Trieste, Cosolini benedice Russo anti-Dipiazza nel 2021: «È un candidato vincente, i moderati ora siamo noi»

L’endorsement dell’ex sindaco spezza lo storico dualismo interno al Pd: «Sì a un campo largo. Il centrodestra parla la lingua di Salvini e Meloni» 

TRIESTE Il Dipiazza quater si può scongiurare e il candidato migliore per farlo è Francesco Russo. Roberto Cosolini suona la carica e invita il centrosinistra a costruire le condizioni per l’alternativa a una giunta che l’ex sindaco critica per assenza di visione e risultati.

Il centrosinistra ha chance di vittoria?


A Trieste il centrodestra è forte e Dipiazza gode di popolarità, ma la partita è alla portata. Dopo questa amministrazione la città chiede proposte forti per il futuro su sviluppo economico, qualità della vita, ambiente e sostenibilità.

È tentato di riprovarci?

Nel 2011 ho vinto proponendo un’idea di città, davanti all’evidente senso di immobilismo. Sarei stato onorato di completare il lavoro con il secondo mandato, ma gli elettori hanno deciso diversamente e ora è necessario aprire una pagina nuova.



Che si chiama Russo?

Per lavoro fatto e stima di cui gode, Francesco è un candidato forte, credibile e vincente. Ma deve sciogliere tutti i nodi ed essere sostenuto da un campo largo.

È la copertura che occorreva a un Russo poco amato nel Pd triestino?

Non c’è bisogno di garanti. Nel nostro partito tutti pensano sia necessario indicare il candidato più competitivo per vincere e governare.



Non eravate nemici?

Un dualismo è stato innescato dalle famose primarie del 2016, ma ci sono sempre stati dialogo, lealtà e amicizia.

Un Russo alla Bonaccini, senza simboli di partito?

Il Pd è una componente importante, è stabile sopra il 20% e non ha nulla da nascondere, ma il campo va costruito nel modo più aperto. Serve un civismo non di maniera, voglioso di dare il suo apporto al cambiamento. Il tempo per allargare il campo c’è.

È credibile un sindaco che si ripresenta per la quarta volta?

Dipiazza vive il ruolo con passione e ha dato qualcosa alla città, ma è il momento della svolta. Trieste è una città moderata e ora il centrodestra parla la lingua di Salvini e Meloni. Dobbiamo lavorare sulla sensibilità degli elettori moderati: europeisti, stanchi della propaganda sulla storia, stufi di finire alla ribalta per casi di intolleranza.

Come giudica le realizzazioni del Dipiazza III?

La narrazione del momento magico è attrattiva, ma l’unica vera svolta è stata quella alla guida del porto, voluta da noi. È mancata chiarezza sulla direzione per la città e il Covid-19 ha tolto certezze, come l’idea che il turismo abbia una crescita inarrestabile. Bar e nuovi alberghi non bastano: servono impresa, innovazione, lavoro. Idee di sviluppo non se ne sono sentite e si è persa la proiezione internazionale.

Sul Porto vecchio c’è molta attenzione però…

Sui cantieri sì, ma manca un progetto con visione complessiva e si rischia un risultato non all’altezza dell’immensa opportunità. Attenzione a non svuotare altri pezzi di città con traslochi, invece di far arrivare cose nuove.

L’ovovia la convince?

Ci sono stime di flussi e costi? Vorrei ricordare piuttosto gli anni persi sulla mobilità in bicicletta.

Dipiazza potrà dire di aver chiuso la Ferriera. È una vostra sconfitta?

No. All’epoca abbiamo trovato un imprenditore che ha salvato l’occupazione e su cui si è costruito anche questo accordo. Se tutti i lavoratori si vedranno offerti una prospettiva, non potremo che complimentarci con una soluzione, trovata però dal ministro Patuanelli, dall’Autorità portuale e dall’assessore Rosolen. Resta il problema della deindustrializzazione e l’assessore Bini non ha mai detto nulla su Trieste.

Sarà contento del ritorno in sella di D’Agostino, che proprio lei ha chiamato a Trieste...

Grande soddisfazione. È stata una svolta fondamentale e Trieste l’ha riconosciuto: oggi chiede a D’Agostino e Sommariva di continuare.

Trieste però si guarda anche indietro, fra 12 giugno, Narodni dom e incontro dei presidenti.

Per primo ho fatto mettere una lapide in memoria del 12 giugno, come tappa verso il difficile ritorno alla democrazia. Trasformarla in festa della liberazione è una forzatura, perché tutta Europa ha dovuto liberarsi dal nazifascismo: il centrodestra lucra sul passato. Mi auguro piuttosto che la chiusura del Novecento arrivi con la visita dei due presidenti: ma dico a Dipiazza e al centrodestra che dal 2021 non si devono più dire parole incendiarie in Foiba. Le istituzioni devono mostrare coerenza.

Cosa ne pensa del Dipiazza che annuncia pranzi a casa durante il lockdown?

Un brutto scivolone, aggravato dalla sparizione dell’intervista.—

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