Coronavirus, quattro mesi fa a Gorizia il "paziente zero" del Fvg

Un dipendente del gruppo Hera venne infettato a Treviso: fu l'inizio della pandemia in regione, che ha causato finora 345 vittime. Oggi a Gorizia cerimonia al Parco della Rimembranza

Coronavirus, Gorizia commemora le vittime a 4 mesi dal primo contagio

GORIZIA Pareva una minaccia soltanto teorica. Confinata alla Cina, lontana anni luce dall’Europa. Ma il Covid-19 è diventato rapidamente un convitato di pietra che ha rivoluzionato la vita di ognuno di noi.

L’incubo in regione partì da Gorizia. Il coronavirus, esattamente 4 mesi fa, fece la sua prima comparsa in Friuli Venezia Giulia infettando un impiegato amministrativo del gruppo Hera. Il suo nome è sempre rimasto ignoto per tutelarlo, per paura venisse additato come untore. Era stato, giorni prima, a Treviso all’ospedale Ca’ Foncello per fare visita a un parente ricoverato.

Raggiunse la località domenica 23 febbraio, quando cioè il focolaio veneto aveva già iniziato pericolosamente a espandersi. Rientrato a Gorizia il 27, iniziò ad accusare febbre alta e altri sintomi influenzali. E il 29 febbraio chiese l’intervento del personale medico e infermieristico che rilevarono la presenza del virus. E nei giorni successivi si ammalarono anche i suoi colleghi, tutti poi guariti, al pari del primo contagiato.



Centoventi giorni dopo, il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna ha voluto organizzare per oggi una cerimonia al Parco della Rimembranza per ricordare le tre vittime goriziane e per ringraziare i tanti che, in questo periodo, hanno lavorato incessantemente per aiutare chi si è trovato in difficoltà. Nell’occasione, verrà piantata una magnolia che sostituirà un’altra pianta uguale seccatasi recentemente. Ad accompagnare questi momenti ci sarà Luca Capizzi con il suo sax, che suonerà “Il silenzio”.

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«Ricorderò sempre il momento in cui mi venne comunicato il primo caso positivo a Gorizia e in regione. Era il 29 febbraio, era un sabato e, lo ammetto, provai un brivido lungo la schiena - ricorda Ziberna -. Capì che era arrivato un nemico che non si conosceva e non si sapeva quanti danni avrebbe causato. È stato un attimo. Poi, ho subito convocato Giunta, Polizia locale, referenti di Protezione civile e assistenza per la mattina del giorno dopo. Era domenica, ma tutti erano presenti. Da allora nessuno ha mollato un attimo. E la città ha risposto in modo incredibile, eccezionale. Con compostezza, seguendo ogni provvedimento con grande senso di responsabilità. Mi sono sentito tutt’uno con la mia gente e quando ho chiesto solidarietà per chi, a causa del virus, era in difficoltà, c’è stata una risposta straordinaria. Sono orgoglioso dei miei concittadini, dei goriziani, con i quali ho condiviso ogni momento in questi quattro mesi, dalle speranze per il calo dei positivi al dolore per le tre persone decedute».



Un grazie rotondo e sincero al personale della sanità. «La Terapia intensiva riservata ai contagiati ha salvato vite. Ringrazio anche gli altri sanitari che hanno fatto sì che, comunque, ci fossero assistenza e cure per chi aveva altri problemi di salute. Poi, la Protezione civile, le associazioni, le forze dell’ordine, il personale comunale, parte del quale ha lavorato 7 giorni su 7 per far partire subito i provvedimenti per aiutare i cittadini».

Il senso della cerimonia odierna è proprio questo: non dimenticare ma guardare, comunque, avanti. «Ci sarà solo un piccolo gruppo di persone in rappresentanza di tutti i segmenti cittadini impegnati in questi mesi, perché dobbiamo comunque rispettare le disposizioni ed evitare assembramenti. Ma sarà tutta la città sarà con noi». Alla cerimonia parteciperanno anche il vicepresidente della Regione Riccardo Riccardi e l’arcivescovo Carlo Maria Redaelli. —

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