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Dagli anziani dell’Isontino un appello alla Regione Fvg: «Lasciateci le carte nei bar»

Un gruppo di ottantenni lancia da Cormons la sua proposta al governatore Fedriga: «Solo ai tavoli esterni, con mazzi da casa, guanti e mascherine e distanza di sicurezza»

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CORMONS «Eravamo quattro amici al bar/ che volevano cambiare il mondo/ destinati a qualche cosa in più/ che a una donna ed un impiego in banca», cantava Gino Paoli all’inizio degli anni Novanta. Quei quattro amici al bar parlavano «con profondità di anarchia e di libertà» e «tra un bicchier di coca ed un caffè» tiravano fuori i loro perché e proponevano i loro farò. Non saranno forse gli stessi amici di Gino Paoli e forse al posto della coca bevono vino, ma anche loro vogliono provare a cambiare in qualche modo il mondo da un bar. E anche loro lo vogliono fare tirando fuori delle proposte. In breve, chiedono al presidente Massimiliano Fedriga di autorizzare il gioco delle carte nei locali pubblici del Friuli Venezia Giulia. Attualmente, le regole per il contenimento della pandemia da coronavirus non lo permettono, ma con qualche precauzione, ritengono che un compromesso si possa trovare.



«Abbiamo tutti intorno agli 80 anni e non sappiamo bene come lanciare una raccolta firme, quindi tentiamo con un appello pubblico, nella speranza che venga raccolto», premette Luciano, diventato, suo malgrado, il portavoce del gruppetto nato in un locale di Cormons.

I “quattro amici” hanno le idee chiare. «Se si porta il proprio mazzo di carte, se si indossano i guanti e se si tiene la mascherina sul viso, questi dettagli, uniti alla normale distanza sociale che si ha quando si sta seduti a un tavolino, potrebbero già bastare a garantire la sicurezza e a impedire contagi, ma noi andiamo anche oltre. In questa stagione si sta all’aperto. Ecco allora che diciamo: si può giocare, ma nei soli tavoli esterni, non in quelli interni».

Nessuna bisca e nessun torneo, ovviamente. Luciano ricorda che per molti anziani la mezz’ora trascorsa al bar sotto casa rappresenta spesso l’unica attività sociale della giornata. «I giovani possono andare in bicicletta, fare trekking, andare in palestra: tanti pensionati si muovono con il bastone e i loro spostamenti sono molto limitati. Forse fino a questo momento nessuno ha semplicemente sollevato il problema, ma il divieto assoluto delle carte nei bar limita i rapporti. Parliamo di briscola, ramino, tresette, non di gioco d’azzardo. Parliamo di trascorrere un’oretta insieme alla mattina o al pomeriggio, il tempo di bere un bicchiere di vino e poi tornare a casa. Al più, chi perde paga il giro. Finisce lì».

Luciano fa un parallelo che per certi versi è calzante: «Il giornale del bar potrebbe esser un vettore di contagio e per questo non si può leggere e lo capiamo; ma se io porto il mio quotidiano, posso leggerlo. Si potrebbe fare lo stesso con le carte». La proposta di Luciano e dei suoi amici sicuramente non verrà lanciata su nessuna piattaforma online e difficilmente diventerà una petizione con raccolta firme ufficiale, ma di certo raccoglie un bisogno di una fetta di popolazione che, come ribadisce il suo portavoce estemporaneo citando un’altra canzone (questa volta di Fiordaliso), «non vuole mica la luna».

Se poi per la presenza delle mascherine si dovranno rivedere e ricodificare molti dei motti, quello è un altro problema, ma lì la competenza non è più della Regione.—

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