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Trieste, un rilancio misterioso in extremis riapre l’asta per l’Hotel Obelisco

Superata del 10% l’offerta della Ferret, sospesa l’aggiudicazione: le nuove buste entro il 15 settembre

TRIESTE Colpo di scena sull’Altipiano. Già le attuali decrepite condizioni dell’Obelisco, l’hotel di Opicina disegnato da Gae Aulenti e chiuso da 35 anni, accreditano uno scenario da thriller. E adesso, ad addensare l’atmosfera “gialla”, c’è la notizia, apparsa sui siti delle vendite giudiziarie, che il Tribunale di Milano ha sospeso l’aggiudicazione del rudere alla Ferret in quanto un nuovo soggetto, di cui al momento non si ha contezza, ha presentato un’offerta superiore del 10% a quella aperta giovedì 27 febbraio di quest’anno.



Alle ore 15 di quella giornata invernale, poco prima che deflagrasse il caso Covid, a Segrate la Sivag, società del Tribunale milanese specializzata nelle aste giudiziarie, aggiudicò in via provvisoria il compendio Obelisco alla Ferret, partecipata da Gabriele Ritossa, Alessandro Pedone, Alberto Diasparra, un trio di imprenditori molto attivo nel contesto immobiliare regionale. La cifra, inserita in busta, ammontava a un milione e 125.000 euro: il rilancio ricevuto aggiorna l’importo a un milione e 237.500 euro.



Ma la partita non è terminata: chi voglia prendersi l’Obelisco, ha la possibilità di rilanciare a sua volta entro martedì 15 settembre con relativa apertura delle proposte il giorno seguente. Non sembra essere stato apportato un limite temporale alla sfida, che, se così fosse, potrebbe proseguire anche oltre la data settembrina. La procedura è ancora seguita da Sivag.

Il rilancio è stato reso possibile dall’articolo 107 comma 4 della Legge fallimentare che dispone «il curatore può sospendere la vendita ove pervenga offerta irrevocabile d’acquisto migliorativa per un importo non inferiore al 10% del prezzo offerto». Così è avvenuto e il collegio dei curatori del fallimento “Gladstone” - composto dall’avvocato Patrizia De Cesari, da Andrea Zonca, da Giorgio Canova - ha preso atto della novità: chiaro che tutto quanto vivacizza una gara e alza il valore di un bene, è il benvenuto.

Gabriele Ritossa incassa con relativa nonchalance: «Abbiamo partecipato all’asta precedente, parteciperemo anche a questa, non c’è problema. Mi stupiscono due cose: la prima è che da Milano non è giunta alcuna comunicazione, tanto è vero che aspettavamo l’aggiudicazione definitiva. La seconda è la tempistica del rilancio, sulla quale ci riserviamo una verifica, perchè l’aggiudicazione provvisoria risale al 27 febbraio, cioè quattro mesi fa».

Fino a qualche mese fa l’Obelisco sembrava non interessare alcuno, tant’è che il valore, nell’arco del decennio di aste deserte, era sceso dagli iniziali 4,6 a meno di 1,2 milioni, quando finalmente s’è fatta viva Ferret. Pareva che all’asta dovessero partecipare i fratelli Zotti, immobiliaristi-albergatori, che si defilarono. L’hotel & pertinenze, chiusi dal 1985 dopo i brevi fasti degli anni Settanta, presentano dimensioni notevoli: 8000 metri quadrati di superficie edificata, 6000 metri quadrati di piscina e tennis, 30.000 mq di parco. Alla fine di febbraio il trio ritossa-Pedone-Diasparra non aveva ancora deciso come riconvertire le rovine del compendio: le ipotesi sul tavolo riguardavano la riapertura di un hotel o la realizzazione di una casa di riposo in collaborazione con Zaffiro (gruppo Ritossa).

Alle spalle dell’Obelisco un passato quasi leggendario, si potrebbe dire esotico, poichè 130 anni fa Francis Richard Burton, ospite della vecchia stazione di posta, tradusse dall’arabo “Le mille e una notte”. —


 

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