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Siglata a Trieste la storica intesa sulla Ferriera di Servola: «Inizia una nuova era»

Con le firme sull’Accordo di programma, chiusa da istituzioni e imprese la partita  per la riconversione. Un coro dal governo fino alla Regione: «Obiettivo raggiunto»

TRIESTE Un incontro ufficiale per rivendicare davanti alla città la conduzione della trattativa che ha portato alla stipula dell’Accordo di programma della Ferriera di Servola. Il ministro triestino Stefano Patuanelli ha voluto che i rappresentanti di istituzioni e imprese si ritrovassero in Prefettura a Trieste per apporre la propria firma davanti a taccuini e telecamere.

Ferriera di Trieste, l'accordo di programma è realtà: il momento della firma

Nella sede del governo, è stato il responsabile dello Sviluppo economico a fare da padrone di casa, accanto al presidente della Regione Massimiliano Fedriga, al sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, al commissario dell’Autorità portuale Mario Sommariva e al presidente di Icop Vittorio Petrucco. Assenti invece i dirigenti del gruppo Arvedi, che lascia la stipula all’avvocato Giovanni Borgna.



Sono i protagonisti di un anno di trattative sulla riconversione del sito, sottoscritta anche dai ministeri di Ambiente e Infrastrutture, dall’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro e dall’Agenzia del Demanio. Tutti a mettere la faccia al cospetto dei triestini: quelli che per vent’anni hanno sperato nello spegnimento dell’altoforno e nella riduzione delle emissioni; quelli che temono per i lavoratori in esubero, che si sommano a quelli già falcidiati dalle tante crisi industriali del territorio. Difficile trovare invece qualcuno che non riconosca il potenziale dell’operazione per lo sviluppo del porto.



«Sono state spesso vicende tumultuose e tortuose – ha detto il prefetto Valerio Valenti – ma che chiudono un percorso e ne aprono un altro. Continueremo a essere vigili, soprattutto per gli sviluppi occupazionali anche alla luce delle perplessità che alcune organizzazioni, come la Fiom, hanno sollevato». Via dunque al nuovo corso (finanziato con oltre 300 milioni fra risorse private e fondi pubblici), che in cinque anni promette di ottenere la dismissione degli impianti ormai spenti, la messa in sicurezza dei terreni, il raddoppio del laminatoio, l’ingresso in campo di Piattaforma logistica Trieste e la realizzazione di un terminal di terra a servizio del futuro Molo VIII. Il tutto col promesso assorbimento degli esuberi da parte di Plt e Fincantieri.

«È un momento storico per la città», ha esordito un emozionato Patuanelli, secondo cui «è stato raggiunto un importante risultato per tutto il Friuli Venezia Giulia, attraverso un intenso lavoro di squadra. Oggi si chiude una fase cominciata oltre cento anni fa e si apre un percorso nuovo, anche grazie all’uso di risorse pubbliche ingenti». L’esponente M5s ha sottolineato la possibilità di «realizzare nell’area della Ferriera una produzione ecosostenibile, che punta alla decarbonizzazione, al rilancio delle attività di logistica e alla salvaguardia dei lavoratori. L’accordo potrà diventare un modello per analoghi processi di riconversione industriale previsti nel nostro Paese».

Per Fedriga, «la chiusura dell’area a caldo segna l’avvio di una nuova era per Trieste. Il raggiungimento dell’obiettivo storico è uno degli impegni che la giunta si è assunta nei confronti dei cittadini e in due anni abbiamo sbloccato una situazione ferma da venti». Il presidente ha ringraziato gli assessori Fabio Scoccimarro e Alessia Rosolen, per aver rispettivamente avviato la trattativa con Arvedi ed essersi battuta per un aumento delle garanzie occupazionali da parte dei privati. «Garantiamo – ha continuato il governatore – la salute dei cittadini, l’occupazione e opportunità di sviluppo in ambito logistico. Spero che ora presto possa sbloccarsi anche il regime extradoganale per i capannoni di FreeEste». Esulta anche Dipiazza: «Dopo quattro campagne elettorali nel segno della Ferriera, abbiamo chiuso un’area inquinante, che creava disagi a chi abita a Servola e a chi vi lavorava. La Piattaforma è una grande opportunità per rilanciare il porto».

Il commissario dell’Autorità portuale Mario Sommariva ha evidenziato che «l’Adp va inteso come il passaggio epocale verso una fase di nuova industrializzazione del territorio, attraverso il recupero di aree importanti all’utilizzo per i traffici portuali e l’infrastrutturazione ferroviaria. Mi auguro che l’Adp sia un accordo pilota rispetto ai tempi delle autorizzazioni del ministero dell’Ambiente e spero che entro due o tre anni si possano cominciare a vedere risultati». Sarà Icop a occuparsi della messa in sicurezza dei terreni dell’area a caldo, «dove – ha spiegato il presidente Petrucco – verrà sviluppato il raccordo ferroviario, presupposto essenziale per sviluppare il Molo VIII: oggi compiamo il primo passo di un percorso che durerà una decina d’anni». Alla passerella manca solo l’ad di Arvedi Mario Caldonazzo, rappresentato dai propri legali. L’azienda siderurgica evita ogni tipo di dichiarazione: per il gruppo cremonese la chiusura dell’area a caldo voluta dalla politica è una ferita che difficilmente si potrà rimarginare. —


 

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