slovenia. Ancora presto, tuttavia, per pensare di richiudere i confini o a misure di quarantena, fa sapere la presidenza della Regione.



A inizio settimana il governatore ha firmato l’ordinanza numero 20, che apre agli sport di contatto e al gioco delle carte, riporta i quotidiani al bar e le riviste dal parrucchiere, consente perfino il bagno turco. Effetto di un contagio tenuto sotto controllo in Friuli Venezia Giulia con numeri decisamente al ribasso soprattutto da inizio giugno. Per mantenere il trend serve però la collaborazione dei confinanti. E, direzione Est, le cose non stanno andando al meglio.



«Da giorni rileviamo che dalla Croazia alla Bosnia, e temo alla Serbia, la situazione è tornata allarmante», osserva Fedriga: «Per questo il nostro auspicio era che la Croazia chiudesse i confini. Era ben chiaro il rischio di una ripartenza del virus a causa dei focolai balcanici». Una questione che, non marginalmente, riguarda anche i flussi dei migranti, ulteriore motivo di preoccupazione, come più volte sottolineato dall’assessore competente Pierpaolo Roberti e dal collega alla Salute Riccardo Riccardi. Dopo di che, a Palazzo non è scattata l’emergenza.

«Monitoriamo gli sviluppi», fanno sapere infatti dalla Regione, escludendo per adesso nuovi blocchi. E la stessa posizione la si riscontra guardando a Ovest. Più volte le ordinanze del Fvg e del Veneto hanno avuto uguali restrizioni, ma le affermazioni di Zaia non avranno per ora seguito nel nostro territorio, dove non è in cantiere un’ordinanza in retromarcia. Sempre che, naturalmente, i contagi non tornino a crescere anche in regione in misura significativa. E a chiedere «controlli sui confini» è subito Sandra Savino: la deputata di Forza Italia, in una nota, elogia il comportamento di amministratori e cittadini del Fvg ma ammonisce: «Non possiamo permetterci che i sacrifici siano sprecati per la scarsa consapevolezza di un fenomeno da cui mettiamo in guardia da tempo», ovvero «la rotta balcanica che porta con sé il rischio di casi di Covid-19 d’importazione. Invece di perdersi in poco produttivi vertici, il governo si svegli e imponga controlli sugli accessi terrestri provenienti dalla Slovenia, così come quest’ultima ha fatto nei confronti di altri stati confinanti».



E potrebbe essere riconducibile proprio a un contatto per ragioni di lavoro con individui infetti provenienti dall’Est Europa il nuovo focolaio individuato a Trieste, con otto persone positive e oltre 60 tamponi già eseguiti. A confermare la vicenda è il vicegovernatore Riccardi: «Abbiamo avviato prontamente una capillare azione di tracciamento in seguito a un singolo nuovo caso individuato. Le positività, quasi tutte asintomatiche, sono quattro all’interno di un nucleo familiare e quattro in un ambiente di lavoro del settore import-export. Restiamo in attesa dell’esito delle indagini».

Secondo le prime, frammentarie, ricostruzioni, il focolaio sarebbe emerso da un tampone effettuato su una persona che si era recata all’ospedale di Cattinara per altri motivi. L’Asugi, in coordinamento con la Direzione centrale Salute della Regione, ha quindi avviato tutte le procedure previste al fine di riuscire a contenere il focolaio. «In questo modo – spiega a tale proposito Riccardi – stiamo lavorando per circoscrivere l’infezione, che potrebbe aver avuto origine da persone arrivate in Italia da paesi d’oltre confine. Un’ipotesi che ripropone una questione che solleviamo da tempo, confermata nei casi registrati in questi ultimi giorni. La sorveglianza sanitaria non può essere diversa tra gli stati e, di fronte ai fenomeni che stanno emergendo, si ripropone il problema di conoscere le condizioni di salute di coloro che, provenendo da zone in cui i contagi stanno salendo, dovrebbero avere lo stesso livello di controlli».—


 

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