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E in Croazia via libera all’arrivo di tutti i turisti. Superato il vincolo dell’ormeggio “stabile”

Vacanze possibili anche per chi non tiene la propria imbarcazione durante l’anno in uno dei marina locali. Resta l’obbligo di “segnalarsi”

Andrea Marsanich
2 minuti di lettura

FIUME Doveva essere la stagione dei primati, con le acque croate dell’Adriatico piene zeppe di diportisti stranieri. E invece la pandemia ha finito per guastare i piani del turismo nautico in Croazia, provocando un fuggi fuggi di imbarcazioni e una pioggia di prenotazioni annullate. Zagabria, in ogni caso, ci crede ancora. Per questo dal 13 giugno ha riaperto i valichi di confine marittimi, facendo tirare un sospiro di sollievo ai tanti armatori d’oltreconfine, in testa quelli triestini e isontini, abituati da decenni ad invadere le acque istro – quarnerino – dalmate.

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Le vacanze in barca nelle perle dei mari croati si potranno ancora fare. La rassicurazione arriva dal marina di Ponte (Punat), nell’isola di Veglia (il più vecchio porticciolo turistico in Croazia, inaugurato nel 1964). Da lì spiegano che l’ingresso nelle acque del Paese sarà consentito non solo a chi ha la propria barca ormeggiata in un marina croato (cosa diffusissima anche tra gli italiani), ma anche ai turisti “puri”. Un’indicazione non scontata visto che fino a poche settimane fa la Croazia aveva preso in esame solo la prima tipologia di diportisti, chiarendo di consentire loro di entrare nel Paese a fronte dell’esibizione del documento comprovante la proprietà della barca, come anche del contratto che attesta la titolarità o la concessione dell’ormeggio. Ammesso anche il documento rilasciato dal porticciolo turistico con l’indicazione del posto barca assegnato al natante di proprietà del cittadino straniero.

Ora invece, come detto, viene precisato che la possibilità di fare una crociera tra Rovigno, Cherso e le Incoronate verrà estesa a tutti i diportisti italiani, compresi quelli che tengono la propria barca ormeggiata nel loro Paese d’origine. Basterà “segnalarsi” alle autorità di Polizia marittima, passaggio peraltro già previsto e obbligatorio da tempo. Chi parte da Trieste, per esempio, dovrà quindi recarsi nella sede della Capitaneria di porto di Umago, oppure a Pola, ed esibire lì i propri documenti, quelli relativi all’imbarcazione ed eventuali prenotazioni effettuate nei marina o nei porticcioli turistici. Dopodiché si potrà proseguire con la navigazione in acque croate o raggiungere il marina desiderato, con l’impegno però a segnalare eventuali casi di contagio tra i membri dell’equipaggio.

Infine il capitolo tassa di soggiorno. Andrà pagata anche quest’anno, o nelle capitanerie o nelle strutture turistiche. Ricordiamo che il balzello va pagato per le imbarcazioni di lunghezza superiore ai 5 metri e con posti letto. Tale tassa viene computata in base alla lunghezza della barca e alla durata del soggiorno. Non si tiene invece in considerazione il numero delle persone a bordo. Sono cinque le categorie d’imposta: da 5 a 9 metri, da 9 a 12, da 12 a 15, da 15 a 20 e infine oltre i 20 metri di lunghezza. Il periodo più breve per calcolare l’imposta è di 3 giorni e si va fino ad un massimo di 12 mesi. Tutti i membri dell’equipaggio e i diportisti debbono attenersi alle misure anticoronavirus emanate dall’Istituto croato della Salute pubblica. —


 

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