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Croazia, via libera ai turisti, ma resta il modulo online

Zagabria ha abolito da ieri tutte le restrizioni per gli ingressi dall’Unione europea. La stagione sta dando segni di recupero: già 300 mila i bagnanti in Dalmazia

BELGRADO Porte di nuovo aperte in Croazia a tutti i turisti europei, senza restrizioni, ma numeri che ancora non consentono di abbandonarsi a facili ottimismi, in una stagione turistica estiva che si prospetta avara di soddisfazioni, non solo per Zagabria, ma per tutte le capitali dei Balcani e dell’Europa sudorientale in generale. Croazia dove, da ieri a mezzanotte, tutti i cittadini dei Paesi dell’Unione europea e chi vi risiede permanentemente possono «entrare liberamente». Lo hanno confermato le autorità croate martedì notte, attraverso il portale ufficiale Koronavirus.hr. Si spalancano dunque le braccia per accogliere tutti i turisti Ue che vorranno tornare sulla costa dalmata. Prima di partire, meglio comunque comunicare «l’intenzione di recarsi in Croazia», compilando il modulo apposito sul sito Entercroatia.mup.hr, «per velocizzare l’attraversamento del confine» e «agevolare il monitoraggio di un’eventuale diffusione dei contagi» - in ripresa da giorni nel Paese - ha fatto sapere la nostra ambasciata a Zagabria. Passo, quello della Croazia, destinato negli auspici delle autorità locali a dare respiro in particolare al settore turistico, che l’anno scorso aveva contribuito al 25% del Pil e fa ancora fatica a ripartire dopo mesi di stallo.


Il 2020 sarà ben diverso, suggeriscono però le stime rese pubbliche ieri dal direttore dell’Ente turistico nazionale, Kristjan Stanicic, che ha parlato di soli 1,6 milioni di turisti e 7,6 milioni di pernottamenti nei primi sei mesi dell’anno (892mila solo a giugno), il 30% dei volumi registrati nel 2019. Considerati il quadro generale e l’emergenza pandemia, «possiamo essere soddisfatti», ha aggiunto Stanicic. Le cose potrebbero cambiare a breve, in meglio. Secondo Zagabria, sono già 300mila i bagnanti al momento presenti sulla costa dalmata. E si è già superato il milione di annunci di arrivo da parte di turisti stranieri attraverso il portale Entercroatia.mup.hr. Ma ombre cupe continuano a incombere. Se non ci sarà un forte afflusso di turisti, l’occupazione in Croazia potrebbe scendere di 12 punti fra i lavoratori meno specializzati anche in caso di stagione solo moderatamente negativa, fra i crolli peggiori al mondo, ha stimato ieri l’Unctad. Ombre che sono condivise dai Paesi vicini, assieme a qualche luce.

I dati più recenti sul turismo non alimentano per esempio le speranze a Lubiana, che ha registrato «quasi un 60% in meno di pernottamenti nei primi cinque mesi del 2020», ha informato l’Ufficio statistico nazionale (Surs) sloveno, che ha precisato che nel Paese, finora, la fanno da padrone croati e tedeschi, ma sono ancora una minoranza rispetto ai turisti interni, pur favoriti dai voucher governativi. E anche i confronti con il 2019 sono pesanti. «Gli arrivi e i pernottamenti a maggio rappresentano solo il 4% del traffico turistico registrato nel maggio 2019», ha illustrato il portale specializzato SeeNews. Ma ci sono anche segnali positivi. Nelle ultime settimane la riapertura delle frontiere ha fatto visibilmente riempire alberghi e b&b, con il tutto esaurito in vari hotel in particolare sulla costa e con alta richiesta dall’estero, ha evidenziato l’agenzia di stampa Sta.

Non si sorride intanto in Montenegro, primo Paese coronavirus-free (con un terzo del Pil derivante dal turismo), oggi di nuovo interessato dai contagi, dove a maggio sono stati solo 1.658 gli arrivi di turisti contro i 125.492 dell’anno precedente. Si può piangere anche in nazioni che stavano diventando mete sempre più ambite dai turisti stranieri, come la Serbia (dimezzati gli arrivi gennaio-maggio), -60% in Albania (e -96% solo a maggio), in Bulgaria (-87% a maggio), in Bosnia-Erzegovina, «dove non si vede un turista e tutte le attività commerciali sono al collasso», si è sfogato un piccolo imprenditore sarajevese al portale Klix. Pure in Grecia, tigre turistica della regione, si nutrono timori per una stagione che si profila cupa, con solo 5 miliardi di euro incassabili dal turismo, contro i 18 dell’anno scorso «Sarà una stagione molto difficile, faremo meglio che possiamo», ha anticipato il premier Kyriakos Mitsotakis. Parole realistiche, che valgono non solo per Atene, ma per tutto il Sudest Europa.—


 

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