Trieste, un albergo a quattro stelle nel grande palazzo Kalister

La Fincat dell’imprenditore Lokar avvia il rilancio dell’edificio vicino alla stazione. Partita da 7-8 milioni. Obiettivo: pronto a primavera 2023. Chc il futuro gestore

TRIESTE Sipario su palazzo Kalister, il grande edificio eclettico che dà su piazza della Libertà all’angolo con via Sant’Anastasio, sullo stesso lato di palazzo Economo. Un altro importante tassello nella rinascita del cosiddetto ingresso Nord della città.

Dopo anni di negoziati condotti all’insegna del riserbo, la Fincat di Giovanni Lokar, uno dei più importanti “crudisti” di caffè sulla piazza triestina, ha completato l’acquisto dell’intero stabile allo scopo di trasformarlo in un albergo. Come è già accaduto all’ex sede della Ras e accadrà all’ex Intendenza di finanza. Del progetto di restauro e della riconversione funzionale è incaricato l’architetto Lorenzo Gasperini, che se ne occuperà insieme a uno staff di sette professionisti.



L’obiettivo è di inaugurare l’hotel nella primavera del 2023: sarà un “quattro stelle” da 100 camere, gestito dal gruppo riminese Chc, guidato da Roberto Ciapparelli. Numerose le strutture recettive nel curriculum aziendale sotto i brand di Holiday Inn e Best Western (Milano, Torino, Genova, Bologna, Venezia, Firenze).

«Sarà un cantiere molto impegnativo», premette alla visita Gasperini. Si lavorerà su 5 livelli (pianterreno + 4 piani) per un totale di ben 5000 metri quadrati. Al pianterreno sorgeranno il bar e il ristorante. Gasperini vuole chiudere il cortile interno con una cupola di vetro per farne un giardino d’inverno.



Sui quattro piani a salire si svilupperà poi l’albergaggio, che, in considerazione dei due ampi saloni al primo e secondo destinati a diventare sale di lettura, vedrà una maggiore concentrazione di stanze al terzo e al quarto.

Sui costi dell’operazione scende una certa omertà, ma si può azzardare un investimento attorno ai 7-8 milioni di euro. Il progetto di restauro/riconversione viene condotto a stretto contatto con la Soprintendenza, tra l’altro vicinissima di casa: in prima persona il titolare dell’ufficio Simonetta Bonomi, coadiuvata da Francesco Krecic.

Il cronoprogramma edile prevede un pronti/via piuttosto serrato. Entro giugno decollerà un primo lotto di lavori dedicati alle facciate esterne e già appaltati alla Rosso Costruzioni, il cui quartier generale è anch’esso domiciliato in piazza Libertà. Tra ottobre e novembre l’auspicato inizio della ristrutturazione vera e propria mirata all’accoglienza. Che si tratterà di un cantiere molto impegnativo è facilmente deducibile a colpo d’occhio: se l’esterno è sofferente (soprattutto sui serramenti) ma abbastanza integro, invece l’interno giace in condizioni pietose. Da oltre trent’anni non ci sta alcuno e si vede: «quasi tutti gli elementi di pregio sono andati perduti», scrive Gasperini nella relazione dove puntualizza lo stato di conservazione.

Un’autentica sistematica spoliazione, avvenuta quindici anni orsono, ha letteralmente saccheggiato il saccheggiabile: caminetti, pavimenti lignei intarsiati, perfino le maniglie delle porte. Tra le rare antichità superstiti uno dei più vecchi ascensori triestini, uno Stigler che Gasperini ritiene coevo alla costruzione avvenuta tra il 1879 e il 1882: forse neanche Arsenio Lupin sarebbe stato in grado di portare via un impianto di sollevamento. —


 

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