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Valichi riaperti con la Slovenia: a Trieste torna la corsa al pieno scontato

Attese più lunghe al mattino ma serpentoni di auto mai oltre i 500 metri nei valichi di Rabuiese e Fernetti.  Snelle le procedure da parte degli agenti sloveni. Numerose le targhe austriache

TRIESTE Il tanto atteso pieno ai distributori sloveni e la spesa in supermercati e negozi vicini ai valichi. I triestini si messi in coda ieri fin dalle 7 del mattino, nella giornata che ha segnato la riapertura dei confini - il cui passaggio era limitato da marzo - ma soltanto per i residenti in Friuli Venezia Giulia, con 48 ore di anticipo rispetto al via libera a tutti gli italiani annunciato per domani da Lubiana, che inserirà il nostro Paese nell’elenco di quelli «epidemiologicamente sicuri».

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A Fernetti le attese più lunghe, traffico più scorrevole a Rabuiese: ma in entrambi i casi le code non hanno mai superato i 500 metri. Molti si sono diretti ai distributori di benzina situati a breve distanza rientrando in Italia subito dopo, alcuni hanno approfittato anche per recarsi nei negozi di alimentari, qualcuno si è spinto fino a Capodistria o a Isola.



I controlli ai valichi? Comunque rapidi: uno sguardo da parte della polizia slovena ai documenti delle auto in transito, mentre per moto e scooter spesso per avere il via libera bastava esibire carta di identità o passaporto tenuti in mano. Procedure snellite forse per evitare di congestionare la circolazione, in un weekend segnato da numerose auto con targa austriaca dirette nelle località di vacanza slovene e croate, mentre i valichi più piccoli ieri sono rimasti chiusi. «Abbiamo aperto il locale alle 6 del mattino e già alle 7 la fila era abbastanza lunga, quasi tutte auto italiane, e anche parecchie moto; poi la situazione è migliorata - raccontano dal bar G, a pochi metri dal confine di Fernetti - speriamo che lunedì si torni alla normalità per tutti, senza nessun controllo».



Anche il bar “Al Blocco” è a breve distanza dal valico, ma di Rabuiese. «Qui non abbiamo visto tantissime auto - dicono - il traffico era abbastanza scorrevole». Code quindi a tratti, al mattino più che nel pomeriggio, ma nessun vero blocco nella viabilità, anche perché molti triestini, saputo venerdì sera della riapertura anticipata di 48 ore - comunicata dal governatore Massimiliano Fedriga dopo un colloquio con il premier sloveno Janez Janša - erano dubbiosi: non c’erano infatti comunicazioni precise su verifiche ed eventuali controlli previsti. «Tanti temevano una procedura lunga - spiega una persona in coda - quindi hanno preferito aspettare per capire l’ andamento della prima giornata. E c’è anche chi non sapeva ancora della riapertura anticipata».

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Molti si sono subito diretti ai distributori, condividendo anche le foto sui social, in coda con altre auto italiane. Nessuna lamentela sui tempi di attesa, felici di poter nuovamente risparmiare sul pieno. Parecchi i mezzi con targa italiana anche nella zona di Sesana, dove c’è chi ha scelto di fare la spesa. Poche invece le auto nei parcheggi dei centri commerciali a Capodistria, di solito molto frequentati dai triestini, e poche anche quelle a Isola, dove tra lungomare e spiagge chioschi, locali e alcuni spazi attrezzati per le attività estive risultano ancora chiusi, dopo il lockdown.

Ma c’è chi ricorda che in realtà il traffico si è intensificato ai valichi già a partire da qualche settimana fa. «Oggi (ieri, ndr) mi sono tenuto alla larga dai confini, che però ho attraversato regolarmente in tutto il periodo del Coronavirus - racconta Marco Rodda, triestino che vive a Isola e che si sposta di frequente per lavoro, e che dunque rientrava in una delle categorie cui il passaggio era permesso - già una quindicina di giorni fa: al confine fra Austria e Slovenia ad esempio c’erano 10 chilometri di fila di camper e roulotte, tedeschi e austriaci diretti in Slovenia e Croazia. E qualche coda c’è stata già in quest’ultima settimana a Rabuiese, per lo stesso motivo».

Alcuni locali oltreconfine, anch’essi frequentati dai triestini, non hanno perduto intanto l’occasione per ricordare ai clienti italiani la possibilità di tornare a mangiare in Slovenia. «I confini sono aperti. Olè - si leggeva ieri sulla pagina Facebook di un ristorante situato ad Ancarano - ci vediamo amici. Bentornati!».


 

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