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La Slovenia riapre dopo 96 giorni, i controlli restano solo nei valichi principali

Da oggi, 15 giugno, Lubiana elimina le restrizioni per gli italiani. Aperti anche i valichi minori 

GORIZIA L’ora “X” è scattata. Dopo l’anteprima di sabato, riservata ai soli residenti del Friuli Venezia Giulia, da oggi italiani e sloveni si potranno di nuovo muovere da uno Stato all’altro senza più limitazioni di sorta. A mezzanotte sono venute meno le restrizioni sugli spostamenti e gli inviti a non viaggiare introdotti a metà marzo sull’onda dell’emergenza sanitaria da quasi tutti i Paesi europei. Si potrà dunque cominciare di nuovo a circolare liberamente, ma rimangono dei punti interrogativi.



Da Tarvisio a Muggia, passando dal Collio, da Gorizia e dal Carso, si dovrebbe tornare alla situazione pre-coronavirus solo parzialmente. Il condizionale resta d’obbligo. Nessuno sa esattamente cosa succederà. A ieri pomeriggio non risultava nessuna comunicazione ufficiale da parte delle autorità centrali slovene alla Polizia di Frontiera italiana e sulle modalità operative della ripartenza anche altre fonti accreditate hanno detto di non avere ancora il quadro certo su tempi e modi.

In sostanza è probabile che, dove ci sono, i posti di controllo permangano perché se l’Italia entra oggi nell’elenco dei Paesi ritenuti epidemiologicamente sicuri, ci sono altri Paesi che ancora non lo sono e dunque Lubiana vorrebbe continuare a controllare chi entra sul suo territorio; e bisogna vedere su quali numeri può fare affidamento.



Quelli appena trascorsi sono stati 96 giorni che hanno riportato indietro le lancette del tempo di diversi anni, tanto che a molti hanno fatto ricordare l’epoca dell’ex Jugoslavia e della Guerra Fredda, quando la frontiera aveva diviso non solo la terra, ma anche gli affetti. E in un certo modo, sabato qualcuno ha avuto la sensazione di trovarsi di fronte alla caduta di un piccolo muro di Berlino, soprattutto a Gorizia dove la rete eretta sul piazzale della Transalpina ha finito per spaccare in due lo spazio comune tra il capoluogo isontino e Nova Gorica.



Intanto, l’euforia di sabato per la ritrovata libertà è proseguita ieri anche se in forma più blanda. A tratti i valichi aperti hanno registrato ancora code di corregionali che hanno voluto attraversare il confine per fare il pieno di benzina, comprare sigarette o andare in gita. C’è stato però chi al ritorno si è trovato spiazzato dalla chiusura serale dei passaggi secondari - quelli in precedenza riservati ai soli lavoratori transfrontalieri e a quanti erano in grado di dimostrare di avere un valido motivo per attraversare la frontiera (come quelli di via San Gabriele a Gorizia e di Vencò a Dolegna del Collio) -.

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A differenza di Fernetti, Rabuiese, Pese e Sant’Andrea, operativi sulle 24 ore, questi erano solo diurni. Così chi di ritorno da un’escursione o una cena ha fatto tardi, si è trovato il passaggio sbarrato e si è fatto prendere dall’agitazione. Sono state numerose le chiamate alla questura isontina di cittadini italiani che, credendo di essere rimasti bloccati in Slovenia, chiedevano come avrebbero dovuto comportarsi. Qualcuno ha semplicemente spostato le barriere ed è transitato “clandestinamente”, altri hanno ascoltato le indicazioni degli agenti e hanno fatto giri più o meno lunghi per raggiungere i valichi principali e rimpatriare.

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Di certo però c’è stato anche chi ieri per uscire dall’Italia senza mettersi in coda ai passaggi autorizzati ha approfittato delle barriere new-jersey già spostate da altri ed è entrato in modo “illegale” in Slovenia. A Gorizia è successo sicuramente in via Montesanto dove un automobilista, di fronte ai divieti di transito, anziché invertire la marcia - come tutti gli altri - ha semplicemente rallentato e, dopo essersi assicurato che nei dintorni non ci fossero pattuglie di polizia, ha deciso di attraversare impunemente la frontiera. C’è da dire che, ormai, dopo l’annuncio della riapertura odierna da parte di Lubiana, per tutto il fine settimana si è respirata un’atmosfera più rilassata. Non sono comunque mancate le persone che, prive di documenti, sono state respinte. —

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