«Ha vinto la volontà dei cittadini di Trieste. Mai visto un cielo così a Servola»

Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, protagonista dell’operazione

Il ministro “di casa” Patuanelli si gode il momento ma guarda già avanti: «L’occupazione? Ricordo l’impegno di Fincantieri e Icop ad assorbire manodopera e ritengo si possa ragionare su accordi sindacali con le due società» 

TRIESTE. «Non venivo a casa da tanto e vedo l’aria sopra Servola pulita come non l’avevo mai vista». Il ministro Stefano Patuanelli si gode la firma che ha portato al superamento dell’area a caldo dopo una battaglia ambientalista che il M5s triestino ha iniziato dalla fondazione e che ora passa per la tutela dei posti di lavoro.



Chi o cosa ha chiuso la Ferriera?

La volontà dei cittadini, le grandi manifestazioni e il dibattito apertosi anche fra chi si è reso conto che investimenti e impegno della proprietà non sono bastati a ridurre l’impatto dello stabilimento.

Porta a conclusione una battaglia cominciata 15 anni fa.

Assieme a quella contro il rigassificatore. In questo caso centriamo l’obiettivo con un piano che tutela l’occupazione e prevede una riconversione che darà linfa al porto.

Settanta milioni a fondo perduto: ha fatto tutto il Mise?

Come normale che fosse, vista la possibilità di reperire risorse, tanto più in un momento di difficoltà per le casse degli enti locali.

Ferriera di Trieste, l'accordo di programma è realtà: il momento della firma


Giusto mettere danaro pubblico per chiudere un ramo produttivo che rispettava i limiti di emissioni e ha assunto più del previsto?

Siamo in un periodo di grandi transizioni industriali, che vanno indirizzate verso la sostenibilità ambientale, purché ci sia la sostenibilità economica e sociale, garantita appunto dalle risorse pubbliche.

Trieste può permettersi di perdere altra industria?

Oggi l’industria locale produce meno del 10% del Pil complessivo e bisogna invertire la tendenza, risolvendo anzitutto lo storico problema della mancanza di spazio: dobbiamo ridurre la perimetrazione del Sito inquinato e rendere le pratiche meno lunghe e costose. Bisogna poi attrarre investimenti: so che il risultato ancora non c’è, ma ribadisco l’impegno a convincere il Mef sull’extradoganalità di Trieste.

La siderurgia è ancora strategica in Italia?

Sì, perché abbiamo filiere come l’auto motive e la cantieristica. Ma oggi possiamo incidere sulla tutela dell’ambiente attraverso percorsi di totale decarbonizzazione.

Arvedi avrebbe chiuso in ogni caso l’area a caldo?

Domanda da rivolgere al cavaliere. Ma così abbiamo gestito la chiusura, tenendo da conto il nodo occupazione.

Rassicuri i lavoratori: sarà riconversione a esuberi zero?

La riconversione non prevede licenziamenti collettivi e ci sarà grande attenzione sulla riqualificazione professionale durante la realizzazione delle opere. Ricordo poi l’impegno di Fincantieri e Icop ad assorbire manodopera e ritengo si possa ragionare su accordi sindacali con le due società.

Fincantieri si è impegnata tramite ditte esterne. Soluzione precaria?

Soluzione che riguarda una filiera che dà garanzie e alcuni addetti potranno essere assunti direttamente.

I sindacati restano spaccati: cos’ha detto loro?

Che spaccare non è mai stato il mio obiettivo. Tutte le sigle hanno preso atto di una soluzione che non era da loro voluta. Ringrazio chi ha creduto lo stesso alla riconversione e sottoscritto l’accordo sindacale, ma anche la Fiom, perché il pensiero unico non esiste.

Dismissione, messa in sicurezza e nuovi asset: ce la farete in cinque anni?

Non possiamo permetterci di non rispettare le scadenze.

Quanto sono inquinati i terreni sotto l’area a caldo?

Difficilmente si può pensare di trovare un’area più inquinata.

Basterà metterci sopra una colata di calcestruzzo?

L’area viene restituita all’industria, non a una scuola. Il confinamento è una delle pratiche più utilizzate per la messa in sicurezza operativa e permanente, che sarà seguita dal ministero dell’Ambiente.

Poi c’è il barrieramento a mare, ma i 41 milioni di Invitalia sono fermi da sei anni...

Un ritardo che va superato e che dimostra quanto la semplificazione sia indispensabile.

Quanto conta l’Adp per il porto?

Il nostro porto ha grande valore per la sua infrastruttura ferroviaria. Questo intervento la rafforza e crea nuovi spazi per lo stoccaggio di merci. È l’uso naturale dell’area che sorge accanto alla Piattaforma logistica e al futuro Molo VIII.

Preferisce investitori cinesi o europei per la Piattaforma?

Preferisco buone soluzioni.

Il caso D’Agostino. L’emendamento “salva Zeno” passerà? Che ne pensa della decisione dell’Anac sulla decadenza?

Sono ottimista e ribadisco che Zeno è la miglior guida per il porto di Trieste. Non critico una norma che vuole evitare conflitti d’interesse e corruzione, ma il testo porta anche ad applicazioni distorte. La stessa Anac segnala l’opportunità di intervenire.

L’alleanza giallorossa approda anche in Fvg sull’asse Patuanelli-Serracchiani?

Esiste un governo sostenuto da M5s, Pd e altre forze. Normale l’interlocuzione con Debora anche sull’emendamento. Ma le elezioni sono lontane e le alleanze non definite nemmeno nelle regioni che votano fra pochi mesi.

Vuole davvero fare il sindaco?

Non sono più candidabile nel M5s per la regola dei due mandati. Ho fatto una boutade sui social per dire che il Movimento c’è, tanto più alla luce del lavoro che stiamo facendo a Roma, come mostra la riconversione della Ferriera.

A firme fatte, ha un sassolino nella scarpa?

Sotto la Prefettura avrei voluto vedere anche quei comitati che per anni hanno chiesto la chiusura e accusato la politica di non mantenere le promesse. Ora quelle promesse sono realtà.—

D.D.A.. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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