Hotel di Trieste senza prenotazioni per tutta l’estate: «Situazione tragica, meglio star chiusi fino al 2021»

L’assenza di turisti e lo stop alle trasferte delle grandi azienda blocca la ripresa. E c’è chi, come l’Urban, si ferma un anno

TRIESTE In altri tempi quello che stiamo vivendo, dal 30 maggio al 2 giugno, sarebbe certamente stato un ponte da tutto esaurito per la Trieste turistica. Invece, causa emergenza Covid, di turisti in giro quest’anno ancora non se ne vedono. Per questo solo pochi alberghi finora hanno timidamente riaperto le porte, lasciando solo qualche camera a disposizione e il personale al minimo. La maggior parte degli hotel riaccenderà i motori tra il 15 e il 18 giugno, ma qualche struttura intender invece restare chiusa addirittura fino al 2021.



Per tastare il terreno, in vista dell’apertura dei confini tra le regioni a partire da mercoledì, diversi alberghi hanno già pubblicato le loro proposte sui principali portali di prenotazione, pur restando ancora chiusi. «È un tentativo per capire se arriva un numero di prenotazioni sufficiente a giustificare l’apertura - spiega Guerrino Lanci, presidente di Federalberghi e titolare dell’hotel Italia che prevede di aprire dopo il 15 giugno -. Se non viene occupato almeno il 25-30% lavorare: si rischia di perdere più soldi di quanti se ne perderebbero restando chiusi».



C’è comunque chi ha scelto di scommettere ugualmente sulla ripresa. Alberghi come il DoubleTree by Hilton hanno appena riaperto e propongono per il prossimo fine settimana una camera doppia a 115 euro. Altre realtà importati come Savoia Excelsior, Duchi d’Aosta, Continentale, The Modernist Hotel o NH hotel stanno programmando la riapertura dopo la metà di giugno, il Victoria punta a ripartire la prossima settimana. «Attendiamo di vedere la reazione che avrà il mercato a questo cambiamento, – valuta Alessandro Lucchetta della Golden Hotel & Resort, proprietaria di alcune delle realtà alberghiere più importanti della città -. Il momento è certamente complesso ma spero da luglio si riparta. La clientela abituale, anche straniera, ci chiama, si informa, e sono certo Trieste riconquisterà quanti sono stati rapiti dalla sua bellezza: è una città troppo bella per chiudersi in sè stessa, si rialzerà presto».



Poi ci sono quelli che non hanno mai chiuso, dando a loro modo un supporto alla macchina dell’emergenza anche nel periodo del lockdown. Così l’Urban Hotel Design, il 9 Stanze Boutique Rooms o l’hotel Milano. Ha riaperto da un mese il Calcara Family Aparthotel. Ad oggi in tutte le strutture del territorio triestino le camere occupate sono poco più di una ventina. A dormirci per lo più operai, infermieri, personale delle forze dell’ordine, uomini d’affari, parenti di persone ricoverate per interventi chirurgici. Di turisti nemmeno l’ombra. «Bastano pochi numeri per far comprendere il dramma del comparto - evidenzia Manuel Costantin, titolare dell’Urban -. A maggio 2019 la mia struttura ha fatturato 210 mila euro contro gli appena 8 mila di quest’anno. Ho avuto fino ad oggi poche camere occupate, e ora che aprono anche gli altri non avrà senso dividersi le poche prenotazioni che arriveranno, visto che il turismo questa estate non lo vedremo. Da noi - prosegue - stanno arrivando le disdette delle prenotazioni di settembre, ottobre. Le grandi aziende intendono bloccare ancora per mesi le trasferte, così ho deciso che tra alcune settimane chiuderò per riaprire a marzo 2021. Tenere aperto non ha senso». Una decisione, quella di posticipare la riapertura addirittura al 2021, che secondo Lanci saranno diverse strutture ad adottare.

«Fino ad oggi pochi ospiti, prevalentemente per business, – spiega Massimo Di Martino del 9 Stanze-Boutique Rooms –. Prenotazioni per questa estate non se ne vedono mentre ho già diverse richieste per il prossimo anno, il che fa ben sperare». E quei pochi che prenotano, si informano bene sui livelli di sicurezza. «Stiamo ricevendo alcune prenotazioni da altre regioni per agosto, – racconta Anna Calcara del Calcara Family Aparthotel – da persone che prevedono vacanze più lunghe rispetto al passato. Ma prima di confermare chiedono in merito ai prodotti che utilizziamo per la sanificazione o su come viene lavata la biancheria». —


 

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