Esof riparte e ci svela il futuro di Internet

L’organizzazione di nuovo al lavoro per portare l’evento a Trieste dal 2 al 6 settembre. Ci sarà anche il premier Conte

TRIESTE Finalmente è iniziata la ripartenza di Esof - EuroScience Open Forum, il più grande incontro scientifico interdisciplinare in Europa, slittato dal 2 al 6 settembre e non più a luglio come stabilito nel mondo pre-Covid. «Settembre super confermato - dichiara Stefano Fantoni, deus ex machina e champion di Esof2020 - con la presenza del ministro dell’Università Gaetano Manfredi e confermata in chiusura quella del premier Giuseppe Conte.

«Speriamo siano tutte in presenza perché - prosegue Fantoni, presidente della Fondazione Internazionale Trieste che ha portato Trieste a diventare città capitale della scienza - il momento è ancora delicato. Esof - dichiara - non sarà più un evento di grande massa, ci sarà una circolazione corporea inferiore a quella che forse alcuni si aspettano però la circolazione di idee sarà pure maggiore: circoleranno più idee e meno corpi, è bene che - conclude - si impari perché non credo che il prossimo anno sarà molto diverso da questo e alla fine si può anche imparare a concepire queste attività congressuali in modo leggermente diverso».


Trieste, nominata Città europea della Scienza 2020, è dunque pronta per ospitare la nona edizione di Esof, che si svolgerà con modalità compatibili con l’evoluzione dell’emergenza Covid-19 e sarà il primo convegno di discussione scientifica del “Nuovo Mondo” in cui accademia e società si incontreranno. L’evento diventa ibrido: si svolgerà sia in presenza sia in remoto. «Uno sforzo non banale, ma pensiamo ne valga la pena: questa crisi pandemica ci ha messo nei guai e ci ha creato delle problematiche soprattutto con gli sponsor privati», conclude Fantoni.

E si ricomincia con l’EuroDig - European Dialogue on Internet Governance, primo evento satellite di Esof2020, che si svolgerà dal 10 al 12 giugno in maniera totalmente virtuale. Rischi e opportunità nella risposta all’emergenza Covid-19, cooperazione digitale, open access e supremazia quantistica tra i temi principali. Oggi è l’ultimo giorno per registrarsi su eurodig.org.

«Circa metà della popolazione mondiale ha accesso a Internet. Se continuiamo a lavorare come abbiamo fatto finora, o più duramente, il resto del mondo sarà connesso forse anche prima della fine di questo decennio. Ciò significa che la governance di Internet è più importante che mai. Dobbiamo avere Internet stabile, a costi accessibili, sicuro, protetto, che rispetti la privacy e che svolga le funzioni di cui abbiamo bisogno in modo affidabile»: ha affermato Vint Cerf, uno dei padri fondatori di internet, famoso per essere il co-ideatore dei protocolli Tcp/Ip, alla base del funzionamento delle reti, nel messaggio rilasciato in occasione della presentazione dell’evento satellite di Esof2020 svoltasi rigorosamente online su Zoom.

“Verso una governance sostenibile di Internet” è il motto di questa edizione dell’evento, che riunisce diversi stakeholder per un costante e proficuo dialogo sulle politiche pubbliche che regolano internet e per la prima volta ha coinvolto il mondo accademico. Spiega Marco Zennaro, ricercatore del Centro Internazionale di Fisica Teorica – Ictp, esperto di Internet of Things con particolare riferimento a soluzioni tecnologiche a basso costo nei Paesi in via di sviluppo: «Parleremo delle reti accademiche che collegano università e centri di ricerca e usano un internet che non è quello commerciale: ad esempio gli scienziati dell’Ictp per scambiare dati con Cambridge usano un Internet particolare che si chiama appunto internet accademico ed è importante che funzioni bene e sia veloce soprattutto per il post pandemia nel senso che ci saranno tanti ricercatori che continueranno la ricerca sul Covid avendo bisogno di scaricare grandi quantità di dati».

L’evento sarà virtualmente ospitato dall’Ictp e organizzato in cooperazione con il ministero dell’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, la Sissa - Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati e l’Università di Trieste. —

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