Emergenza cinghiali: il Collio vuole un sito per la macellazione

Una battuta contro i cinghiali da parte del Corpo Forestale

L’appello dei sindaci per stoccare la carne e tenerla in frigo. La Forestale ha abbattuto 120 animali fra Gorizia e Trieste

CORMONS Un numero sempre più alto di cinghiali sul territorio del Collio e una legislazione nazionale in materia di abbattimenti incapace di soddisfare le esigenze di un mondo agricolo in sofferenza a causa delle scorribande degli ungulati. Sono in sintesi questi i temi affrontati ieri mattina in sala civica a Cormons durante l’incontro organizzato dalla giunta Felcaro, che ha visto confrontarsi sull’argomento l’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Zannier, i sindaci del territorio, i tecnici della Forestale e della Regione, i rappresentanti del mondo agricolo e il consigliere regionale Diego Bernardis.

Due ore di approfondimenti in cui non sono mancate le proposte per superare l’impasse: le più concrete sono arrivate dai sindaci di Capriva e Medea, ossia di due delle comunità più colpite dalla massiccia presenza di cinghiali, Daniele Sergon e Igor Godeas, che hanno chiesto la creazione di centri sul territorio dove «raccogliere e pulire l’animale abbattuto fornendo così ai cacciatori un luogo di riferimento al quale rivolgersi per immettere poi nella filiera commerciale il capo».



Un problema pratico emerso ieri, infatti, riguarda la difficoltà per i singoli cacciatori di smaltire le carni degli ungulati cacciati: «Il Collio – ha chiesto ancora Sergon – diventi area di sperimentazione regionale per quanto riguarda l’immissione in filiera. Si trovino incentivi anche indiretti per i cacciatori affinché possano aumentare i numeri relativi agli abbattimenti e si superino gli ostacoli concreti: basti pensare che un cacciatore caprivese di media abbatta all’anno circa 12-15 cinghiali. Non c’è poi una filiera dove smaltirli: quando il cacciatore ha finito gli amici a cui girare la carne e inizia ad avere il frigo pieno, gli abbattimenti si fermano perché non sa più dove mettere i resti dell’animale. Per questo servono più centri di raccolta e smistamento. Il problema a Capriva è talmente sentito che “l’altro giorno abbiamo avuto i cinghiali in via Battisti 51, ossia accanto alla chiesa in pieno centro».



Ma oltre ai problemi di sicurezza annessi, ci sono enormi disagi dovuti ai danni causati sui raccolti: «E le soluzioni sono difficili – ha allargato le braccia Zannier – perché ci scontriamo puntualmente con una legislazione nazionale ferma in materia al 1992: non c’è la volontà a Roma di portare le necessarie modifiche perché in Parlamento non c’è una maggioranza disponibile ad affrontare il tema.

Da due anni e mezzo abbiamo scritto, noi assieme ad altre Regioni, al ministro dell’Agricoltura per discutere seriamente sul tema-cinghiali. Non abbiamo mai ricevuto risposte, eppure anche le associazioni ambientaliste sono disponibili al confronto. E senza una modifica alla legge nazionale, del tutto inadeguata alla situazione attuale, abbiamo sostanzialmente le mani legate. I cinghiali negli ultimi decenni sono aumentati talmente tanto che anche se mettessimo tutti i nostri 300 forestali a fare solo abbattimenti, il problema non verrebbe risolto».



Ecco quindi alcuni numeri che rendono bene l’idea delle dimensioni del problema sulla proliferazione dei cinghiali. Tra le province di Gorizia e Trieste nel trimestre marzo-aprile-maggio 2019 la Forestale ha abbattuto 50 cinghiali, mentre nello stesso periodo del 2020 ne ha uccisi 120. I cacciatori in regione erano 12 mila dieci anni fa: oggi sono 8 mila, e il numero è destinato a decrescere ancora a causa di un difficile ricambio generazionale. Ciononostante, nel Distretto Collio che va da Plessiva a Gorizia da cinque anni ci sono circa 650 prelievi annui. —

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