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Gorizia e Monfalcone fondono i Consorzi maggioranza e sede nella città dei cantieri

La sede del Consorzio per lo sviluppo economico di Monfalcone

Calcolato il valore, 63 milioni: e il rapporto è rispettivamente 50 a 13. Ora la parola all’assemblea dei soci, poi i Comuni

TRIESTE Una fusione per garantire sinergie tra le realtà economiche del territorio, avere più peso specifico nello sviluppo, migliore capacità attrattiva di nuovi investimenti e consolidare l’aumento di occupazione. Monfalcone e Gorizia finalmente mettono a fattor comune i due Consorzi per lo sviluppo economico. Ieri mattina i due cda hanno approvato e deliberato il progetto di fusione riunendosi poi in maniera congiunta.

È il primo passo, ma quello fondamentale perchè c’è la benedizione dei due soci di maggioranza, il Comune di Monfalcone e quello di Gorizia. La parola ora passa ai 18 soci dei Consorzi, ma si sa già in anticipo che c’è l’accordo. I soci in assemblea dovranno avvallare l’atto per completare entro l’anno l’iter di incorporazione. Passaggio finale quello dei singoli Consigli comunali che saranno chiamati a procedere all’approvazione entro il 15 di ottobre.


È’ una svolta epocale per i due consorzi, governance e altre questioni dovranno essere decise in questo lungo percorso, ma quello che è per ora certo è che il peso maggiore lo ha il Consorzio di Monfalcone dove resterà la sede e al momento attuale il candidato presidente del Consorzio di Monfalcole e Gorizia resta Renato Russo che non si priverà certo di un braccio operativo come Cesare Bulfon in qualità di direttore.

Per ora comunque sono stati fissati i valori delle due realtà e c’è stata la divisione delle quote. Il valore complessivo del Consorzio che uscirà dalla fuzione è di ben 63 milioni di euro così divisi: 50 milioni il valore di quello monfalconese, 13 quello di Gorizia. E dunque il 79,45% delle quote è stato attribuito al Consorzio di Monfalcone, il restante 20,55 a Gorizia. In seguito all’incorporazione spetterà ai comuni di Monfalcone e e Gorizia, rispettivamente il 30,50% e il 16,11% delle quote.

«È una grande operazione, di prospettiva. Stiamo lavorando affinchè i territori possano garantire lo sviluppo e maggiori posti di lavoro, attraverso azioni di grande sinergia - commenta il sindaco di Monfalcone, Anna Maria Cisint - lo spirito è lo stesso del progetto della Zona logistica speciale, a cui la Regione ha già dato il suo benestare, con la sburocratizzazione e i vantaggi fiscali non solo per il porto ma per un territorio più ampio, comprendente Gorizia con la Sdag, l’Isontino e la zona del retroporto fino alla Bassa. Lavorare insieme significa essere più forti e più autorevoli, nonché avere più potere nelle trattative».

Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna: «Restare soli come zona industriale di Gorizia non ci avrebbe portato risultati, quindi fare massa critica con Monfalcone, la cui zona industriale è attrezzata, è essenziale. Non dimentichiamoci poi che stiamo lavorando per gli incentivi per gli investimenti con una fiscalità nazionale ed europea diversa. Il passaggio successivo sarà guardare a tutta la Venezia Giulia: ecco perché fare sistema diventa essenziale. Per quanto riguarda la logistica vogliamo essere retroporto di Monfalcone e di Trieste in un sistema di logistica regionale, per attrezzarci e soddisfare un mercato che pretende sempre di più».

Convinti anche i presidenti dei due Consorzi. «La fusione porterà maggiore competitività per le nostre imprese, in un contesto di realtà complementari: Monfalcone con la sua posizione strategica e il mare, Gorizia più vicina al confine. Con questa scelta possiamo ampliare l'offerta commerciale dei Consorzi per rendere tutto il nostro territorio, nel suo insieme e con tutte le sue peculiarità, più attrattivo» sottolinea Russo.

Gianluca Madriz, presidente del Consorzio di Gorizia, ricorda il ruolo svolto dalla Camera di commercio della Venezia Giulia: «Abbiamo portato avanti un’operazione rispettosa degli impegni che avevamo preso con enti e istituzioni, nonostante le difficoltà legate anche al periodo di lock down da cui siamo appena usciti. Ora spetta ai soci dare il benestare alla fusione per poi entro l’anno arrivare alla costituzione del nuovo ente frutto del matrimonio. Un ruolo importante è stato rivestito anche dalla Camera di commercio, che è anche un ente terzo che accompagna la fusione nel rispetto delle aspettative che i due consorzi mettono insieme. È la dimostrazione che si può guardare con ottimismo al futuro». —

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