Dal Municipio 800 mila euro per allestire il centro congressi

La cifra servirà a pagare gli impianti necessari al funzionamento “da remoto” e non comporta variazioni dell’assetto del project financing in Porto vecchio



Alla fine il Comune “si sostituisce” alle Generali e provvede a pagare gli impianti necessari al funzionamento “da remoto” del Centro congressi in Porto vecchio. Lo farà con un contributo di 800.000 euro provenienti dall’avanzo di esercizio. Dal punto di vista tecnico il Municipio approverà la seconda perizia di variante, che passerà al vaglio del Consiglio comunale. La dazione - assicurano in largo Granatieri - non pregiudica l’assetto del project financing, poiché il Comune resta sotto la soglia del 49%.


Un epilogo un po’ improvviso, che comunque sblocca l’impasse gestionale e finanziario di Tcc (Trieste convention center), la società privata che ha in concessione il nascente compendio espositivo-convegnistico. La decisione è stata presa dal sindaco Roberto Dipiazza in seguito a un recente sopralluogo ai Magazzini 27-28-28 bis, che andranno a costituire la struttura congressuale.

La mossa di Dipiazza pare sia stata sollecitata dallo stesso referente di Fit-Esof a Trieste, Stefano Fantoni, preoccupato dal fatto che ai primi di settembre si inaugurerà la manifestazione scientifica Esof2020 ma continua ad aleggiare una preoccupante incertezza sull’allestimento dei tre hangar.

Il nuovo presidente di Tcc, Paolo Marchesi, che un mese fa aveva preso il posto di Diego Bravar, era stato esplicito nel sottolineare come il futuro di Tcc era appeso al rispetto dell’equilibrio finanziario. Tcc ha un’esposizione di 7,5 milioni di euro nei confronti del sistema creditizio (Bpm, Bcc Staranzano, Frie, Civibank, Mps, Unicredit, Intesa San Paolo, Cassa rurale Fvg), denari che - ha rimarcato Marchesi - andranno restituiti.

A questi soldi avrebbero dovuto/potuto aggiungersi 3 milioni “prestati” dalle Generali, che sono una delle tre principali azioniste della società insieme alla Trieste Valley di Bravar e alla Illycaffè, tutte e tre dotate di una share attorno al 12%. La compagnia pareva poco propensa a intervenire durante il periodo-Bravar, per cui si riteneva che l’arrivo di Marchesi, ritenuto vicino al Leone e a Illy, agevolasse l’operazione di finanziamento. Per la verità Marchesi si era espresso con molta prudenza su questo punto, evidenziando come anche i 3 milioni delle Generali dovessero poi essere restituiti. Già, restituiti: ma quando? Con quali oneri? Con quali introiti e da quale mercato, nel momento in cui il settore espositivo-convegnistico è uno dei più colpiti dalle ripercussioni economiche dell’epidemia?

La questione rischiava di incartarsi e così Dipiazza ha tagliato il più classico dei nodi gordiani. Un esito molto triestino, nel quale la mano pubblica sopperisce a timidezze e ritrosie del settore privato. Non va dimenticato che il Municipio ha già scommesso 5 milioni sul centro congressi, pari al 42% del project financing, e paga il ponte di vetro (80.000 euro) che collegherà i tre magazzini. Un ponte con qualche sospiro—



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