Scoperto il busto che raffigura Monsignor Santin a San Giusto 

Un momento della cerimonia di scopertura e il busto dedicato a Monsignor Santin (Foto Bruni)

Vescovo di Trieste e Capodistria dal 1938 al 1975, Defensor Civitatis: l'opera è collocata sulla facciata della Cattedrale LE FOTO DELLE CERIMONIA

TRIESTE. È stato scoperto oggi, lunedì 29 settembre, il busto raffigurante monsignor Antonio Santin, vescovo di Trieste e Capodistria dal 1938 al 1975, Defensor Civitatis, collocato sulla facciata della Cattedrale di San Giusto.

«Del popolo che Dio gli aveva affidato, tragicamente travolto da drammatici eventi - ha sottolineato stasera l'arcivescovo di Trieste, monsignor Giampaolo Grepaldi, durante la cerimonia - monsignor Santin fu Pastore e Padre. In mezzo a mille conflitti, bellici e ideologici si schierò dalla parte di Dio e del popolo. Cercò di far capire quanto fosse distruttivo il mancato riferimento a Dio nel governo di persone e storia e quanto fosse indispensabile il rispetto dei valori morali della persona per costruire un mondo di giustizia e pace.

Soprattutto nella notte tenebrosa che avvolse Trieste e le terre vicine durante le vicende della II guerra mondiale e del dopo guerra, monsignor Santin fu il riflesso di una luce che aveva la sua fonte nel Vangelo di Gesù Crocifisso. Fu un uomo del e per il popolo, perché era un uomo di Dio».

Il 30 aprile 1945, ha ricordato Crepaldi, monsignor Santin invocò la protezione della Madonna per «implorare pietà e salvezza» per Trieste e fece un voto promettendo «ogni sforzo perché fosse eretta una chiesa in suo onore». «Quell'immagine della Madonna di fronte alla quale Santin pregò tra pochi mesi potrà essere oggetto di pubblica e orante venerazione nella Chiesetta dei santi Rocco e Sebastiano in Cavana», ha detto Crepaldi.

Nato a Rovigno nel 1885, monsignor Santin morì nel 1981 e fu sepolto nella cattedrale di San Giusto a Trieste. Il busto - riferisce la Diocesi - opera dello scultore Marcello Mascherini, fuso nella fonderia Railz di Moimacco, è stato collocato su mensole in pietra d'Aurisina. I lavori, coordinati dall'architetto Eugenio Meli ed eseguiti da Rosso costruzioni, sono stati concordati con la Soprintendenza.

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