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Sindaco di Trieste assolto: non diffamò il dirigente che bloccava il tram

Dipiazza vince la causa intentata dal funzionario del ministero dei Trasporti dopo le critiche mosse dal primo cittadino su Fb

TRIESTE Il fatto non costituisce reato. Assolto. Il sindaco Roberto Dipiazza esce a testa alta dalla causa per diffamazione aggravata intentata da un dirigente dell’Ustif, l’organismo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che la città ha imparato a conoscere durante le annose vicende del tram di Opicina. Vicende che hanno appunto messo a dura prova i nervi dei triestini, scocciati di non poter ancora rivedere le celebri carrozze blu sui binari. E hanno anche fatto perdere la pazienza di Dipiazza. Che, quando certe “interessanti” questioni dominano sfavorevolmente la scena pubblica, non le manda certo a dire.



Del resto, si sa, l’uomo è vulcanico, sanguigno, istrionico. Prende di petto, anzi per il bavero, le grane. In qualche caso, però, le sue dichiarazioni colorite rischiano di avere conseguenze pesanti. È accaduto così con le esternazioni rivolte nel 2018 ad un dirigente dell’Ustif, Antonio De Fazio, 60 anni. Il funzionario era diventato bersaglio degli strali del sindaco che in lui aveva visto un po’ il simbolo della burocrazia romana responsabile, a suo giudizio, dei ritardi nella risoluzione del dossier tram. Quel dossier che, a distanza di due anni dallo schianto avvenuto all’altezza di Cologna il 16 agosto 2016, impediva ancora di far ripartire le storiche vetture reclamate a gran voce da triestini e turisti.



Proprio contro i lacci e i lacciuoli dell’Ustif, Dipiazza si era scagliato in un video postato su Facebook il 30 maggio 2018 (che ora non si trova più). «Cari concittadini siamo arrivati alle comiche. Allora questo ingegner Antonio De Fazio dell’Ustif di Venezia… adesso vi do anche la mail così potete scrivergli qualcosa di interessante (“interessante” è un compiaciuto leitmotiv del sindaco, ndr)… questi servitori dello Stato si permettono di bloccare la trenovia di Trieste con una serie incredibile di prescrizioni, che poi leggerete sui giornali. Vedete (e qui Dipiazza mostra in video un documento del 28 maggio della Direzione generale per i Sistemi di Trasporto a Impianti fissi, in realtà sottoscritto dal direttore ingegner Angela Molinaro, ndr) … una serie di prescrizioni folli. Tutte stupidaggini mai viste, perché loro pensano di essere importanti. E allora a questo punto dico qual è il problema di questo Paese…? Sono i servitori dello Stato questi che ci impediscono di lavorare e che poi… quando devono fare le prescrizioni sono andati a cercare le cose più impossibili e insensate per cercare di bloccare tutto».



Il dirigente dell’Ustif, tirato in ballo, non l’aveva però digerita bene e aveva fatto querela per diffamazione, affidata poi al pm Lucia Baldovin. Ma ieri, nel processo celebrato con il rito abbreviato, Dipiazza - difeso dall’avvocato di fiducia Giorgio Borean – ha vinto. Il giudice Giorgio Nicoli probabilmente gli ha riconosciuto il diritto di critica. —
 

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