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Ferriera di Servola, il futuro è oggi: c'è la firma sull’Accordo da 300 milioni

In Prefettura l’atto finale che dà il via alla riconversione dell’area a caldo in chiave logistica. Tutti i dettagli dell’intesa

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TRIESTE. Oltre trecento milioni tra risorse private e fondi pubblici, per chiudere una pagina secolare dell’industria a Trieste e aprire un nuovo capitolo dello sviluppo del porto. Istituzioni e imprese sottoscriveranno stamani nella sede della Prefettura l’Accordo di programma, che darà il via alla riconversione della Ferriera di Servola e che anticipiamo su queste pagine nella sua versione definitiva.

L’impegno finanziario del gruppo Arvedi, di Icop-Plt e del Mise darà gambe al piano che prevede lo smantellamento dell’area a caldo con relativa messa in sicurezza dei terreni, la creazione di un terminal portuale all’avanguardia da parte di Icop-Plt e il raddoppio del laminatoio a freddo e la riqualificazione della centrale elettrica posseduti da Arvedi.



Altoforno e cokeria sono spenti dal 9 aprile, quando sono giunti al capolinea 123 anni di vita dell’acciaieria. La passerella di oggi, sabato 27 giugno, è stata preceduta da un confronto cominciato l’estate scorsa fra Regione e gruppo Arvedi, sfociato da ottobre negli incontri coordinati dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. Un percorso difficile e non privo di intoppi, segnato dal sollievo della maggioranza dei triestini per la chiusura dello stabilimento ma anche dalla preoccupazione per il destino di 580 lavoratori, per i quali Mise, Regione, Comune e Autorità portuale si sono impegnati su un iter a «esuberi zero».

Il gruppo Arvedi chiude il ciclo di produzione di ghisa a Trieste e si impegna con un piano industriale da duecento milioni, di cui 142 per Servola: meno dei 180 milioni annunciati nei mesi di trattativa, ma l’onere della messa in sicurezza è stato assunto alla fine in gran parte da Icop-Plt. I restanti sessanta milioni a carico di Arvedi saranno spesi per il sito di Cremona.

A parziale copertura, la società incasserà dal Mise settanta milioni a fondo perduto: 45 per Trieste (inclusi i 15 stanziati anni fa per l’area di crisi complessa di Trieste) e 25 per Cremona. Al tavolo della trattativa, l’ad Mario Caldonazzo ha d’altronde sempre posto la questione del sostegno pubblico per mantenere occupati 417 dipendenti. Fermi da anni, sono infine a disposizione altri 41 milioni di fondi statali, assegnati a Invitalia per produrre il barrieramento a mare dei terreni inquinati da benzene.

Il programma di Arvedi è inserito nella strategia di decarbonizzazione del gruppo, che punta a creare un ciclo produttivo basato sempre meno sulla ghisa e sempre più sul reimpiego di rottami. L’investimento maggiore sono gli 86 milioni per smantellare gli impianti dell’area a caldo e potenziare il laminatoio, che accoglierà quasi duecento lavoratori finora in forza alla produzione di ghisa: nell’area a freddo verranno installate una linea di zincatura e verniciatura, ma per il futuro c’è pure l’ipotesi di una nuova linea di ricottura continua. Altri 56 milioni serviranno per sostituire la turbina della centrale elettrica, che funzionerà a metano e non più con i gas del ciclo siderurgico.

Arvedi utilizzerà la banchina a ridosso del laminatoio per far arrivare ghisa e rottami da spedire in treno alla volta di Cremona e per far partire via nave i coils di metallo lavorato. La banchina è oggi in concessione all’azienda lombarda, ma sarà data in gestione a Icop-Plt, che svolgerà queste operazioni per conto dell’acciaieria. Si tratta solo di un dettaglio dell’accordo da venti milioni sulla compravendita dei terreni mediato dall’allora presidente dell’Authority Zeno D’Agostino e da Patuanelli.

Alla fine di un complicato percorso di permute, sdemanializzazioni e demanializzazioni fra terreni privati e statali, l’intesa vedrà i terminalisti della Piattaforma logistica subentrare nel controllo dei centomila metri quadrati dell’attuale area a caldo. Vi sorgerà un terminal portuale a servizio della Piattaforma logistica e del Molo VIII, il cui primo lotto potrebbe essere realizzato entro il 2030, con la partecipazione di nuovi investitori stranieri in trattativa con Plt.

Proprio le indiscrezioni sull’avvio della stima del valore dei terreni da parte dell’Autorità portuale avevano accelerato nell’agosto scorso il confronto sulla riconversione. Icop-Plt ne è rimasta estranea fino a marzo, quando la società friulana ha chiuso l’accordo con Arvedi e si è seduta al tavolo dell’Accordo di programma, intenzionata a realizzare spazi per lo stoccaggio delle merci, accanto a una nuova stazione.

La compravendita da venti milioni fa parte del pacchetto da 130 milioni che Icop-Plt investirà per la realizzazione (in cinque anni) della messa in sicurezza dei terreni e di un terminal per container e rimorchi. Se ne occuperà il costruttore Vittorio Petrucco, che con la sua Icop ha fondato la società Piattaforma logistica Trieste assieme allo spedizioniere Francesco Parisi. I progetti la chiamano “Grande stazione di Servola”: ampi piazzali, un folto fascio di binari e il collegamento con la viabilità autostradale, che fanno dell’area la pietra di volta per lo sviluppo del Molo VIII. L’ultimo nodo dovrà essere sciolto dopo la firma dell’Adp e riguarda il ruolo di Rete ferroviaria italiana e Anas, coinvolte nella realizzazione della stazione e dello svincolo autostradale, ma con cui non risultano patti sottoscritti.

Il terminal occuperà 29 ettari tra piazzali, allungamento della banchina della Piattaforma logistica e ammodernamento di altri 350 metri di attracco vicino al laminatoio per le attività logistiche legate alla siderurgia. Secondo le previsioni di Icop-Plt, il complesso dei moli ottenuti in concessione per 26 anni produrrà ricavi per 23 milioni all’anno, movimentando 120 mila container, 12 mila tank container, 50 mila ro-ro e le rinfuse per l’attività di Arvedi. 


 

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