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Trieste, 13 sì in Consiglio comunale: così passa il piano per le nuove palazzine di Barcola

«Atto dovuto» approvato tra non partecipazioni al voto e astensioni, in maggioranza e all’opposizione

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TRIESTE È passato con un pugno di voti, per l’esattezza 13, il Piano attuativo comunale di iniziativa privata (Pac) per la costruzione di un nuovo insediamento abitativo a Barcola. Se ieri il via libera del Municipio al progetto è stato un «atto dovuto», la maggior parte dei consiglieri ha tuttavia manifestato simbolicamente la propria perplessità, non partecipando al voto (è il caso di tutti i Cinque Stelle nonché dei forzisti Michele Babuder, Guido Apollonio e Andrea Cavazzini) oppure astenendosi: così hanno agito la Lista civica Dipiazza, Italia Viva, Pd, Cittadini, Open, Progetto Fvg nonché il capogruppo azzurro Alberto Polacco. L’aula ha in questo modo dato l’ok definitivo alla possibilità di costruire due palazzine, per un totale di 10 unità abitative, in quell’area verde nei pressi della Salita di Miramare che si trova dietro l’Old Wild West. Così facendo ha dato seguito alle previsioni del Piano regolatore vigente, che risale al 2015, sotto la giunta Cosolini: per questo, se ieri il Pac non fosse stato approvato, i soggetti attuatori avrebbero avuto la possibilità di adire in giudizio nei confronti dello stesso Consiglio comunale.

Il progetto definitivo prevede l’accoglimento parziale delle osservazioni presentate a partire dal 2019 dal comitato di residenti “Barcolaverde” nonché da alcuni consiglieri, in primis Babuder e il pentastellato Paolo Menis. I proprietari si sono infatti impegnati a realizzare anche alcune opere di rilevanza pubblica, nella stessa zona, tra cui un parcheggio accessibile alla cittadinanza e la ripiantumazione di vegetazione autoctona. «Un atto dovuto da parte del Consiglio – ha commentato l’assessore a Urbanistica e Territorio, Luisa Polli –. L’atto discrezionale è infatti avvenuto nel 2015. Mai io avrei aggiunto zone C di espansione, ovvero nuove edificazioni, in una città come Trieste: andrebbe valorizzato il patrimonio architettonico esistente. Tuttavia dura lex sed lex». La dem Laura Famulari ha puntualizzato: «Nel 2015 nemmeno noi avevamo la bacchetta della retroattività, proprio come ora l’assessore. Questo il quadro in cui è avvenuta la nostra scelta». Ma Everest Bertoli (Lega) le ha risposto: «Nel 2015 gli emendamenti per eliminare le zone C, presentati da me e altri all’opposizione, furono bocciati. Chi votò quel piano si assuma la responsabilità delle sue scelte». «All’epoca sono mancati coraggio e volontà politica – gli ha fatto eco Menis –. Se non si interviene quando si fa il Piano regolatore, allora quando?». Così Babuder: «Se alcuni non si fossero impegnati a far passare questo atto per il Consiglio, ci sarebbero state forse meno possibilità di dare attenzione alle osservazioni dei residenti. Bene dunque che ci sia stato un confronto diretto con i proponenti, ma fatico a ritenere che sia un intervento migliorativo». —


 

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