Trieste, Andrea Illy sul caso D'Agostino: «Con questi giochini si finisce per danneggiare la reputazione del Paese»

Andrea Illy

L'industriale: «Dopo il Covid ci attendono tempi durissimi e noi cosa facciamo? Distruggiamo ciò che funziona. Inaccettabile»  

TRIESTE «Sono sconcertato».Secondo Andrea Illy l’improvvisa rimozione di Zeno D’Agostino dalla presidenza del Porto di Trieste è un segno del male oscuro del Paese: «L’impatto economico del Covid deve ancora arrivare, abbiamo davanti tempi durissimi, e andiamo a distruggere una cosa che funziona? Non se ne può più». L’imprenditore ora teme le ripercussioni del fatto, e ricorda i risultati ottenuti dal presidente decaduto: «La nostra stessa azienda ha beneficiato del lavoro di D’Agostino».



Proprio per questo il presidente di Illycaffè sente il dovere di entrare nel merito della vicenda: «Tutto parte da un cavillo giuridico. Poi vedremo come proseguirà la vicenda fra ricorsi e approfondimenti, se la sentenza era corretta oppure». Nel frattempo, però, sottolinea cos’ha significato il ruolo di D’Agostino per la città: «La vocazione di Trieste è il porto, tutto gira attorno a quello. Il presidente D’Agostino ha fatto raddoppiare il porto ottenendo un consenso unanime e bipartisan, creando una sorta di pace sociale con i sindacati, dando più servizi. La nostra stessa azienda, prima realtà industriale privata della città, ha potuto beneficiare del lavoro fatto in questi anni. C’è un indotto importante attorno al porto».



La destituzione non poteva arrivare in un momento peggiore, riflette l’imprenditore: «Metà della città si era già espressa in favore di una riconferma a fine mandato. L’onda lunga della crisi deve ancora arrivare, non sappiamo se il Paese saprà sollevarsi dal Covid, e noi facciamo ancora questi giochini? Non voglio entrare nel merito della sentenza, sono questioni di forma. Ci fosse stata malagestione, poca trasparenza... Ma il giudizio unanime sull’operato di D’Agostino è positivissimo. Nella sostanza, considerato che il mandato scadeva a novembre, mi pare il fine sia impedire la rinomina».Secondo Illy «è una forma di boicottaggio»: «C’è qualcosa che non va in questo Paese. Il problema di fondo è che, triestini o no, di destra o di sinistra, di un mestiere o dell’altro, siamo tutti italiani e siamo tutti nella stessa barca. Se qualcuno inizia a farci dei buchi, affondiamo tutti».



Il presidente di Illycaffè teme le ripercussioni economiche della sentenza: «Supponiamo che Zeno D’Agostino venga riconfermato e tutto si risolva. Il danno reputazionale che abbiamo fatto resta incredibile. Così si mina il fondamento irrinunciabile dell’economia di mercato: la fiducia. Il partner estero non si può fidare di un contratto, del rappresentante di un’istituzione, perché in ogni momento può arrivare lo sgambetto. Questo rappresenta un freno all’economia del Paese, ci mette i ceppi alle ruote».



L’Italia è entrata nel Covid malconcia, osserva Illy, elencando dati: «L’anno scorso avevamo la crescita peggiore di tutti i Paesi Ue, avevamo un debito pubblico inchiodato al 135% del Pil da cinque anni e nessun piano su come ridurlo. Ora continuiamo a perdere potere negoziale, credibilità e reputazione nei confronti delle istituzioni internazionali, dei tavoli in cui decide almeno un terzo degli investimenti fatti in Italia». Il Paese «era in stagnazione, non aumentava la produttività e non riusciva a smaltire la disoccupazione. Allora la gente cerca una via di uscita disperata alle urne, creando instabilità politica, storico male italiano. Un gorgo che in poco più di un decennio ci ha portati dalla quinta all’ottava potenza economica mondiale, e vedremo come sarà dopo questa crisi. Siamo come uno zoppo a cui è stata rotta una gamba. Bisognerà vedere se sapremo rialzarci».

In questo contesto, conclude, vicende come quelle degli ultimi giorni sono da evitare: «L’Italia ha bisogno di mettere in moto un meccanismo simile all’esplosione di intelligenza, lavoro, valori sociali e morali del secondo dopoguerra. Se vogliamo questo, e magari mantenere la nostra sovranità, allora dobbiamo cambiare: ce lo dicono tutti da Mattarella al premier, al presidente di Confindustria. Ma le “inerzie del passato”, di cui secondo il Governatore Visco ci dobbiamo liberare, sono proprio cose come quella accaduta a D’Agostino. Serve senso civico nell’interesse generale del Paese. Altrimenti ci mettiamo in mano al Mes, al Fmi e ci becchiamo la Troka come la Grecia. Lo vogliamo? Bisogna riflettere prima di agire». —


 

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