Altri nidi a Porto San Rocco: la “casa” delle rondini è qui

Installate nuove dimore artificiali dalla onlus Liberi di Volare tra i portici del borgo. L’amministratore Pacini: «La legge tutela la specie dal calo demografico»

Porto San Rocco sempre più casa delle rondini. Ieri mattina lungo i portici del borgo muggesano sono state messe a dimora, con l’ausilio del socio dell’associazione onlus Liberi di Volare, Fabio Strolego, altre due casette – due erano già state installate nel pomeriggio del giorno prima – per questi utilissimi volatili.

Il montaggio dei due nuovi nidi, sul lato dei portici che si affaccia lungo l’ex bacino di carenaggio dello storico ex cantiere muggesano, è stato l’occasione per vedere come le rondini abbiano eletto a dimora prediletta questo angolo di Adriatico settentrionale. Basta passeggiare per i vialetti per imbattersi in questi velocissimi uccelli, che sfrecciano in direzione dei nidi che l’associazione Liberi di Volare, onlus che tutela e protegge questi splendidi piccoli viaggiatori che ogni anno ritornano a casa, ha contribuito, nel corso degli anni, a installare.



«Una rondine – ha spiegato la presidente dell’associazione, Silvana di Mauro – compie ogni anno una migrazione di ben 14 mila chilometri per tornare al suo luogo natio e riprodursi, e il suo nido è per la vita, come è anche per la vita il suo compagno o la sua compagna con cui far famiglia».



E infaticabili appaiono nel portare al nido numerosissimi insetti che, trasformati in bolo custodito nelle guance durante il volo, vengono portati direttamente ai voraci beccucci dei piccoli. Oltre ai nidi si è posta l’attenzione anche alla sicurezza di questi simpatici uccelli: ieri sono state installate anche alcune lastre sagomate in plexiglas che, al posto degli spuntoni metallici antipiccioni, pericolosissimi per questi animali, non permettono la sosta sulle plafoniere, proteggendole.

«Siamo riusciti a installarne alcune – ha proseguito di Mauro – ma le plafoniere sono tante e abbiamo bisogno di un aiuto finanziario per arrivare a ricoprirle tutte».

Ma pare che non tutti abbiano la stessa sensibilità al riguardo. Le rondini purtroppo, come spiegato da Marco Pacini, amministratore immobiliare che conosce a fondo la realtà di Porto San Rocco e che da anni sostiene il progetto sul ripopolamento del borgo da parte delle rondini portato avanti dall’associazione, «sono in notevole decremento demografico, ecco perché la legge le tutela. E chi danneggia i loro nidi incorre in un reato penale. Purtroppo la situazione nel corso degli anni non sempre è stata delle migliori per i volatili di Porto San Rocco: «Anni fa – sempre Pacini – in occasione dei lavori di rifacimento e ristrutturazione delle facciate furono distrutti alcuni nidi naturali».

Fortunatamente le rondini non si sono arrese e al ritorno dalla migrazione hanno continuato a dimorare grazie soprattutto ai nidi artificiali nel frattempo installati. Nel borgo ci sono anche dei nidi naturali, in posizioni, tra l’altro, davvero particolari: una famiglia ha deciso di costruire il proprio nido su di un faretto di una fotocellula, un’altra ha deciso di usare come base per il proprio nido una telecamera di sorveglianza.

«Tutelare gli habitat di questi “pendolari del cielo” – ha concluso di Mauro – significa tutelare anche la nostra specie e la nostra salute. Una rondine, ogni giorno, arriva a divorare circa 6 mila insetti e un rondone più di 10 mila. Si tratta di veri spazzini dell’aria, che potrebbero limitare di molto i pesticidi per la nostra agricoltura». —

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