Gli 80 anni di Nelia, pioniera del paracadute: «Sognavo di volare, mi davano della pazza»

La goriziana Nelia Buch

Il brevetto nel 1962 e quei cinque lanci nel vuoto: «Mio marito era preoccupato, arrivarono tre figli in tre anni e smisi...» 

GORIZIA Da quel volo lontano, il primo, un sogno realizzato per lei e in fondo un messaggio forte e meraviglioso per tantissime altre donne goriziane e italiane in generale, sono passati quasi sessant’anni. Eppure sembra un attimo fa, almeno ad ascoltare la voce e le parole di Nelia Buch, che ieri ha festeggiato assieme a tutti i suoi cari l’ottantesimo compleanno – con una cena in un locale della città –, ma è capace ancora di trasmettere la stessa passione e lo stesso entusiasmo da ragazzina che aveva allora. A 22 anni, quando nei cieli sopra l’aeroporto di Treviso (era il 1962) fu tra le pioniere del paracadutismo femminile, prendendo il brevetto che ai tempi era sostanzialmente affare solo da uomini. Poco importa, Nelia era già nel futuro.

Nelia Buch oggi fotografata da Roberto Marega


Istriana d’origine, nata a Cittanova d’Istria il 26 giugno 1940, Nelia ha saputo inseguire e vivere i suoi sogni in un’epoca in cui quasi sempre alle donne questo non era permesso. Figuriamoci, poi, quando significava far qualcosa giudicato esclusiva dell’altro sesso. «Oggi le donne sono emancipate, possono fare ciò che vogliono, hanno autonomia e talvolta anche potere – racconta –. Certo, non tutti i problemi di disuguaglianza sono risolti, ma è diverso rispetto a quando ero giovane io. Amavo volare, sognavo di pilotare gli aerei, ma non mi è stato possibile. Così mi sono per così dire accontentata dei lanci con il paracadute, e anche così mi dicevano che ero pazza, sempre unica donna in mezzo a gruppi di uomini. Ma io i lanci e il volo me li sognavo anche la notte, non potevo rinunciare, e così ho realizzato i miei desideri».

Un'altra immagine storica di Nelia Buch

Almeno fino a quando uno “zampino” non ce lo ha messo il marito Nello. «Eh già, lui era preoccupato per me, aveva paura e non voleva mi lanciassi – ricorda con affetto Nelia –. Così mi disse che almeno diventando mamma avrei dovuto prendermi una pausa: sta di fatto che dopo esserci sposati sono arrivati tre figli in tre anni, e con il paracadute non mi sono più lanciata. In compenso devo aver trasmesso un po’ della mia passione per il volo, visto che uno dei miei figli, Piero, è comandante dell’Alitalia. Lui però, me l’ha detto più volte, non ci penserebbe mai a fare il paracadutista».

Ma l’avventurosa goriziana, che ha praticato anche il nuoto a livello agonistico, non ha mai voluto rinunciare alla sua gioia di vivere e alle sue passioni. «Certo, con la responsabilità di una famiglia non ci si potevano permettere troppi voli pindarici, ma ho continuato a frequentare le cene sociali e le attività promosse dai miei colleghi paracadutisti», precisa Nelia, che alla fine della sua breve ma intensa “carriera” ha sommato in totale cinque lanci completi. Il tutto lasciando poi spazio a un’altra avventura che l’ha resa particolarmente popolare e apprezzata in città, ovvero quella lavorativa alla Standa di corso Verdi. Negozio del quale ha rappresentato uno dei volti e dei sorrisi simbolo, dalla metà degli anni Sessanta fino alla chiusura.

«Ho tantissimi bei ricordi, e sono orgogliosa di tutto ciò che ho fatto – dice, consapevole in cuor suo, di aver anticipato un po’ di quella rivoluzione che ha modificato il ruolo femminile nella società –. Cosa sogno per le donne di domani? Sempre di più una parità con gli uomini, certo, ma in generale soprattutto che possano fare ciò che sanno fare, o che sognano di fare». —

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