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Sparatoria in Questura a Trieste, chiuse le indagini

Depositati gli atti sul duplice omicidio: ora sono a disposizione delle parti. Iniziata la perizia psichiatrica a carico di Meran

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(ansa)

TRIESTE La Procura ha chiuso le indagini sull’omicidio dei due giovani agenti di Polizia Matteo Demenego e Pierluigi Rotta. Alejandro Augusto Stephan Meran, il dominicano che lo scorso 4 ottobre aveva sparato all’impazzata in Questura, oltre che della morte di Demenego e Rotta deve rispondere anche di sette tentati omicidi nei confronti degli altri agenti contro cui aveva esploso i colpi mentre cercava di fuggire nei corridoi, nell’atrio e all’esterno del palazzo: l’assistente capo Marco Cristiano, l’assistente capo Cristiano Resmini, l’agente scelto Mirko Morleo, il sostituto commissario Michele De Toni (che era riuscito a neutralizzare l’assassino sparandogli all’inguine), il sovrintendente Ramon Fonda, il vice ispettore Giandomenico Filippelli e il vice ispettore Alessandro Ruberti.

Gli atti di indagine, che contengono gli esiti delle perizie, le autopsie, le registrazioni video e altro materiale raccolto in questi mesi di inchiesta, sono ora a disposizione di tutte le parti in causa.

L’avviso di conclusione delle indagini firmato dal pubblico ministero Federica Riolino, il magistrato titolare del fascicolo, contiene alcuni particolari aggiuntivi sulla tragedia. Secondo le ricostruzioni investigative, Meran era uscito dal bagno che si affaccia sul corridoio del piano terra degli uffici della Questura, dove lo attendeva l’agente Rotta. Il dominicano aveva quindi strappato al poliziotto la pistola d’ordinanza (una Beretta 92 Fs calibro 9mm) sparandogli alle spalle tre colpi: al torace, all’addome e alla scapola. Poi aveva premuto quattro volte il grilletto contro Demenego, chino sul collega per soccorrerlo. Le pallottole avevano raggiunto la vittima al torace, all’arteria succlavia e alla milza.

Il resto della scena, con lo straniero che impugna entrambe le pistole dei poliziotti ormai morti mirando sugli altri agenti in cui si imbatte scappando, è documentato da un video.

Meran è in carcere a Verona. In questo periodo è sottoposto a una perizia psichiatrica disposta in incidente probatorio dal gip Massimo Tomassini. Erano stati i legali dell’indagato, gli avvocati Paolo Bevilacqua e Francesco Zacheo, ad avanzare la richiesta di incidente probatorio. Gli psichiatri devono stabilire se il dominicano, quel 4 ottobre, era capace di intendere e di volere. Andrà inoltre accertata la sua pericolosità e la capacità di partecipare a un processo. Il dominicano si sta dimostrando collaborativo e risponde alle domande. Sta peraltro assumendo la terapia farmacologica, inizialmente rifiutata.

La prossima udienza è in programma a settembre: in quella data i periti relazioneranno sull’esito dei loro accertamenti. «Poter accedere agli atti investigativi - osserva l’avvocato Bevilacqua - è significativo soprattutto in relazione all’incidente probatorio. In questo modo pure il collegio peritale può aver contezza dell’intera cornice in cui si è sviluppata la vicenda». —


 

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