Violenze sui migranti, Zagabria rimuove due agenti dal servizio

Avviate per la prima volta procedure disciplinari: «Ma è un episodio isolato». Azioni della polizia da monitorare, emerge un caso sui finanziamenti dall’Ue

BELGRADO Accuse, sospetti, qualche indiretta conferma da un episodio che potrebbe imbarazzare Zagabria. E nuove ombre. Ombre che continuano ad allungarsi sul comportamento delle forze dell’ordine e della polizia di frontiera della Croazia, oltre che delle autorità di Zagabria, in prima fila nella difesa del “limes” dell’Unione europea, da proteggere e sigillare, facendo argine ai tantissimi migranti e profughi che continuano ad affluire dalla Bosnia-Erzegovina. E il blocco avverrebbe, sostengono da anni autorevoli media locali e internazionali, Ong e attivisti, con metodi spesso violenti e brutali: l’ultima denuncia in ordine di tempo è arrivata da un report di Amnesty International.

Zagabria ha sempre negato e continua a farlo con sdegno. Ma qualcosa di vero, in quelle accuse, ci sarebbe. E ci sarebbe anche qualcosa in più: la copertura delle istituzioni della Ue sul mancato monitoraggio da parte di Zagabria dell’azione della polizia croata.


È questo quanto ha sostenuto il solitamente ben informato quotidiano britannico The Guardian, che ha messo le mani su «email interne» tra funzionari della Commissione europea, preoccupatissimi per il possibile scoppio di uno scandalo pubblico in caso di una «rivelazione piena del mancato impegno da parte della Croazia su un meccanismo di monitoraggio concordato con i ministri» dell’Unione, in cambio dell’esborso di sostanziosi fondi Ue, ha scritto il giornale inglese. Fondi, ha ricordato lo stesso quotidiano, su cui gravava una precisa condizione: il controllo severo del comportamento delle guardie confinarie croate e della polizia di Zagabria, assicurandosi che non usino violenza o metodi eterodossi contro gli stranieri che tentano l’ingresso irregolare nel Paese Ue.

Era il dicembre 2018, quando Bruxelles diede luce verde al meccanismo di supervisione, la via per «garantire che tutte le misure implementate ai confini esterni della Ue siano proporzionate e nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e delle leggi d’asilo della Ue». Il “premio”? Quasi sette milioni di euro, da utilizzare anche per la protezione della frontiera. Secondo il Guardian, Zagabria avrebbe assicurato che parte dei soldi sarebbero stati assegnati all’Onu e a una importante Ong croata, per «creare il meccanismo di supervisione, ma entrambe le organizzazioni hanno negato di aver ricevuto il denaro» e di esser mai state coinvolte in operazioni di controllo.

Già lo scorso gennaio una europarlamentare irlandese, Clare Daly, aveva voluto vederci chiaro chiedendo informazioni alla Commissione. Commissione che, secondo il Guardian, «non avrebbe informato» pienamente la politica irlandese del fatto che Zagabria avrebbe speso una minuscola frazione dei fondi destinati al monitoraggio, mentre avrebbe attivato canali per verificare come dare «dei tocchi finali» benevoli a un rapporto sul tema, per non mettere del tutto in cattiva luce la Croazia.

Di certo, il caso non si chiuderà in breve tempo. Così come non sta scemando il polverone delle accuse contro le presunte violenze della polizia croata. Qualcosa, anche nel “muro di gomma” croato, sembra però cambiare. Lo confermano i seri problemi per due agenti, che l’11 giugno scorso sarebbero stati coinvolti nel ferimento di un migrante afghano, in arrivo dalla Bosnia, nei pressi di Karlovac. Dopo un’indagine interna, i due sono stati addirittura fermati – è il primo caso del genere – e poi «rimossi dal servizio e sono scattate le procedure disciplinari», ha fatto sapere la polizia di Zagabria. Ma attenzione, si tratterebbe soltanto di un caso isolato, ha avvisato il ministro degli Interni croato, Davor Bozinović, che ha parlato di un sistema di controllo sano e capace, che «reagisce velocemente ed efficacemente» in episodi del genere. —


 

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