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Trieste, la “maledizione” del cantiere di Cattinara: sull’orlo del crac i vincitori dell’appalto

La coop veneta Clea costretta a chiedere il concordato preventivo per evitare il fallimento. Accumulati debiti per 67 milioni

TRIESTE Avrebbe dovuto ristrutturare l’ospedale di Cattinara sulla base di un appalto da 140 milioni. Ma dopo la mancata approvazione del progetto esecutivo e l’annullamento unilaterale dell’affidamento da parte dell’Azienda sanitaria, la cooperativa di costruttori Clea si trova in stato di insolvibilità ed è stata ammessa dal Tribunale di Venezia a procedura di concordato preventivo. Sull’impresa veneta pesano debiti per 67 milioni ed è inevitabile il tentativo di trovare un accordo con i creditori per scongiurare il fallimento.



Un nuovo capitolo si aggiunge alla telenovela del cantiere dell’ospedale di Trieste, dopo lo sventramento dei primi cinque piani, le opere mai partite, il contratto stracciato, la causa civile e il rifacimento in corsa di due piani della Torre medica durante l’emergenza Covid. L’Asugi ha deciso intanto il subentro della friulana Rizzani de Eccher, che sta lavorando alle modifiche progettuali necessarie, dopo aver ricevuto il via libera da parte dell’Anac. E mentre il cantiere attende di ripartire, Clea finisce in cattive acque a causa di una fragilità finanziaria che getta un’ulteriore ombra su un appalto sfociato per ora in un nulla di fatto.



Il ricorso per il concordato preventivo è stato accettato dal Tribunale di Venezia. Nel ricorso, i legali dell’impresa di Campolongo Maggiore (Venezia) e il presidente Sandro Zerbin spiegano che la società versa in stato di crisi e che la decisione del cda di procedere al ricorso per concordato in bianco è stata assunta davanti «all’attuale situazione di tensione finanziaria», dovuta alla crisi dell’edilizia e «in particolare alla progressiva riduzione delle marginalità unitamente alle difficoltà nell’incasso dei crediti». Il cda risponde così alle «molteplici iniziative giudiziali intraprese dai creditori insoddisfatti», che senza concordato costringerebbero Clea a portare i libri in tribunale. I debiti ammontano a 67 milioni, di cui 17 da restituire alle banche, 23 a fornitori e 17 a imprese controllate o collegate. Quasi 22 milioni di debiti risultano già andati a scadenza e la cassa non consente di farvi fronte.



L’impresa è convinta però di poter superare la crisi con un piano economico-finanziario di rientro. «La ristrutturazione dei debiti si porrà l’obiettivo di consentire alla società la prosecuzione dell’attività», scrivono i legali, annunciando l’intenzione di «una profonda revisione del portafoglio lavori», con la richiesta di disdire senza penali appalti assunti ma ritenuti non più profittevoli. Per ripagare i debiti Clea si prepara inoltre a liquidare alcuni beni.

La cooperativa opera nel settore pubblico e privato, svolgendo lavori di costruzione e ristrutturazione di edifici civili e industriali di grandi dimensioni, ma anche su strade, ferrovie, gallerie, viadotti e acquedotti. Fra le opere più recenti, figurano l’edificazione di padiglioni universitari, scuole e centri commerciali, numerosi restauri in campo ospedaliero, l’ampliamento del terminal passeggeri dell’aeroporto di Venezia, la partecipazione ai cantieri del Mose e del segmento veneto della terza corsia dell’A4.

Il capitale sociale vale 2,2 milioni, detenuti da tre soci sovventori e 64 lavoratori, di cui otto risultano dimessi. Col fiato sospeso si trovano 147 dipendenti fra manovali, impiegati e dirigenti, che finiranno in cassa integrazione per 13 settimane, a cominciare dal 22 giugno, dopo aver usufruito della cassa Covid. A rischio ci sono pure società controllate al 100% o partecipate con quote di maggioranza: Fondamenta nuove, Andromeda, Centauro costruzioni, Aedilmap, Castello, Mose 6 Chioggia, Antares Badia, Cm Infrastrutture, Filover, Ex Tabacchi 2.0 e Ntv, cui si affianca un’altra decina di imprese collegate.

Nel suo ricorso, Clea registra il graduale peggioramento della situazione di bilancio, causato dal ridursi dei margini di redditività: a fronte di un aumento del valore della produzione, sono infatti calati margine operativo lordo e risultato netto di esercizio, che dal 2018 al 2019 è passato da +752 mila euro a -5,6 milioni. Alla contrazione della posizione finanziaria netta è corrisposto un «rilevante aumento dell’indebitamento verso fornitori».

In questo quadro di difficoltà arriva la bomba di Cattinara, con la revoca della commessa, per la quale Clea scrive di aver «sostenuto importanti oneri per la progettazione e le attività di cantiere propedeutiche all’avvio dei lavori, nonché importanti spese legali e assicurative, finanziati con una linea di credito interamente erogata», da coprire con il dovuto per avanzamento lavori. Soldi che non arriveranno, come non stanno arrivando quelli che Clea attende dall’impresa Kostruttiva, che ha commissionato numerosi lavori ai veneti. Il colpo finale è l’epidemia, che blocca quasi tutti i cantieri e peggiora la crisi di liquidità della coop.

La coop vuole ora uscire da una serie di cantieri proprio per la difficoltà di incassare il dovuto, ma spendendo nel frattempo in materiali e salari. Fra gli appalti indicati dalla cooperativa veneta Clea figurano anche i lavori di recupero del Castello di Colloredo di Monte Albano in Friuli. —




 

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