Confine della Transalpina a Gorizia aperto solo a italiani e sloveni

Il cartello apparso alla Transalpina (Bumbaca)

Spunta nella piazza un cartello del governo di Lubiana dopo i casi di Covid-19 riscontrati a Nova Gorica

GORIZIA Un segnale stradale troneggia in piazza della Transalpina, alla destra del mosaico. Per pochissimi centimetri, è in territorio sloveno. È un segnale circolare, quindi di divieto: rosso il perimetro, giallo lo sfondo (usato in Slovenia). È un segnale di divieto di transito ai pedoni. Per quanti non conoscessero la segnaletica stradale e per meglio specificare a chi il divieto si riferisce, una tabella trilingue, in sloveno, in inglese e in italiano, fuga ogni dubbio: “eccetto i cittadini della Repubblica di Slovenia e della Repubblica Italiana”.



Se le parole (e i segnali) hanno un significato quanti sono di Grado o di Caltanissetta o di Ascoli Piceno, di Nova Gorica o di Lubiana o di Maribor possono tranquillamente traversare a piedi il confine di piazza Transalpina. Ma basta essere di Klagenfurt o di Madrid, di Stoccolma o di Los Angeles per non poterlo più fare. Insomma, il passaggio del confine della Transalpina pur senza cani da guardia, fili spinati e reticolati vari è interdetto a quanti non sono italiani e sloveni.



Nei giorni scorsi, il segnale aveva fatto capolino anche sul mosaico della stessa piazza, sempre rivolto unicamente verso Gorizia, e, in precedenza, in territorio italiano, nell’area antistante al mosaico, suscitando reazioni stupite. Ma il blocco del confine non era ormai superato? Come è possibile che un segnale sloveno venga collocato a Gorizia? Perché un austriaco, uno spagnolo o un altro cittadino non italiano e non sloveno non può passeggiare indisturbato per piazza Transalpina? Perché, in sostanza, operare certe differenze tra Paesi dell’Unione Europea? Ecco alcune domande che in questi giorni più di qualcuno si è posto.

«È un’iniziativa del governo sloveno a seguito dei nuovi focolai di coronavirus arrivati dalla Bosnia – commenta il sindaco Rodolfo Ziberna –. In ogni caso, il segnale non incide sui rapporti tra Italia e Slovenia né tra quelli Gorizia-Nova Gorica. Inoltre, si tratta di un cartello che, a quanto mi risulta, è stato collocato anche altrove e, comunque, sempre in luoghi non presidiati. E chi, per esempio, viene dalla Francia o da un altro Paese, può comunque attraversare il confine, ma, appunto, non in piazza Transalpina. Il fatto che il cartello sia verso l’Italia e non verso la Slovenia poi, la cosa è assolutamente logica: si rivolge a chi deve entrare in Slovenia, non nei confronti di chi deve uscire. Altri Paesi non possono certo sostituirsi alle autorità italiane».



Resta il fatto che il segnale è stato visto per qualche ora in territorio italiano. «Evidentemente per errore», conclude il primo cittadino di Gorizia. Insomma, è un altro tassello che si aggiunge a quelli dei mesi scorsi, con il confine italo-sloveno che, a causa della diffusione del Covid-19, aveva ripreso ad animare i fantasmi di un tempo non tanto remoto. Perché i ricordi di quando andare a Nova Gorica voleva dire compiere un’odissea con tanto di prepustnica sono ancora assai vivi nella mente di molti goriziani che li vorrebbero definitivamente cancellare. E il fatto che il segnale sia comparso in un periodo che ha visto il blocco, e il successivo sblocco, dei confini tra Italia e Slovenia, non ha fatto altro che sollevare perplessità ancor maggiori rispetto a quelle che avrebbe suscitato in un altro momento. —

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