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Le garanzie della politica per tutti i 580 lavoratori, ma nei patti scritti mancano 163 addetti

Ministero dello Sviluppo economico e Regione Fvg hanno ottenuto da Fincantieri e Piattaforma logistica Trieste l’impegno a intervenire

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TRIESTE. La politica promette che la riconversione produrrà più posti di lavoro di quelli attuali, ma la firma dell’Accordo di programma tiene col fiato sospeso 580 persone, che sono coperte da tre anni di cassa integrazione ma si domandano se tutti i tasselli dei piani industriali andranno al loro posto in tempo. Mentre le diverse visioni sulle prospettive future hanno spaccato il fronte sindacale, l’intesa fra gruppo Arvedi e sigle favorevoli tutela il posto di 417 dipendenti. Le incognite maggiori riguardano i 163 lavoratori esclusi, per i quali Mise e Regione hanno ottenuto garanzie di assorbimento rispettivamente da Fincantieri e Piattaforma logistica.

La fotografia della Ferriera scattata dall’Adp al momento dello spegnimento vede 310 addetti nell’area a caldo, 51 nel personale di staff, 140 nel laminatoio, 41 nella centrale elettrica e 38 in banchina. La proprietà si è impegnata per 417 di essi: a operazione conclusa, il laminatoio raddoppiato conterà 338 dipendenti, 18 il personale di staff, 25 la centrale e 36 la banchina, destinata a passare sotto Plt. Rimangono 163 esuberi: 97 tempi indeterminati e 66 interinali cui non è stato rinnovato il contratto.

Arvedi ha proposto pensionamenti anticipati (calcolando 58 lavoratori con requisiti), il trasferimento a Cremona, la buonuscita da 28 mila euro lordi o il passaggio a società terze. Ma le promesse assunzioni da parte del Csn di San Giorgio di Nogaro sono sfumate ed è solo un’ipotesi l’apertura di una linea di ricottura nel laminatoio, che darebbe lavoro a cinquanta esuberi. E proprio cinquanta di essi verranno intanto impiegati per un anno nei lavori di dismissione dell’area a caldo, senza avere garanzie successive.

Nell’accordo sindacale, Fim Cisl, Uilm, Failms e Usb hanno fatto inserire un riferimento agli impegni della politica sulla difesa di tutti gli occupati. Da una parte, il ministro Stefano Patuanelli ha ribadito anche nell’ultima riunione ufficiale la disponibilità dell’ad di Fincantieri Giuseppe Bono ad assorbire le eccedenze attraverso ditte esterne in appalto. Dall’altra, il presidente Massimiliano Fedriga e l’assessore Alessia Rosolen sono intervenuti su Piattaforma logistica Trieste. Pur sollecitato da Mise e Regione, il gruppo Arvedi non ha accettato di ritoccare i numeri del piano industriale.

Nel caso di Fincantieri e Plt gli accordi non sono ancora scritti e ciò porta la Fiom Cgil a criticare duramente chiusura dell’impianto e garanzie dell’Adp. E se il referendum interno ha visto una fabbrica stanca e poco propensa alla mobilitazione spaccarsi tra il 59% dei dipendenti pro riconversione e il 41% contrario, fra i sindacati è in atto una frattura che rischia di protrarsi per anni, dopo mesi di accuse tra le sigle del sì e la Fiom.

Plt erediterà le maestranze della banchina e conta di fare settanta nuove assunzioni (53 operativi, 10 tecnici e 7 amministrativi). La società avrebbe voluto selezionare personale formato, ma ha accettato di reclutare alcune decine di esuberi più giovani, che per due anni seguiranno percorsi di formazione retribuita con fondi della Regione. Potrebbe toccare a una parte degli interinali, che sono i più esposti perché non coperti dalla cassa integrazione.

In assenza della ricottura, una quota di lavoratori di mezza età potrebbe invece finire nell’appalto Fincantieri dopo aver concluso la bonifica. Al momento sono garantiti da 24 mesi (più 12) di cigs a rotazione, che Arvedi ha maggiorato con 346 euro lordi al mese, assicurando pure un’integrazione per i prepensionandi da 1.175 euro lordi ogni mese di Naspi. Durante la cassa i lavoratori saranno riqualificati per le nuove mansioni, sperando che la riconversione avvenga nei tempi: per ampliare il laminatoio ci vorranno ad esempio due anni dall’ordine dei macchinari. 

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