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Ospiti delle case di riposo morti a Trieste, disposta l’autopsia su decine di salme

La Procura blocca le sepolture e dispone accertamenti sui tanti anziani deceduti da fine aprile. L’angoscia dei parenti

TRIESTE La Procura di Trieste ha disposto l’autopsia sulle salme di decine di ospiti delle case di riposo deceduti da fine aprile ad oggi. Ospiti dichiarati infetti o anche solo sospettati di aver contratto il Covid 19. Il radar degli inquirenti, quindi, ha iniziato a muoversi a più ampio raggio: gli accertamenti non coinvolgono più solo gli anziani positivi al virus che risiedevano all’Itis e nella residenza polifunzionale La Primula, le due strutture triestine al centro di indagini per omicidio colposo, ma interessano una platea molto più ampia.



Nel dettaglio, verso la fine di aprile la Procura ha disposto che per le salme giacenti all’obitorio di via Costalunga che il medico necroscopo indicava con positività conclamata o sospetta, venissero sospese sepolture e cremazioni. Uno stop legato appunto all’esigenza di mettere i cadaveri a disposizione dell’autorità giudiziaria per ulteriori verifiche. Attualmente sono una decina i corpi conservati nell’obitorio triestino, ancora in attesa di accertamento autoptico.



La Procura vuole dunque raccogliere elementi e avere un quadro completo di quanto successo nelle strutture per anziani di Trieste, definendo con maggior chiarezza le reali cause della morte di decine di persone, accertandone l’eventuale positività (non tutti gli anziani che manifestavano sintomi da Sars-CoV-2 sono stati sottoposti a tampone prime del decesso) e stabilendo, nel caso, se il virus possa averne determinato o anticipato il decesso stesso. Va precisato che, ad oggi, non risultano aperti fascicoli a carico dei legali rappresentanti di altre realtà per anziani diverse da Itis e Primula.

Si tratta per il momento di accertamenti cautelativi, innescati anche dalle richieste fatte da diversi familiari di ospiti deceduti nelle case di riposo e non sottoposti a tampone, per sapere se i loro cari siano stati affetti o meno da coronavirus e questo possa averne causato la morte. Accertamenti che però, prima di concedere il nullaosta per il funerale, vedono le salme stazionare anche oltre un mese nell’obitorio di via Costalunga, in attesa di essere trasportare nella sala autoptica dell’ospedale di Udinntagio. E capita anche che i parenti per settimane non riescano ad avere notizie dei loro padri, nonni o zii, scoprendo solo all’ultimo che saranno sottoposti ad autopsia. Così è accaduto a Giorgio Villatora, che lo scorso 19 aprile ha perso il fratello Ferdinando, risultato positivo al virus. «Non so nulla di lui – spiega Villatora –. Non ho idea di quando potrò cremarlo e fargli il funerale. Sono venuto a conoscenza del fatto che verrà sottoposto ad autopsia attraverso l’impresa di onoranze funebri Zimolo alla quale mi sono rivolto, e che si è premurata di capire cosa stesse succedendo e perché, dopo ormai quasi due mesi, non ci fosse ancora il nullaosta per le esequie».



Ferdinando Villatora, 72 anni, radiotecnico in pensione, era ospite della casa di riposo Flora-3 dall’agosto del 2019. «Agli inizi di marzo, dopo che ai familiari era stato interdetto l’accesso alla struttura, – racconta il fratello – mi hanno chiamato per avvertirmi che aveva la febbre. Successivi accertamenti hanno riscontrato la positività al coronavirus. L’hanno tenuto per un breve periodo isolato, poi è stato disposto il trasferimento alla Salus dove il personale mi ha sempre tenuto informato e il 19 aprile mi ha comunicato il decesso». Dopo il trasferimento della salma all’obitorio, «non ho avuto più notizie, non l’ho più potuto vedere dagli inizi di marzo – concluce – e ritengo sia corretto, rispettoso e doveroso che le autorità giudiziarie mi informino, in quanto unico familiare di Ferdinando, di eventuali esami che intendono effettuare sul suo corpo: è una situazione triste e sconfortante». La Procura, ad oggi, non ha chiesto alla Salus copia della cartella clinica di Villatora. —


 

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