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Muggia, il cantiere di Porto San Rocco svela l’antico bunker antiaereo

I lavori di consolidamento della parete a Nord hanno riportato alla luce il pertugio di quello che fu probabilmente il rifugio dei cantieri nella seconda guerra mondiale

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MUGGIA Una sorta di porta sospesa a mezz’altezza, nascosta dall’intrico di alberi che per anni l’ha celata, finché non è riapparsa misteriosa durante i lavori di consolidamento della parete a Nord del parcheggio di Porto San Rocco. Questo strano pertugio ha suscitato la curiosità dei muggesani, soprattutto di quelli più social: sulla pagina Fb “Te son de Muja se...” Leonardo Zannier è stato il primo a chiedersi cosa fosse appunto quell’apertura nel bel mezzo del cantiere che dovrebbe mettere in sicurezza il tratto stradale sottostante e le abitazione sovrastanti, chiedendo lumi. E subito sono arrivati i primi tasselli del puzzle. Le ricostruzioni dicono si tratti dell’ingresso principale della galleria antiaerea realizzata allo scoppio della seconda guerra mondiale, a disposizione dei lavoratori dei cantieri sottostanti, in caso di incursioni aeree.

A scendere nei particolari è stato l’utente Faby Mlt, per il quale è «una delle tre entrate, la più grande, che poi proseguiva in collegamento con il secondo ingresso in strada per Fontanella, sulla curva prima dell’ex mensa e della scuola estiva, con la casa costruitagli sopra che riprende la geometria dell’ex bunker». Mlt ha fornito poi ulteriori dati a supporto della sua tesi: «Per un corridoio stretto si andava dall’officina esterna (l’attuale Despar San Rocco) al collegamento principale del bunker interno Sud, che si vedeva chiaramente sulla curva del bivio di Zindis fino all’inizio dei lavori dell’attuale marina di Porto San Rocco, prima della sua demolizione». Giuliano Pobega ha voluto evidenziare a sua volta quelle che secondo lui sono delle inesattezze, specificando che dove c’è ora il Despar «c’era un campo incolto con le vigne. La casa tonda non è costruita sopra un bunker ma sopra la cisterna d’acqua che riforniva il cantiere. C’era un passaggio sotto la strada tra il cantiere e il magazzino esterno dove oggi si trova la caserma della Finanza. Il rifugio nel monte aveva solo una camera circolare, il rifugio in cemento armato sulla curva di Zindis aveva una camera superiore e una inferiore che, tra l’altro, dopo pochi anni, si è allagata». Per fugare sul nascere ipotesi di fantascientifici tunnel in connessione persino con Muggia Vecchia, sempre per Pobega «l’unico tunnel, se è mai esistito, poteva esserci tra la struttura dove prelevano l’acqua, sopra il Bosco della Luna, e la cisterna, dietro l’officina».

Una conferma delle ipotesi su Fb arriva dal volume “Ricoveri antiaerei a Trieste” di Massimo Gobessi e Barbara Bigi, in cui per il rifugio in questione c’è una breve citazione: «Situato nel posteggio del condominio di Strada per Lazzaretto 1, era lungo circa 40 metri».—


 

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