Case di riposo infette da coronavirus: i dipendenti triestini fanno causa al Comune

Pronte a partire le azioni legali degli operatori di Casa Serena, Casa Bartoli  e Gregoretti. Sotto tiro le falle della gestione dell’emergenza e la poca sicurezza

TRIESTE Non più solo infermieri, operatori sociosanitari e medici ospedalieri. Ora anche i dipendenti comunali si preparano ad avviare battaglie legale per denunciare falle della gestione dell’emergenza Covid che li avrebbero esposti a gravi pericoli. Accade a Trieste, dove il personale impegnato nelle case di riposo municipali è appunto in procinto di fare causa all’amministrazione Dipiazza. Un’offensiva, quella dei comunali, che si salda appunto all’iniziativa già adottata dai sanitari, che chiameranno in tribunale i vertici dell’Azienda sanitaria contro cui hanno avviato cause civili.



La vicenda è nella mani della Cgil, che si è rivolta al legale di fiducia: l’avvocato Giovanni Ventura. Alla base della decisione, spiegano Virgilio Toso e Serena Miniussi, sindacalisti del comparto Funzione pubblica, «c’è la volontà di fare chiarezza. In una prima fase il sistema era impegnato in una situazione nuova, poi però le cose non sono migliorate. La sensazione è di aver avuto in prima linea gli operatori, mentre chi avrebbe dovuto trovare le soluzioni, quindi i vertici, lontano dai problemi».



Il Comune di Trieste ha in capo tre residenze per anziani: Casa Bartoli e Casa Serena, identificate insieme come un unico “centro per l’anziano” essendo collegate tra loro, per un totale di 206 posti, e il Gregoretti con 91 posti. I dipendenti comunali diretti sono 16 mentre altre 150/200 persone, secondo le stime della Cgil, sono dipendenti delle cooperative. «Parliamo di lavoratori - aggiunge Miniussi - passati dall’attività ordinaria alla straordinarietà. È completamente mancata una gestione coordinata della situazione. Basta pensare che gli operatori hanno usato per un lungo periodo delle cerate gialle perché mancavano i Dispositivi di protezione individuali, mal gestiti a tutti i livelli. Non potevano bere o andare in bagno perché avrebbero dovuto togliersi camici, guanti e altro e poi cambiarli, con il rischio però di finirli. Alcuni per ovviare al problema sono stati costretti a indossare il pannolone».



Allo stress fisico si è aggiunto quello psicologico. «Da un lato il timore di portare il virus a casa - spiega la sindacalista -, dall’altro la necessità di aiutare mentalmente gli ospiti delle case di riposo. Molti operatori hanno giocato, riso e scherzato intrattenendo gli anziani che si sono trovati inevitabilmente isolati. Con il dramma poi di vederli spegnersi a causa del Covid. Tutto questo senza avere la certezza di essere negativi al tampone a causa della lunghezza dei tempi per le analisi, in alcuni casi più di due settimane». «C’è stato un periodo di difficoltà all’inizio della pandemia - aggiunge Toso - nel quale il datore di lavoro non poteva fare nulla, ma esiste anche un dopo. Noi vogliamo fare chiarezza a tutela delle persone che hanno continuato a lavorare con profondo senso del dovere. Lo scopo di questi procedimenti legali è chiaro». «Penso anche ai dipendenti delle cooperative - prosegue Toso - e pure alle logiche non adeguare degli appalti, visto che al momento non sono stati aumentati i costi nonostante è evidente che le spese saranno maggiori».



I due sindacalisti sollevano inoltre il tema dei premi agli operatori delle case di riposo. «Ai sanitari, giustamente, viene riconosciuta una premialità a fronte del grande impegno durante la pandemia. Agli infermieri, Oss e personale delle residenze per anziani, invece, non verrà dato niente».

Infine i timori legati a una possibile recrudescenza del Covid. «Abbiamo visto che il sistema non si è fatto trovare pronto, anche a causa dei continui tagli alla sanità. Adesso è il momento di lavorare per evitare il ripetersi di situazioni analoghe: servono investimenti sulla prevenzione e sulla sicurezza». —


 

Merluzzo al vapore al pomodoro e taggiasche, farro, cime di rapa alle mandorle

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi