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Azzerati gli aerei per Roma e Milano, treni veloci ridotti: il Fvg è sempre più isolato

Il Trieste Airport desolatamente vuoto

Le due grandi città sono irraggiungibili in aereo, con Alitalia che snobba Ronchi e a Nordest punta solo su Venezia. Le Ferrovie tagliano Frecce e abbandonano Trieste. Vane le proteste di politici e imprenditori. Fedriga: "Territorio danneggiato, sorprende Alitalia che ha ricevuto 3 miliardi statali per il suo rilancio". Aperto un dialogo con i ministeri (Testi a cura di Marco Ballico e Andrea Pierini. Speciale a cura di Elisa Lenarduzzi)

TRIESTE I voli su Roma e Milano azzerati. I treni veloci ridotti da sei a due. Il Friuli Venezia Giulia si ritrova isolato. Rischia di non poter raggiungere la capitale in aereo nemmeno con quell’unico collegamento che Alitalia sembrava sul punto di riattivare da luglio, all’interno di un accordo di più lunga durata. Dopo il confronto di venerdì scorso, informa l’amministratore delegato di Trieste Airport Marco Consalvo, non ci sono novità dalla compagnia. Come del resto da Trenitalia, che al cambio di orario ha riattivato solo un terzo delle Frecce pre-Covid.

I voli tagliati


Certo, c’è stato appunto il coronavirus. Ma Alitalia aveva già scontentato il territorio nel 2018 con la rimodulazione di orario e una partenza troppo anticipata. E a fine febbraio, a inizio emergenza, ha unilateralmente cancellato i due collegamenti giornalieri su Milano e uno dei quattro su Roma, quello del primo pomeriggio.

Non solo il Fvg tra i sacrificati, giacché Alitalia interveniva con le forbici su 38 rotte nazionali e internazionali. Ma ora che con la fase 3 il mondo riparte, nell’annunciare, a partire da luglio, 1.000 voli settimanali su 37 destinazioni, nell’offerta a Nordest compare soltanto Venezia. E Ronchi non ha certezza nemmeno su un quarto delle frequenze abituali con la capitale.

Il pressing della politica

A fare pressing c’è la politica, con gli eletti in parlamento, la leghista Vannia Gava e i forzisti Sandra Savino e Franco Dal Mas, che interrogano il ministro dei Trasporti Paola De Micheli, e con il presidente della Regione Massimiliano Fedriga che ha in corso un’interlocuzione al momento informale con Mit e Mise. «Sorprende che, con 3 miliardi statali per il suo rilancio, Alitalia lasci una regione totalmente isolata, a fronte tra l’altro di garanzie in senso opposto», commenta il governatore informando di un impegno anche per il recupero di almeno un collegamento su Milano, «e senza essere costretti a un contributo regionale per tenere in piedi il volo». La Regione, in sostanza, non è intenzionata a mettere soldi sul tavolo della trattativa, nemmeno per il Roma. «Ronchi è dentro una partita nazionale – conclude Fedriga –: la conferma dell’isolamento comporterebbe un danno economico non solo per il Fvg, ma per tutto il Paese».

Nell’attesa, la situazione è comunque «inaccettabile – rimarca l’assessore ai Trasporti Graziano Pizzimenti –, non solo dal punto di vista economico ma pure da quello sociale». Il riferimento è all’importanza della tratta su Fiumicino per il Fvg. Se infatti Linate (30 mila passeggeri all’anno) presentava in condizioni normali un riempimento attorno al 50%, i voli su Roma (260 mila presenze) erano in media al 77%.

Coronavirus, i primi controlli al Trieste Airport

Il trasporto aereo, evidenzia anche la deputa Pd Debora Serracchiani, «è determinante per la ripresa economica del Fvg, dove è un plus insostituibile. La perdita del collegamento con Roma sarebbe un colpo anche simbolico per una regione sempre più costretta a gravitare verso il Veneto e a esserne subalterna: uno scenario da evitare a tutti i costi, su cui confido sia impegnato personalmente il presidente Fedriga».

Le vie d’uscita? «Da una parte bisogna che riprendano le trattative con Alitalia, dall'altra rendere meno costosi i voli per le compagnie. Una proposta in tal senso, che ha il favore del Mit, prevede la sospensione del versamento dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco. Il sistema integrato porto-aeroporto-ferrovia-autostrada che abbiamo pensato puntando sul nodo di Trieste Airport – prosegue l’ex governatrice – non può essere messo da parte: il Covid non sarà per sempre, persone e merci riprenderanno a viaggiare. La partita delle infrastrutture su cui avevamo investito, dalla terza corsia ai nodi ferroviari, è attualissima, non ha bandiera di partito e va portata avanti per ripartire. Se non è strategico, il Fvg non esiste».

I treni

In questo contesto entrano anche i treni, altra criticità post-emergenza. Con il cambio di orario di domenica 14 giugno sono state riattivate una Freccia andata e ritorno Trieste-Milano e una Udine-Roma-Napoli, ma sono ancora al palo un altro Trieste-Milano, un Trieste Torino, un Trieste-Roma e un Udine-Milano. Trenitalia fa sapere che ai primi di luglio si rafforzerà l’offerta Intercity e che tutte le Frecce «torneranno a circolare, perché c’è l’interesse di ripristinare treni a mercato», ma non c’è certezza sui tempi.

Pizzimenti si dice «fiducioso», il collega del Turismo Sergio Bini spera in un «rapido ravvedimento» di Alitalia come di Trenitalia: «Siamo piccoli ma contiamo non poco. Il rischio è di un danno economico gravissimo». Anche Lucio Gomiero, dg di PromoTurismo Fvg, avverte la difficoltà del momento: «L’isolamento crea due problemi: uno di mobilità per residenti e turisti, uno di attrattività. Il palinsesto aereo, in particolare, è un biglietto da visita, pure per lo sviluppo di business. Serve connettività se vogliamo recuperare posizioni».

Le reazioni

Rabbia. È questo, nelle categorie economiche, il sentimento suscitato dalla mancanza di collegamenti con Roma e Milano via treno e aereo. L’automobile insomma resta l’unica alternativa, almeno fino a Venezia. Sergio Razeto, presidente degli industriali triestini, parte con una battuta: «Parlare di economicità da parte di Alitalia fa specie. I collegamenti con Roma erano costosissimi e viaggiando molto, prima dell’emergenza Covid, li ho trovati sempre pieni. È impensabile che Trieste non abbia collegamenti sulla capitale: con le dovute attenzioni, la vita deve riprendere e faccio fatica a non capire il motivo per il quale non siano stati ripristinati. A oggi l'unica soluzione è Venezia; a meno che non si utilizzi il treno, ma nel mio caso ci vuole troppo tempo. Molti manager stanno scegliendo l’automobile, ma resta l’impegno di dover guidare e il viaggio in giornata è impossibile. I voli su Roma - conclude Razeto - sono una assoluta necessità».

Enrico Samer, presidente e ad della Samer&co. shipping, conferma: se la “soluzione” auto «per Milano è accettabile, su Roma è impegnativo. L’alternativa è Venezia, ma vista la situazione dell’autostrada spesso occorre partire con notevole anticipo al fine di evitare rischi, dunque si passa poi il tempo in aeroporto. Quanto ai treni, ritengo invece miope la scelta di non puntare sull’alta velocità, non tanto guardando all’Italia, quanto alla possibilità di proseguire verso Lubiana e, ad esempio, Budapest». Samer giudica la mancanza di collegamenti «una cosa molto grave per qualsiasi tipo di rapporto economico per le imprese, e questo al netto del tema turistico, in particolare per le realtà più importanti del territorio».

Ancora più duro il commento di Giovanni Da Pozzo, presidente di Confcommercio Fvg: «È una vergogna che una regione seppur piccola, ma confinante con Stati esteri e dotata di un sistema produttivo dinamico e turisticamente competitivo, sia disancorata dal sistema della mobilità veloce. A questo punto, se fattibile, auspicherei una trattativa con altri operatori, non ritenendo verosimile la teoria di Alitalia in merito a un collegamento non sostenibile economicamente. Parliamo dei voli per Roma venduti come viaggi intercontinentali e sempre pieni. Quella verso Milano era invece una tratta molto significativa a livello economico. Sono imbarazzato - così Da Pozzo - per questo trattamento: non meritiamo, tanto in ambito ferroviario quanto aereo, di essere marginalizzati. E comincio a essere preoccupato, essendo il Fvg tagliato fuori dai grandi network nazionali: mi chiedo il senso di mantenere un aeroporto privo di collegamenti».

La rimonta mancata

Per Trieste Airport, in ogni caso, si tratta di una vera e propria mazzata arrivata nell’anno che doveva segnare l’avvio della rimonta. Rimessi a posto i conti, Trieste Airport aveva iniziato a recuperare passeggeri. La sinergia della Regione con F2i, network che controlla circa il 40% dei voli nazionali, era del resto mirata a risollevare i numeri di uno scalo in sofferenza, tanto più se a confronto non solo con Venezia, ma pure con aeroporti più piccoli come Treviso e Lubiana. Il 2019 è stato l’anno della privatizzazione. A luglio l’amministrazione regionale cedeva il 55% del capitale, per un valore di 32,8 milioni, a 2i aeroporti, la controllata del fondo F2i che gestisce Napoli, Torino, Alghero, Milano (Linate e Malpensa), Bologna e indirettamente Bergamo. L’ingresso all’interno di uno dei maggiori gruppi italiani seguiva di poco più di un anno il taglio del nastro del polo intermodale di Ronchi, una svolta infrastrutturale decisiva per le prospettive di sviluppo dello scalo.

Trieste Airport, alla scoperta del nuovo Polo intermodale

L’obiettivo, per una società che contestualmente confermava i due manager che avevano lavorato in èra Serracchiani, preoccupandosi innanzitutto di rimettere in ordine il bilancio, il presidente Antonio Marano e il direttore generale Marco Consalvo (diventato, con il nuovo corso, amministratore delegato), rimane lo stesso del precedente piano industriale: avvicinare il milione di passeggeri all’anno, una quota anche simbolica.

«Il bacino Fvg da solo conta 1,2 milioni di abitanti – osservava a fine 2019 Laura Pascotto, consigliera di Trieste Airport nominata da F2i –, pertanto superare il milione di passeggeri è un obiettivo sfidante da raggiungere entro il 2022, ma realistico, considerando che in Italia il rapporto medio tra numero di passeggeri e numero di abitanti è circa tre volte». Si tratta di recuperare anche passeggeri perduti nella concorrenza con Venezia e Treviso, aeroporti cresciuti a ritmi elevatissimi in virtù dell’attrattività del territorio e dell’offerta disponibile. E di recuperare traffico da Carinzia, Slovenia e Croazia.

Il 2019 ha segnato un primo, piccolo passo, con 783 mila presenze e il +1,4% sull’anno precedente. Ma era il 2020 l’anno in cui far partire la rimonta. E il +10,7% di gennaio era già un segnale importante. Anzi, se si fa la conta a metà febbraio, Trieste Airport si attestava sul +16%. Poi, però, è arrivata la pandemia. Con i suoi effetti di ridimensionamento di voli e passeggeri. Febbraio ha segnato il -4,8%, marzo il -85% (-31,7% nel trimestre), aprile e maggio sono sostanzialmente azzerati. Impossibile, in queste condizioni, ragionare con gli stessi obiettivi di prima.

Il futuro immediato

Trieste Airport ha presentato l’agenda estiva, con Volotea e Ryanair, ma senza Alitalia e Lufthansa. Si deve affrontare il futuro immediato puntando per adesso sulle compagnie low-cost, nella consapevolezza che sarà in ogni caso un periodo assai complicato.

Proprio ieri a Roma Assaeroporti, presenti i manager di Venezia, Bergamo, Roma e Milano, ha lanciato l’allarme in audizione in commissione Trasporti alla Camera: il governo si faccia carico della crisi del settore, in ballo ci sono diecimila posti di lavoro, per la quasi totalità in cassa integrazione. E le stime parlano di un 2020 ben al di sotto dei 70 milioni di passeggeri, a fronte dei 193 milioni registrati nel 2019. Una contrazione del 65% del traffico che, per qualche piccola società, significherebbe rischio chiusura. Ma – con Consalvo che parla di «buoni riempimenti» per i primi voli della ripartenza – non sarà il caso di Ronchi, assicura il presidente di Trieste Airport Antonio Marano: «Siamo bene attrezzati per affrontare anche questa fase difficile. Ci sono i presupposti per contribuire a una crescita del territorio da un punto di vista industriale e turistico».— .