A Trieste musei ancora chiusi causa smart working

Due visitatori al Museo Revoltella

Troppi operatori al lavoro da casa e manca la delibera per farli rientrare. Speranze riposte su Revoltella e Orto botanico

TRIESTE  Avrebbero potuto riaprire il 18 maggio e invece a Trieste riapriranno (forse) a orario ridotto e in numero minimo solo la prossima settimana. Si tratta di musei, archivi, biblioteche e altri istituti e luoghi di cultura che il Dpcm del governo del 17 maggio scorso aveva inserito tra le seconde riaperture della fase 2 con i bar, i ristoranti, i parrucchieri e i centri estetici.

A Trieste, capoluogo della regione e capitale della cultura, non c’è fretta. La prossima settimana riapriranno (forse) il Museo Revoltella e l’Orto botanico. E, probabilmente, riprenderà il servizio prestiti della Biblioteca civica.



In Friuli Venezia Giulia, invece, hanno già riaperto parecchi luoghi della cultura: dalla Sala comunale d’arte di Monfalcone alla Galleria Spazzapan di Gorizia, dai Musei del Castello di Udine a Palazzo Ricchieri di Pordenone, dai musei civici di Gorizia all’archeologico di Cividale. «Il problema dei musei che non hanno riaperto a Trieste è legato al fatto che non è ancora rientrato al lavoro il personale del Comune. Gli addetti dei musei sono ancora in smart working. Ora dovrebbe arrivare una delibera per farli rientrare. Se non rientra la gente, non riapro i musei», spiega l’assessore alla Cultura Giorgio Rossi che, dieci giorni fa, era convinto di poter riaprire “qualcosa” per la festa della Repubblica del 2 giugno.



E così i triestini si sono dovuti accontentare della riapertura a sorpresa di sabato 30 maggio di Escher al Salone degli incanti (grazie al ripensamento della società privata Arthemisia) e del ritorno il 2 giugno del museo del Castello di Miramare (gestione statale). «Non è facile gestire questa fase - spiega Rossi -. Troppe restrizioni e troppi obblighi. Ho letto il protocollo e non c’è da scherzare. A giorni comunque riapriremo sicuramente qualcosa. Partiremo, per adesso, con il Revoltella e l’Orto botanico. Poi si vedrà».



Restano fuori per ora il Castello di San Giusto (con i suoi 130 mila visitatori dello scorso anno) e il vicino Winkelmann. Non pervenuto neppure Palazzo Gopcevich con il museo teatrale Schimidl. Con le scuole chiuse, non verrà riaperto il polo museale di via Cumano (Storia naturale e De Henriquez). «Nei prossimi sei mesi non riapriremo tutto. Non ci sarà la riapertura totale, a meno che non sparisca il coronovirus. Ma non siamo a questo punto», pronostica l’assessore. E quindi dei quasi 20 siti tra civici musei e biblioteche del Comune di Trieste ne apriranno prossimamente solo due di uno, l’Orto botanico, all’aperto. Un ritardo contraddittorio visto che con una delibera recente sono state allungate a domenica 23 agosto le due esposizione allestite a Palazzo Gopcevich (“Bruno Chersicla. Trieste teatro d’Europa”) e al Museo Revoltella (“Trieste Settanta. Arte e sperimentazione”), investendo mille euro nella copertura assicurativa. Le due mostre sono costate 50 mila euro. Quella di Chersicla è stata aperta solo tre giorni.

«A differenza di altri soggetti, noi siamo comunali e ci dobbiamo attenere a quelle che sono le disposizioni dell’ente per tutto il personale comunale», spiega Laura Carlini Fanfogna, direttrice dei civici muse e delle biblioteche comunali. «C’è un protocollo di rientro del personale, ma non è stato ancora approvato - aggiunge la direttrice -. Dobbiamo garantire la sicurezza dei dipendenti e del pubblico. Poi riapriremo. Non c’è una data ancora, ma ci siamo già premurati di avere i dispositivi necessari (termometri, igienizzanti, ndr). Speriamo la prossima settimana», assicura Carlini Fanfogna. Anche se si tratta solo di due riaperture e a orario ridotto. «Anche noi scalpitiamo all’idea di aprire», assicura la direttrice. Il problema è trovare la chiave giusta. —

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