Gorizia, l’artista Riz e il contagio al 5° test: «Chiarezza sulla morte di Flavio»

Flavio Riz

Parla Gianna, la compagna vicina da quarant’anni al goriziano deceduto per Covid-19: «Ricovero causa una costola rotta, dopo 4 tamponi negativi aspettava la riabilitazione...» 

GORIZIA Era un artista Flavio Riz. Bravo, capace, ammirato. «Il suo modello era l’espressionismo», racconta con un filo di voce Gianna, la sua compagna per quarant’anni. La sua passione per la pittura ma anche per la scultura era un qualcosa di innato. E chissà quanti altri quadri e sculture avrebbe prodotto se un nemico subdolo e invisibile non gli avesse sbarrato tragicamente la strada, dopo una dura battaglia per la vita durata 108 giorni.

Riz, infatti, è la terza vittima del coronavirus a Gorizia. Il sessantottenne soffriva anche di altre patologie ma il Covid ha finito con l’appesantire la sua situazione medica e sanitaria. «Flavio aveva effettuato più di una mostra nella galleria di via Nizza. L’arte era la sua vita. E aveva vinto anche un importante premio di pittura a Gemona».



Al suo attivo, poi, partecipazioni a concorsi anche a Trieste e in altre località della regione. «Ma era anche molto appassionato di scultura. Una persona sensibile, dai mille interessi, un’artista a tutto tondo», il ricordo di colei che ha condiviso con lui una buona fetta della sua vita. Autodidatta, Riz ha sempre proposto quadri di matrice espressionistica dove non comparivano anonime figure passive, ma vere forme in azione “urlate” dalla creatività dell’artista. Da sempre l’attività pittorica di Riz si era incentrata sulla rappresentazione visiva di ricerche psicologiche dell’essere umano mediante ricordi, emozioni, misteri. In molti ricordano ancora oggi il proficuo periodo sul tema della coppia.

Poi, all’improvviso, si è aperto davanti a lui un tunnel buio. Con l’accavallarsi di speranze, ottimismo, cupo pessimismo in un saliscendi di emozioni. «Flavio è entrato in ospedale, al San Giovanni di Dio a Gorizia, il 3 marzo scorso. Aveva dovuto ricorrere alle cure del personale sanitario in seguito a una caduta che gli aveva procurato la frattura di una costola», racconta ancora Gianna. Poi, alcune problematiche di carattere neurologico, che avevano comportato il suo ricovero nel reparto di Neurologia.

Ma sono stati i momenti successivi quelli più duri da digerire. «Flavio, durante la sua permanenza in ospedale, è stato sottoposto a ben quattro tamponi che sono risultati, tutti, negativi. Quindi, inizialmente, il Covid-19 non era entrato nel suo corpo». Poi, la beffa tremenda. «Il giorno stesso in cui era stato disposto il suo trasferimento al Gervasutta di Udine per il recupero definitivo, è stato sottoposto ancora al test del tampone. E, sorprendentemente, ha dato responso positivo dopo che nelle quattro precedenti occasioni l’esito, lo ripeto, era sempre stato negativo».

Ed è così che anche la sua destinazione è repentinamente cambiata. Perché Riz non ha più raggiunto il Gervasutta a Udine ma è stato destinato al reparto Covid-19 di Cattinara, a Trieste. «Dal luogo in cui avrebbe potuto e dovuto recuperare grazie a sedute di fisioterapia e quant’altro, Flavio si è ritrovato in Terapia intensiva nell’ospedale del capoluogo giuliano. Dalla luce al buio. Dalla speranza al pessimismo». Gianna non vuole fare polemiche. Però, sommessamente e senza urlare, fa un appello: «Voglio sapere cos’è successo, perché il mio compagno è entrato in ospedale che non era infettato dal Covid e i quattro tamponi negativi lo dimostrano. Poi, ad un certo punto, si è scoperto che il virus l’aveva colpito. Come è potuto succedere? Perché è successo?». Gianna vuole che la verità emerga.

«Sono stati 108 giorni difficili. In certi momenti, pareva fosse sulla via del recupero, altre volte mi dicevano che la situazione era grave. Ho vissuto un incubo, anche perché ho dovuto vivere sempre lontano da lui. Approfitto di questa chiacchierata per ringraziare il personale di Cattinara che è stato sempre molto gentile e comprensivo. Ma credo sia giusto che Asugi spieghi perché Flavio è entrato al San Giovanni senza il Covid-19 ed è uscito dallo stesso nosocomio con il virus».

Come si ricorderà, assieme a lui, era rimasto infettato in Neurologia anche un paziente di Turriaco che, però, è riuscito a vincere la battaglia contro il virus. «I funerali? Non sono stati ancora fissati. La procedura non è affatto semplice», conclude addolorata Gianna. —

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