Bike sharing tra disagi e lamentele. E il Comune di Trieste “bacchetta” il gestore

Utenti del servizio di bike sharing mentre tentano di sganciare la bici scelta dalla colonnina

Lettera formale del Municipio alla Bicincittà di Torino. Richiesti più mezzi e manutenzioni quotidiane

TRIESTE Piovono lamentele e critiche verso il servizio di bike sharing a Trieste, inaugurato a febbraio, e il Comune scrive all’azienda che se ne occupa, la Bicincittà srl di Torino, chiedendo una manutenzione più attenta e costante, e un’implementazione dei mezzi a disposizione. Tra i disagi più sentiti dagli utenti c’è la difficoltà di sganciare la due ruote dai supporti, in tante stazioni presenti in città. Dopo aver correttamente aperto l’applicazione, con i propri dati, le persone ricevono il via libera a utilizzare la bici, ma non riescono a sbloccare il fermo.


In più c’è chi segnala danni, piccoli o grandi, e la collegata necessità di riparazioni o sostituzioni di pezzi, mentre non si trovano più in giro i mezzi a pedalata assistita, inseriti nella dotazione iniziale. «Il 21 giugno abbiamo inviato una formale segnalazione all’azienda, perché i disagi riscontrati sono tanti – spiega l’assessore comunale all’Urbanistica Luisa Polli – e abbiamo ricevuto molte proteste, nei mesi scorsi e anche nelle ultime settimane. Anch’io personalmente.

Tra le richieste evidenziate nella mail spedita, quella di poter contare sulla presenza di manutentori quotidianamente, e non ogni due giorni come accadeva finora. E ancora serve sostituire subito le biciclette rotte, provvedere ai malfunzionamenti esistenti e inoltre abbiamo sottolineato la necessità di implementare il parco mezzi in tempi brevi, passando dagli attuali 50 a 90. Non è la prima volta – sottolinea l’assessore – che segnaliamo queste esigenze. Capisco la situazione post Covid-19 – aggiunge – e anche il fatto che talvolta capitino disagi dovuti a comportamenti poco corretti o a usi impropri delle bici, ma credo che, in generale, ci sia bisogno di potenziare e migliorare il servizio quanto prima».



Sui social c’è chi racconta di aver provato a sbloccare il meccanismo per prelevare il mezzo più volte e in diversi punti della città, senza successo, e di essersi trovato insieme ad altre persone con lo stesso problema. Per utilizzare la bicicletta, la via più semplice è quella della app, con la quale si cerca la stazione sulla mappa e si seleziona la colonnina dalla quale si vuole prelevare la bici. Si attendono alcuni “bip” lenti e poi dei “bip” rapidi, prima di estrarre la due ruote. Ma è a questo punto che spesso qualcosa va storto, ed è molto difficile, se non impossibile, staccarla dal supporto. Tra gli utenti poi qualcuno scrive come sia necessario sostituire anche alcuni pezzi, come le luci, spesso non funzionanti.



Ci sono poi da considerare anche gli atti vandalici: gomme a terra, parafanghi divelti, batterie dei modelli elettrici staccate, situazioni segnalate più volte nei mesi scorsi, anche sui social, e capitate fin dai primi giorni di avvio della novità.


Per scongiurare questi comportamenti il Comune, così come molti utenti, si appella al buon senso di tutti, per evitare ulteriori disagi e intoppi. Tanti auspicano comunque che i disguidi possano trovare una rapida soluzione, alla luce del numero sempre crescente di triestini che ormai abitualmente si muovono pedalando, oltre ai turisti, che anche prima dell’emergenza Covid avevano usufruito con successo del bike sharing.



Atteso anche un ritorno dei modelli con la pedalata assistita, per ora introvabili, e inizialmente inseriti appunto nel parco mezzi. «Al momento in alcune stazioni funziona una bici su cinque – racconta Diego Manna, appassionato di bici e referente dell’associazione Bora.la –. Peccato, perché il servizio resta una rivoluzione per Trieste, ma va sicuramente sistemato. In più – ricorda – sono sparite le bici elettriche». —


 

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