Risse con cinghiate e tavolini distrutti: la movida di Trieste si scopre violenta

Venerdì notte di eccessi tra piazza Venezia e via Cellini, protagonisti gruppi di giovanissimi. L’allarme degli esercenti

Notte di eccessi a Trieste, il video dell'uomo che fa volare i tavolini della pizzeria Assaje

TRIESTE Pugni, calci e anche cinghiate in una rissa tra dieci giovanissimi. I tavolini di un locale gettati a terra e distrutti. La porta di un museo divelta. È stato segnato da violenze ed eccessi il venerdì notte di Trieste in alcune delle zone simbolo della movida: piazza Venezia, via Cellini, via Lazzaretto Vecchio, via San Sebastiano e via Diaz. Un’escalation di intemperanze che va al di là del rispetto delle norme antiCovid e pone un serio problema di ordine pubblico, come denunciano alcuni esercenti, pronti a chiedere maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine.

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E pensare che la movida del venerdì era iniziata nei migliori modi. Poche le persone fuori regola, così come gli assembramenti individuati solo nei locali già oggetto di sanzioni nelle scorse settimane. La serata è proseguita regolarmente, con la presenza di qualche pattuglia della Polizia locale e dei vigilanti assunti autonomamente da alcuni bar e ristoranti. Ma è stato dopo la chiusura dei locali, attorno alle 2 del mattino, che si è accesa la miccia.



In piazza Venezia, sul lato che incrocia via Cadorna, un gruppo di ragazzini, tutti italiani, sui vent’anni circa, si scagliano uno contro l’altro. Sferrano cazzotti e calci. A un certo punto uno di loro tira fuori perfino una cinghia nera. Un giovane riceve un pugno sull’occhio e cade a terra. Il tutto immortalato nel video filmato da un cellulare di qualche coetaneo che, in sottofondo, ride mentre assiste alla rissa in mezzo alle urla, soprattutto femminili, di chi cerca di fermare la furia. A intervenire poi sarà la polizia, che ora cerca i responsabili. Attualmente è stato identificato solo un triestino di 21 anni, vittima delle violenze innescate da altri, fortunatamente senza gravi conseguenze. Ancora da inquadrare il contesto in cui è maturato l'episodio e i motivi all'origine della rissa.

Ma non finisce qui. In via Diaz si registra il raptus di un barista che, forse alterato dall’alcol, decide di gettare a terra con violenza gli arredi del ristorante Assaje, che si trova accanto al locale per cui lui lavora, il Penso Caffé. Sono le telecamere del primo esercizio a riprendere la scena, senza però l’audio. Il suo titolare cerca di fermarlo, ma non ce la fa e cade addirittura a terra. Saranno i residenti a chiamare la polizia. L’uomo, pare, è stato poi portato in Questura e denunciato.

Ma prima dell’alba, ecco altri tre episodi violenti. Tre pakistani si sfidano, questa volta in via Cellini. Si tratta di H.A. del 1997 ed R.A. e L.A., entrambi del 2001, poi fermati e denunciati dalla Polizia. In via Lazzaretto due bande di giovani si affrontano mentre in via San Senastiano viene divelta la porta laterale del Civico Museo d'Arte Orientale, per accedere a uno spazio da utilizzare come orinatoio.

Una notte di pura follia, che dunque cambia le priorità, anche di chi lavora fino a tardi. Se, infatti, fino alla scorsa settimana l'obiettivo era portare a casa il progetto sicurezza, con ingressi contingentati e steward che controllavano il flusso dei clienti in via Torino, per ora accantonato (ne riferiamo in basso, ndr), ora il tema che preoccupa gli esercenti è un altro. «Noi continuiamo il nostro lavoro, svolgendolo con tutte le cautele possibili - commenta Francesco Minucci, titolare della Cantina del Vescovo di via Torino -: la maggior parte dei locali sono esempi di virtuosismo. Chiediamo però un’attenzione maggiore alle forze dell’ordine: siamo di fronte a una grossissima problematica di ordine pubblico. Viviamo quasi in una situazione di terrore. Per questo avevamo proposto un piano sicurezza: non voleva essere una restrizione, ma un modo per salvaguardare i nostri clienti». D’accordo su quest’ultimo punto Peppe di Napoli dell’Antica Sartoria: «Il servizio era ideato per far stare tranquilli noi e la polizia». Conclude Massimo Di Martino, uno dei soci del locale Puro: «Mi pare che stiamo facendo un ottimo lavoro sille norme anti-Covid, le forze dell’ordine dovrebbero eseguire maggiori controlli altrove, visti gli ultimi fatti». —
 

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