Trieste, l’accordo di programma sulla Ferriera di Servola perde un protagonista a un passo dalla firma

La manifestazione per il futuro della Ferriera (Bruni)

Il timore di sindacati e operai è che l’allontanamento di D’Agostino rallenti l’iter della riconversione. La scommessa del commissario  

TRIESTE Torna grande l’incertezza sul futuro della Ferriera di Servola, il cui destino incrocia quello legato alla sentenza dell’Autorità anticorruzione che ha sancito il decadimento di Zeno D’Agostino da presidente del Porto. Una situazione che preoccupa i lavoratori, prime vittime di questo nuovo stallo, arrivato proprio a cavallo dei due incontri - avvenuti su binari separati - dei sindacati metalmeccanici con il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga e con l’assessore regionale al lavoro, Alessia Rosolen. Tema dei due incontri, appunto, l’atteso accordo di programma, essenziale per dare forma al piano di riconversione dell’area dopo lo spegnimento definitivo dell’area a caldo.



Ora quell’accordo - è il timore di molti - potrebbe subire una brusca battuta d’arresto proprio a causa della tempesta che ha investito il Porto, uno degli attori chiave dell’operazione Ferriera. Anche se, rassicurano le istituzioni, la stipula decisiva potrebbe essere ugualmente sottoscritta dopo la nomina di un commissario straordinario.

Un’intenzione, quella del commissariamento, ribadita anche ieri dal ministro dei Trasporti Paola De Micheli e data per scontata sia dal prefetto di Trieste Valerio Valenti sia dall’assessore Rosolen. «Noi come Regione non abbiamo competenze sul tema - afferma l’esponente della giunta Fedriga - perciò sia per quanto riguarda il futuro dello stabilimento sia per qualsiasi norma di salvaguardia del pregresso, soltanto il ministro Patuanelli può dire qualcosa e mi auguro lo faccia nel più breve tempo possibile». Nel frattempo, su sollecitazione della stessa Rosolen, la prossima settimana la Regione svolgerà un nuovo giro di incontri con le parti private interessate all’accordo per il post Ferriera, ossia Icop e Arvedi, per “blindare” i posti di lavoro promessi nei mesi scorsi.



L’accordo sindacale di dicembre, infatti, prevedeva la garanzia del mantenimento dl contratto per 417 operai lasciandone fuori 163. Numeri ribaditi ieri mattina da governatore e assessore nel corso dell’incontro con i sindacati.

Gli esponenti della giunta, però, hanno ribadito le richieste messe nero su bianco ai privati. «La Regione, a fronte di uno stanziamento così importante di fondi pubblici (si parla nel complesso di circa 95 milioni di euro, ndr) si impegna a ricollocare tutti gli esuberi legati alla chiusura dell'area a caldo della Ferriera - queste le parole del segretario della Fiom Cgil Trieste, Marco Relli, a margine dell’incontro di ieri mattina - e allo stesso tempo anche a incrementare l'occupazione. Su questi impegni presi noi vigileremo». Gli stessi sindacati si aspettano che quanto esplicitato nell’incontro di ieri mattina venga inserito nell’accordo di programma per la riconversione dell'area a caldo dell'impianto siderurgico. «Martedì o mercoledì prossimi - ha aggiunto Relli - sono i giorni in cui si dovrebbe svolgere la tanto attesa firma dell’accordo, noi saremo presenti come delegazione sindacale e verificheremo».

Sindacati sull'attenti, quindi, pronti a vigilare sulla situazione in cui versa la Ferriera e pronti a chiedere un nuovo accordo sindacale. «La Regione Friuli Venezia Giulia non può farsene promotore - dice Relli - ma potremo essere sui tavoli a vigilare che gli accordi siano esauditi rispetto a quanto c’era stato assicurato». —

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