Coronavirus in Fvg, nuovo focolaio a Trieste con otto casi positivi. Il morbo arriva dai Balcani

L'ospedale di Cattinara

Tutto sarebbe partito da una persona che avrebbe contratto il Covid-19 andando a lavorare nell'Est Europa. Non avendo sintomi, ha continuato a condurre una vita normale. Salvo poi contagiare altre tre componenti della sua famiglia e quattro colleghi di lavoro

TRIESTE Un nuovo focolaio di Coronavirus con otto casi positivi, a quanto asserito dalle autorità regionali "quasi tutti asintomatici", colpisce di nuovo Trieste. Lo dichiara venerdì 3 luglio l'assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, a poche ore dalla diffusione del bollettino quotidiano dalla Protezione civile nel quale si era data notizia soltanto di tre nuovi contagi a Trieste.

In serata la nota della Regione conta ben sette casi positivi nelle ultime 24 ore, cui bisogna aggiungere il paziente "zero" (per un totale dunque di otto), una persona che avrebbe contratto il Covid-19 andando a lavorare nell'Est Europa (o essendo stato a contatto, sempre per lavoro, con persone provenienti da Paesi dell'Est). Non avendo alcun sintomo, il soggetto a Trieste ha continuato a condurre una vita normale. Salvo contagiare altre tre persone della sua famiglia.

Uno dei suoi famigliari si è poi recato in ospedale per altri motivi, e la positività è emersa con l'esito del tampone che in questi casi viene effettuato da protocollo.

Sono scattati così sia una capillare azione di tracciamento, sia una trentina di altri tamponi, che hanno portato all'emersione degli otto contagi complessivi: oltre ai quattro casi positivi all'interno dello stesso nucleo famigliare, altri quattro nell'ambiente di lavoro riconducibile al settore dell'export.

Come ha spiegato lo stesso Riccardi, la procedura di tracciamento è tutt'ora in atto e comprende i contatti avuti dalle persone trovate positive al tampone.

"In questo modo - ha spiegato il vicegovernatore - stiamo lavorando per circoscrivere l'infezione che potrebbe avere origine da persone arrivate in Italia da Paesi d'oltre confine. Un'ipotesi che ripropone una questione che solleviamo da tempo, confermata nei casi registrati in questi ultimi giorni. La sorveglianza sanitaria non può essere diversa tra gli Stati e di fronte a questi fenomeni che stanno emergendo si ripropone il problema di conoscere le condizioni di salute di coloro che, provenendo da zone in cui i contagi stanno salendo, dovrebbero avere lo stesso livello di controlli".

"Da qui anche la preoccupazione, più volte rimarcata in particolare da questa amministrazione regionale, del passaggio di persone senza alcun controllo sulla rotta balcanica. Si tratta - ha concluso Riccardi  - di un problema che poniamo ancora da febbraio, ben prima di entrare nel lockdown. Restiamo comunque in attesa dell'esito delle indagini".

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