Obbligo di targa per le barche italiane. Subito giù gli affari nei marina sloveni

I primi effetti delle nuove disposizioni di Lubiana che impongono l’immatricolazione anche ai natanti sotto i dieci metri 

TRIESTE C’è ancora confusione tra i marina sloveni a proposito della nuova disposizione di Lubiana che obbliga i diportisti proprietari di barche sotto i 10 metri a immatricolarle se intendono navigare oltreconfine. Ieri, intanto, si sono visti i primi effetti: si è infatti registrato un passaggio minore di diportisti italiani in acque slovene. Ciò che tuttavia è già sicuro, agli occhi del personale impegnato nelle aree di ormeggio del vicino versante, è il fatto che questa normativa inficerà sui ricavi. Parziale sollievo deriva dal fatto che c’è tempo comunque per “istruirsi”, poiché l’applicazione della disposizione è ancora in fase di rodaggio. Sarà dal 15 luglio che bisognerà infatti mettersi effettivamente in regola: per ora la Guardia costiera slovena si limita ad avvisare i “fuorilegge” italiani, rimandandoli indietro. Dopo di che si partirà con le sanzioni amministrative da 160 a 500 euro. E senza patente e assicurazione per il mare territoriale sloveno s’incorrerà in ulteriori sanzioni.


Ed è stata in fondo “magnanima”, per ora, la Capitaneria d’oltreconfine, perché, per chi ancora non lo sapesse, questa normativa, che fa parte del Codice marittimo della Slovenia, è in realtà in vigore da 20 anni, ma si è sempre chiuso un occhio. Da quest’estate subentra invece l’obbligo. Il governo della vicina Repubblica ha deciso di metterlo rigorosamente in pratica, stando alle dichiarazioni ufficiali, in seguito a un incidente avvenuto nel 2019 a Isola su un natante italiano. Il proprietario aveva un’assicurazione che non copriva tutti i danni causati e, da quel che emerge, non si è fatto più vivo, con il risultato che non si è occupato di garantire i costi del recupero del relitto e del suo smantellamento.

Di lì la scelta di chiudere i rubinetti e di imporre a tutti di esibire anche i documenti non obbligatori in Italia. A sentire però gli addetti ai lavori di Capodistria, Isola e Portorose, le informazioni finora ricevute restano frammentarie. Qui i marina sono gettonatissimi, durante l’estate e non, anche dai triestini e dai vicini veneti. «Ho sentito qualcosa in merito a questa legge, ma non so molto», afferma una signora alla reception di Capodistria: «So che i natanti dovrebbero essere immatricolati, ma noi non abbiamo ricevuto alcuna notizia. L’abbiamo saputo dagli italiani che ci chiamano per sapere se possono venire qui». Intanto, proprio a Capodistria, ecco una barca che arriva per fare nafta, ma il proprietario mette le mani avanti: «Il mio mezzo è immatricolato».



A Portorose invece, che dispone del marina più importante della Slovenia, alla reception sono perentori: «Non si può venire se si ha un natante non registrato. Ci sono già i controlli». Ma sbagliano sulle cifre delle sanzioni: «Si rischiano fino a 40 mila euro», dicono. Cifra smentita categoricamente, infatti, dal ministero delle Infrastrutture, che parla appunto di un massimo di 500 euro. Chiari, al contrario, sono i numeri riguardanti le stime degli introiti fornite da Portorose, che quest’anno saranno minori. «Da noi vengono solitamente tanti diportisti italiani con barche sotto i dieci metri», aggiungono dalla reception: «Sarà una somma considerevole quella che perderemo».



Il marina di Isola, infine, ha già ricevuto un documento della Capitaneria, che elenca nel dettaglio tutti i documenti di cui devono disporre i diportisti. E i proprietari dei natanti che non sono registrati ma che sono ormeggiati tutto l’anno in Slovenia, come faranno? «Questo non lo sappiamo», rispondono: «Devono chiamare la Capitaneria». Quel che è certo, per l’appunto, è che oltre la data del 15 luglio i marina non avranno comunque l’obbligo di segnalare eventuali diportisti “fuorilegge”. La Capitaneria però si posizionerà, soprattutto all’inizio, di fronte alle aree di ormeggio e ai benzinai.—


 

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